LETTURE/ Un inglese nell’Italia dell’800, la prima volta di Jonathan Keates

- Paolo Gulisano

È stata pubblicata per la prima volta in Italia un’opera dello scrittore inglese Jonathan Keates. Una raccolta di racconti dal titolo “Un lieve disordine”. PAOLO GULISANO

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L’estate della Letteratura ci riserva una bella sorpresa: l’editore Fuorilinea di Roma infatti offre ai lettori una vera perla, la prima traduzione italiana di un’opera di Jonathan Keates, Un lieve disordine. Era tempo che questo autore venisse tradotto in Italia, Paese al quale egli è peraltro profondamente legato. Keates è uno scrittore raffinato, un novellista, un biografo, un insegnante. Da anni si occupa della storia e della cultura italiana. È presidente del Venice in Peril Fund, segno della sua attenzione e del suo amore per Venezia. È un prodotto del celeberrimo Magdalen College di Oxford, che fu del grande C.S. Lewis. 

Ha scritto una serie di famose biografie e libri di viaggio, ma anche le sue opere di narrativa hanno ricevuto il plauso della critica, in particolare Allegro Postillions, per il quale gli è stato assegnato sia il James Tait Black Memorial Prize che il Premio Hawthornden. È membro della Royal Society of Literature e parla italiano, francese, spagnolo, tedesco e portoghese. Difficile capire perché un simile personaggio sia stato finora ignorato dall’editoria italiana, una lacuna colmata dalla pubblicazione da parte di un piccolo ma eccellente editore di questo agile volumi di racconti.

Le novelle di questa raccolta, Un lieve disordine, una delle quali dà il titolo al libro, sono tutte ambientate in Italia, un’Italia dell’800, periodo storico sul quale Keates è documentatissimo. Si tratta di un’Italia ottocentesca dalle ambientazioni molto particolari: siamo infatti nel periodo pre-unitario. I Savoia non hanno ancora realizzato l’unione che avrà luogo nel 1860, con la conquista manu militari del Regno delle Due Sicilie e di gran parte dello Stato della Chiesa. Questa Italia che ancora deve vivere i clamorosi eventi della sua rivoluzione chiamata Risorgimento attira dunque le attenzioni di un inglese di oggi, che si proietta in alcuni personaggi britannici creati dalla sua fantasia che si aggirano nelle pagine del libro. Un pittore stralunato e solitario che si aggira per i villaggi del profondo Sud borbonico, ad esempio. Personaggi di un’epoca romantica, che guardavano all’Italia con l’amore che un artista non può non provare per questa terra così abbondante di bellezze artistiche e naturali.

In alcuni dei personaggi, quelli che vivono nei piccoli regni come erano i Granducati di Modena o di Toscana, così come quelli che popolano una Venezia austriaca malinconica e sognante, si avvertono i fremiti e gli umori degli anni che precedettero l’unificazione. I suoi personaggi vivono tra l’opera e il melodramma, l’arte pittorica e la Venezia dei palazzi affacciati sui canali. Keates descrive tutto questo con lo sguardo di un inglese che simpatizza per il processo unitario, per l’Italia sognata dai romantici avventurieri che sfidavano l’Impero d’Austria o i Re Borboni.

Si potrebbe osservare che mentre i romantici viaggiatori di Keates giravano la bella Toscana irredenta o la colorita Calabria o la Venezia che medicava la fine della Repubblica Serenessima travolta a suo tempo da Napoleone anni all’ombra e sotto la protezione degli Asburgo, l’Inghilterra in quegli stessi anni calli opprimeva decine di popoli in tutto il mondo, dall’Irlanda alle Indie. Ma gli intellettuali che avevano letto e seguito Byron nelle sue peregrinazioni artistiche e sentimentali lungo la Penisola simpatizzavano con i Carbonari italici, per coloro che volevano abbattere le monarchie (causa nobile, purché non si trattasse della Corona Britannica) e soprattutto rovesciare il tanto odiato papato, si emozionano e si esaltavano per la causa dell’unificazione italiana.

I racconti di Keates dunque sono un’immagine interessantissima di un mondo e di un’epoca: ci parlano di Italia e Inghilterra, ci parlano di musica e pittura, ci parlano di amori disperatamente romantici, infelici e travagliati come lo dovevano essere. Ci parla di sogni e ambizioni, e lo fa con un tono misurato, con luci delicate, come in un acquerello, e musicalmente come un adagio, anche se in sottofondo si sentono aumentare le note trionfanti delle opere di Verdi.  Un affresco affascinante e meditabondo sull’Italia prima dell’Italia. Da leggere per capire un po’ di più da dove veniamo. 

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