LETTURE/ Da Petrarca a Chatwin, partire non basta, l’anima ha bisogno di tornare

Estate, tempo di viaggi. Ma non esiste viaggio nello spazio senza viaggio della e nell’anima. Rileggendo “Imperdonabili” di Marcello Veneziani. MASSIMILIANO MANDORLO

09.07.2018 - Massimiliano Mandorlo
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LaPresse

Ribelle, incendiario Veneziani. Nel suo ultimo Imperdonabili. Cento ritratti di maestri sconvenienti (Marsilio 2017) l’autore ci conduce alla scoperta di numerosi e rivoluzionari compagni di viaggio, scoperti nella propria biblioteca: “irregolari del pensiero e della scrittura, salvo qualcuno; autori sconvenienti che non s’accontentarono del loro tempo ma lo contraddissero, spesso creando nuove visuali o attingendo a tradizioni più antiche o perenni”.

Incominciamo da Dante, luminoso esempio e avvertimento contro ogni tipo di demagogia e populismo: “Il nostro padre della patria eccelleva in un’arma immateriale: la parola. Nei momenti alti l’Italia si lascia guidare dai poeti, in quelli bassi dai parolai”. Continuiamo con il solo et pensoso Petrarca, anticipatore della modernità, la cui solitaria condizione è appunto “il cuore profondo dell’individualismo, del soggettivismo, dell’atomismo che caratterizzano la condizione moderna”. Incontriamo Machiavelli, Vico e tra i più imperdonabili di tutti forse Leopardi, il “pensatore più religioso della modernità”. Il suo pensiero, tragico e religioso insieme, supera anche il razionalismo, è capace di sondare in profondità la verità della vita cantando i suoi universali legami: “La sua è una visione radicale e universale della vita in rapporto alla morte e al dolore. Leopardi resta religioso anche nella disperazione: il desiderio ardente di morire che accompagnò la sua breve vita non lo indusse al suicidio. Corteggiò la morte per anni, la invocò tante volte, ma non si lasciò mai conquistare dall’idea di togliersi la vita […] La certezza che tutto sia connesso in un ordito è l’essenza propria della religio e l’idea che infrangere quell’ordine sia il supremo sacrilegio è quanto di più religioso si possa pensare”.

In compagnia di Veneziani saliamo sulle spalle del gigante Dostoevskij, scendiamo nel sottosuolo dell’anima incontrando il mistero del male e della sofferenza. Unica possibile via per ritrovare il cielo: “la vicinanza con l’abisso, la dimestichezza coi demoni, il rasentare il baratro per risalire in cielo, l’esperienza di Dio come tormento, il male e la perdizione come occasione di salvezza e redenzione […] L’umanità alienata di Dostoevskij non si redime con la rivoluzione o col puro capovolgimento del sovrano e del potere; perché l’alienazione più vera sorge dalla separazione dell’anima dalla vita. […] La religione in Dostoevskij rasenta l’abisso, la sua fede è un urlo nero che sconcerta”.

Tra filosofi, letterati, poeti e giornalisti non manca il ribelle e controverso Pasolini, dimenticato dalla sinistra ma quanto mai attuale. Tra le “macerie di valori” di oggi il suo “grido disperato” risuona impetuosamente: “È stato un cercatore religioso dell’anima arcaica, contadina del popolo, il difensore di ogni diversità ed emarginazione. […] Amava del comunismo ciò che la sinistra d’oggi ha rigettato: il residuo senso religioso e conservatore, l’amore del passato contadino e proletario, la resistenza alla tecnica e al dominio del mercato”. 

Tra le intelligenze pericolose (anche per se stesse) compare anche il Céline del Voyage au bout de la nuit. Ci accostiamo con timore e tremore alla sua dannata figura, alla grandezza del suo naufragio: “Ecco il Mostro. Sporco, indecente, nel pensare, nello scrivere e nel vivere. […] Però, c’è della grandezza autentica nella sua scrittura, nel personaggio, nella sua vita. Qualcosa che va diritto al cuore delle cose. C’è della purezza nella sua impurità, e del genio nel suo delirio. Céline ha penetrato come pochi gli abissi della condizione umana, perduta a Dio e alla dignità, abbandonata nelle fogne oscure della vita”.

Tra gli imperdonabili troviamo il folle e geniale Ezra Pound che profetizzò la crisi economica, il dominio della finanza sulla civiltà. In tempi di spread, Btp, Bund e mercati finanziari in allarme rileggere il poeta dei Cantos aiuta a riscoprire la grandezza e la tradizione della nostra Europa, non appena riducibile a tecnocrazia economica: “Quando l’economia si separa dalla realtà, la finanza dal popolo, il denaro diventa fine a se stesso e il sistema bancario da strumento si fa signore del mercato, allora una società cade nel baratro tra infami bolle speculative. […] Come Marx, anche Pound crede che la storia non si capisca senza l’economia e il suo motore, il denaro. Ma la sua idea, pur partendo da queste basi, ha tutt’altro che un’origine economicista o materialista: egli vuole rovesciare il rapporto tra il mondo fittizio dell’economia e il solido legame con la terra e la natura […] Per lui i costumi e le idee mantengono viva una repubblica molto più della borsa o del prodotto interno lordo”.

In un mondo sempre più dominato dalla logica dell’istante e del superficiale Veneziani ci conduce poi a riscoprire la figura eroica e metafisica del sacerdote e scienziato russo Pavel Florenskij, morto martire nel gulag delle Solovki. Leggiamo le sue straordinarie e vertiginose lettere alla famiglia (in Non dimenticatemi, Mondadori 2000), ci inchiniamo commossi davanti alla loro straordinaria forza: “La vita vola via come un sogno e spesso non riesci a far nulla prima che ti sfugga l’istante nella sua pienezza. Per questo è fondamentale apprendere l’arte del vivere, tra tutte la più ardua ed essenziale. Colmare ogni istante di un contenuto sostanziale, nella consapevolezza che esso non si ripeterà mai più come tale”.

Ma Veneziani è anche scrittore di viaggio, capace di slanci lirici. Chi ha letto il suo Ritorno al Sud (Mondadori 2014) conosce bene la luce mediterranea della sua prosa, le partenze e i ritorni che la abitano. E allora tra gli spiriti inquieti degli Imperdonabili appare il nomade e “asceta” Chatwin, suprema icona del viaggiatore. I suoi libri hanno la tensione di una ricerca misteriosa alla radice delle cose, respirano di una forza interiore: “La vita e le opere di Chatwin sono disseminate nel paesaggio; Bruce si sparge nel mondo, nei luoghi che vede, nelle persone che incontra, nelle atmosfere che descrive. Volano le sue pagine nell’aria, si slegano dal dorso e dall’autore e vivono e respirano tra gli alberi, nei sentieri, nella luce e nel mare”.

In questo libro-viaggio alla scoperta dei propri fratelli e maestri Chatwin appare come figura nascosta ma centrale del volume. Alla luce del ritorno, il viaggio di Veneziani attraverso questa ricca galleria di auctores trova infatti il proprio senso, la propria origine. Le parole di Chatwin nel libro-intervista La nostalgia dello spazio sembrano sigillare così anche il libro di Veneziani: “Il ritorno offre una pienezza di senso che l’andata da sola non ha. Il ritorno è la risposta alla nostra irrequietezza”.

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