LETTURE/ La Pira, la vera “teologia” che manca alla politica

- int. Llewellyn Muscat

“Giorgio La Pira insegna che la vita politica può diventare un luogo teologico, un campo di santificazione”. Parla LLEWELLYN MUSCAT Op, postulatore della causa di beatificazione

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Giorgio La Pira (1904-1977) (Foto dal web)
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“Spicca nella sua vita l’immagine dell’uomo lieto, capace di gioire e rendere felici e lieti le persone che lo circondavano. Questo aspetto è presente anche nei momenti più complessi e difficili della sua esistenza”. Lo dice, di Giorgio La Pira, fra Llewellyn Muscat Op, postulatore della causa di beatificazione. Il 5 luglio scorso papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto riguardante “le virtù eroiche del Servo di Dio Giorgio La Pira”. Padre Muscat è segretario della Postulazione generale dell’Ordine dei Predicatori e gli abbiamo chiesto di spiegarci le ragioni e le prospettive di questa iniziativa.

Padre Muscat, perché la Chiesa ha interesse a proclamare beato un politico, visto che la gente pensa che la politica sia così lontana dalla gloria degli altari?

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La Chiesa non ha interesse a proclamare beato un politico perché è politico, ma perché come una persona di fede è riuscito a dare prova della sua appartenenza al Signore proprio la dove egli era chiamato a svolgere la sua attività. Giorgio La Pira ogni volta che si presentava alla gente diceva spesso che l’unica tessera di cui egli si vantava era il certificato del Battesimo. La sua sequela del Cristo morto e risorto per noi vale più di qualsiasi affiliazione politica. Come persona attiva in politica egli si distinse notevolmente nel praticare l’insegnamento del Vangelo e questo lo si può denotare dal suo impegno a favore della pace, della giustizia, del retto governo e della solidarietà in particolare con i più poveri. Ogni credente in Cristo che si trova impegnato a servizio del bene comune, mediante la sua partecipazione alla politica, sicuramente può guardare al sindaco di Firenze come modello ed esempio da seguire.

Ci dica come è iniziata questa vicenda. Chi ne ha preso l’iniziativa e come si è conclusa la fase diocesana?

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I primi passi per avviare l’iter canonico si ebbero il 22 ottobre 1983 quando l’Istituto dei missionari della regalità di Cristo, agendo nella qualità di attore della causa, nominò come postulatore fra Antonio Cairoli Ofm. Qualche mese più tardi si costituirono come attori il Convento di San Marco di Firenze e la Fondazione La Pira, che a loro volta hanno nominato postulatore Fra Innocenzo Venchi Op. Il 6 ottobre 1984 i due postulatori scrissero e firmarono il supplex libellus per l’introduzione della causa. Il cardinale arcivescovo di Firenze accettò la domanda il 4 gennaio 1986 ed il 9 gennaio del medesimo anno venne costituito il tribunale. Durante l’inchiesta diocesana si celebrarono 256 sessioni, l’ultima delle quali si tenne in data 4 aprile 2005.

Che immagine di uomo emerge da questa prima fase?

Sicuramente quella di un uomo dalla fede dirompente, di una straordinaria speranza in Dio e nel prossimo e di una sconfinata carità nei confronti di tutti quanti egli ha incontrato lungo il tragitto della sua vita. In particolare spicca nella sua vita l’immagine dell’uomo lieto, capace di gioire e rendere felici e lieti le persone che lo circondavano. Questo aspetto è presente anche nei momenti più complessi e difficili della sua esistenza.

Adesso che lavoro attende la commissione?

Dopo la dichiarazione della venerabilità del Servo di Dio per poter procedere alla beatificazione abbiamo bisogno di un miracolo. A motivo di ciò abbiamo bisogno che ci sia un evento prodigioso compiuto per intercessione del venerabile La Pira sul quale la Postulazione generale dell’ordine possa chiedere l’istituzione di un’inchiesta per lo studio di tale fenomeno. Quindi, chi riceve una grazia speciale per intercessione del sindaco di Firenze è pregato di contattare direttamente la nostra Postulazione per poter studiare il caso. 

Come avete fatto a districarvi nella numerosissima quantità di documenti da lui lasciati?

Lungo il processo sono stati chiamati 127 testimoni, provenienti da diversi ambiti della vita civile ed ecclesiale. La parte più cospicua dei testimoni provengono dalla città di Firenze, gli altri provengono dalle città e località dove il servo di Dio ha vissuto oppure ha avuto dei contatti. Queste città includono Messina, Noto, Brescia, Gerusalemme, Bologna, Parma, Bergamo, Roma e Milano; in ciascuna di esse è stata fatta un’inchiesta rogatoriale. La stragrande maggioranza dei testimoni provengono dall’ambiente laicale, e questo ha permesso di ricostruire i contesti e i protagonisti di alcuni eventi e circostanze che coinvolsero in prima persona il Servo di Dio. Durante l’inchiesta sono emersi diversi fattori conosciuti e meno conosciuti, in particolare durante quella fatta a Messina, a Roma e a Firenze. 

E più in dettaglio cosa è emerso?

Nell’inchiesta rogatoriale di Messina vi sono deposizioni relative alla permanenza di La Pira presso lo zio Luigi Occhipinti, ma anche varie notizie riguardanti la sua famiglia. In particolare però risulta di notevole importanza l’inchiesta di Noto, dove hanno deposto due suoi fratelli che hanno offerto importanti informazioni sulla sua infanzia ed adolescenza. L’Inchiesta rogatoriale di Roma ci ha permesso di avere una visione della sua attività nella Capitale come membro di diverse associazioni cattoliche prima della fine del fascismo, della sua attività nei lavori della Costituente, come membro della Democrazia cristiana, di parlamentare, di sottosegretario al ministero del Lavoro, eccetera. Nell’inchiesta di Firenze sono risaltati in particolare gli anni vissuti nell’ateneo fiorentino, l’azione pastorale durante l’episcopato del cardinale Elia dalla Costa, la sua riflessione ed il rapporto con il fascismo, la sua permanenza al Convento di San Marco ed il suo rapporto con i frati predicatori; ed, inoltre, la sua storia durante la seconda guerra mondiale, il suo impegno nel capoluogo toscano come sindaco e la promozione in ambito internazionale a favore della pace e della riconciliazione. Non mancano in questa parte dei riferimenti importanti che riguardano i suoi ultimi istanti di vita e la fama di santità che egli godette durante la sua vita, ma in particolare dopo la sua morte. È stata un’impresa veramente ardua cercare di evidenziare tutti gli aspetti di La Pira che sono venuti fuori da una quantità di scritti prodotti da lui e su di lui. Grazie a Dio abbiamo trovato degli ottimi collaboratori che ci hanno aiutato a fare una cernita della documentazione ricevuta. 

Si parla da tempo anche di altri politici che potrebbero essere elevati agli onori degli altari: da Sturzo a Moro. Come si collocano tra loro queste iniziative?

Anche queste figure possano bene risplendere nel panorama della nostra santità come i santi della politica, i santi impegnati nel sociale a favore del bene comune. In tutti bisogna elevare l’alta qualità della vita cristiana come è stata vissuta già da La Pira, come è in particolare la pratica delle virtù in modo eminente. Oltre a questo però bisogna accertarsi di evitare in qualsiasi maniera che queste figure possano essere strumentalizzate. Per questo motivo abbiamo bisogno innanzitutto di evidenziare che esse realmente posseggono una crescente e costante fama di santità presso il popolo di Dio che è prova del fatto che la loro vita era realmente radicata in Cristo.

La Pira svolse molteplici attività: fu sindaco, ma anche costruttore instancabile della pace, svolse un ruolo decisivo nella Costituente, coltivò e applicò una spiccata attenzione per i problemi sociali. Quali di questi aspetti merita dal vostro punto di vista più attenzione? E perché?

Chi oggi vuole intraprendere la strada dell’impegno sociale e politico senza ombra di dubbio può guardare al venerabile La Pira come a un modello autentico di una persona credente impegnata a pieno nella società in cui vive e serve. Egli può benissimo essere preso da esempio per la sua onestà, trasparenza, disinteresse, per l’attenzione particolare nei confronti delle fasce più deboli, con una costante preoccupazione per il benessere dei cittadini e per la salvaguardia del loro lavoro e delle loro esigenze. Altri aspetti che il politico contemporaneo può trarre dalla vita di La Pira sono la gratuità dell’impegno, la generosità e la competenza che egli espresse nella qualità di rappresentante del popolo come costituente, come parlamentare, come sindaco, come promotore di iniziative di pace: un esempio veramente rilevante per i nostri giorni.

Una parola per concludere.

Il servo di Dio La Pira insegna innanzitutto che la vita politica può diventare, paradossalmente e contro tutti i luoghi comuni, un luogo teologico, un campo di santificazione, purché vissuta con gli ideali che lo animarono. Tutto ciò costituì una palestra per le sue virtù, avendone compreso l’assoluta centralità per l’edificazione di un mondo più dignitoso e rispettoso della dignità umana.

(Francesco Inguanti)

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