STORIA/ Pagliacci filonazisti e partigiani stralunati, perché i negazionismi non muoiono?

Negazionismi, dimenticanze ed omissioni in materia storica consolidano false narrazioni che finiscono per alterare la realtà. Il caso del fascismo

02.02.2019 - Alberto Leoni
L'Anpi in piazza (LaPresse)

Forse era Solzenicyn a sostenere che ci sono notizie che una persona ha il diritto di non sapere. Insomma, una persona con impegni e interessi dovrebbe essere tutelata contro le scempiaggini che imbarbariscono e invece no, niente da fare. Arriva, per esempio un post sul sito di Facebook dell’Anpi di Rovigo a sostenere che la foiba di Basovizza è una fandonia e tutti si scatenano a censurare gli stralunati eredi dei partigiani comunisti. La destra inzuppa la pagnotta dell’indignazione ma va detto che l’Anpi nazionale e lo stesso Emanuele Fiano, capogruppo del Partito democratico, stigmatizzano la vaccata con la necessaria decisione. Il negazionismo non è solo di destra, è di qualsiasi campo ideologico, dalla politica al calcio: chi scrive ha conosciuto un tifoso milanista che negava la sconfitta subita dal Milan a San Siro ad opera della Cavese nel 1982. Il mondo è fatto così, bisogna rassegnarsi.

E la stessa rassegnazione vale per quattro pagliacci (Ciccio, Cioccio, Ciacci e un quarto clown non ancora identificato) avvistati nella Giornata della Memoria, vestiti da SS alpine a Lizzano in Belvedere in località Cavone. Inutile ed ozioso considerare come sulla Linea Gotica non si siano mai viste divisioni SS Gebirgs (da montagna) e come non si trattasse di reenactement (rievocazione, ndr) eventi pittoreschi ma sempre interessanti ai quali chi scrive ha avuto la ventura di assistere più volte. Indimenticabile, durante una messa al campo a Montegridolfo, la stretta di mano, con segno della pace, scambiata con un tipo vestito da ufficiale nazista, con tanto di brivido di terrore lungo la schiena.  

Ma queste sono amenità su cui non varrebbe la pena di discettare. Diverso, sia per stile che per profondità, il discorso tenuto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della Giornata della Memoria il 25 gennaio scorso. Discorsi come questo, sull’abominio nazista e sullo sterminio dei lager sono stati uditi milioni di volte: eppure, verrebbe da dire, sono ancora troppo pochi. Non è giusto ma sacrosanto ricordare quanto avvenuto, così come la complicità dei volonterosi carnefici di Hitler, presenti in tutta Europa e non solo in Germania.

Eppure, anche in questo caso, bisogna constatare uno strabismo imbarazzante nell’autore del discorso presidenziale. Quale sia il fine di queste approssimazioni e mezze verità non è dato sapere, pur analizzando i passaggi più controversi.

1) “Il nazismo riuscì a sterminare milioni di ebrei, di oppositori politici e di altri gruppi sociali – gitani, omosessuali, testimoni di Geova, disabili – considerati inferiori e ritenuti un ostacolo per il progresso della nazione”. E i cristiani, cattolici, protestanti ed ortodossi deportati e sterminati per la propria fede? Quanti cristiani sono passati per il camino per amore di Cristo? E perché loro non sono ricordati? Di cosa abbiamo timore? Forse bisogna adeguarsi a una lettura della storia secondo la quale i cristiani sono i persecutori e non i perseguitati, anche se decine di milioni di cristiani sono stati assassinati nel XX secolo?

2) “Si possono uccidere, a freddo, senza remore, sei milioni di individui inermi se si nega non soltanto la loro appartenenza al genere umano ma la loro stessa esistenza”. Fermiamoci un attimo. Le stime purtroppo sono sempre approssimative ma il numero degli ebrei annientato sembra ammontare a sei milioni e mezzo. Fino a qualche anno fa si calcolava che vi fossero da aggiungere altri cinque milioni appartenenti ad altri popoli. Oggi lo United States Holocaust Memorial fa salire il numero delle vittime a 15-17 milioni con alte percentuali tra i prigionieri russi e polacchi e centinaia di migliaia di oppositori tedeschi. Non c’erano solo gli ebrei nei campi di sterminio.

3) “Sul territorio nazionale, è vero, il regime fascista non fece costruire camere a gas e forni crematori”. Il 4 novembre 2018 il Presidente Mattarella era a Trieste alla Risiera di San Sabba e avrà pur visto ciò che rimane del forno crematorio. Alla faccia della Giornata della Memoria!

Dopo di che il discorso è stato imperniato sulle leggi razziali, questa volta in modo inoppugnabile tranne che per un dettaglio: che a essere perseguitati furono anche gli ebrei fascisti, traditi dal regime in cui avevano creduto, come il tenente colonnello Giorgio Morpurgo, combattente in Spagna. All’indomani delle leggi razziali del dicembre 1938, conscio che sarebbe stato espulso dall’esercito, si fece uccidere dai repubblicani andando all’attacco cantando “Giovinezza”. In realtà le leggi razziali rappresentano uno degli elementi del tentativo totalitario di Mussolini, deciso a passare dalla dittatura al potere assoluto, in competizione con la Chiesa cattolica e la monarchia, superando anche la durissima opposizione interna del gerarca fascista Italo Balbo, contrario sia alle leggi razziali che all’alleanza con la Germania.

Ma c’è una frase di questo discorso che sorprende per la sua superficialità.

4) “Sorprende sentir dire, ancora oggi, da qualche parte, che il Fascismo ebbe alcuni meriti, ma fece due gravi errori: le leggi razziali e l’entrata in guerra. Si tratta di un’affermazione gravemente sbagliata e inaccettabile, da respingere con determinazione. Perché razzismo e guerra non furono deviazioni o episodi rispetto al suo modo di pensare, ma diretta e inevitabile conseguenza”.

In effetti i meriti del fascismo sono i meriti dell’Italia stessa, al di là dei regimi vigenti. E’ il caso del fenomeno cinematografico del neorealismo, nato con Rossellini, De Sica e Visconti in epoca fascista e proseguito in età repubblicana. In realtà razzismo e alleanza con la Germania rispecchiano quel tentativo totalitario che fu la rovina dell’Italia e del fascismo stesso. Ma ciò che sorprende di più è l’ignorare un crimine ancora più grande: l’invasione dell’Etiopia, la sua occupazione, la repressione brutale e generalizzata che ancora oggi gode dell’omertà degli italiani. Si calcola che gli etiopi uccisi dall’esercito italiano e dai fanatici fascisti vadano dai 300mila ai 700mila: quegli stessi africani che, oggi, cerchiamo di tenere ben lontani dalle nostre spiagge. L’Italia non ha mai fatto i conti con questo abominio: non c’è mai stata una Norimberga italiana. Uno sconto praticato ai criminali fascisti per i meriti conseguiti dalla Resistenza secondo quell’ironica eterogenesi dei fini cara ad Augusto Del Noce.

Per cui bene ha fatto il Presidente a ricordare che esiste ancora una propaganda dell’odio: ma questa propaganda è frutto dell’ignoranza e della smemoratezza, che non si possono vincere banalizzando la storia con narrazioni superficiali. Gli italiani hanno bisogno di crescere e tanto, se vogliono evitare il ritorno di razzismi e tentazioni totalitarie.

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