LETTURE/ Nascondere il volto o rivelarlo? Il lungo viaggio di una “maschera”

In una favola di Fedro una volpe ammira la bellezza di una “persona” accusandola però di non avere cervello. L’inizio di una lunga storia

11.03.2019 - Moreno Morani
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Maschere teatrali romane (foto dal web)

Molti certo ricordano la favola di Fedro in cui una volpe si imbatte in una maschera di attore tragico: ne ammira la bellezza, ma conclude tristemente: «Non ha cervello». La favola si intitola Vulpes ad personam tragicam, perché in latino persona significa originariamente “maschera”. Si tratta di un adattamento del termine greco prósōpon giunto al latino attraverso una mediazione etrusca, phersu (altre etimologie proposte dagli antichi non hanno fondamento): termine tecnico del linguaggio teatrale, perché nel teatro antico gli attori non recitano a volto scoperto, ma portano una maschera dai connotanti lieti (nelle commedie) o tristi (nelle tragedie).

Dal significato primitivo persona passa a indicare il personaggio che indossa la maschera (per esempio persona parasiti, il personaggio del parassita), per assumere infine il senso di individuo.

Sviluppando questo significato, assunto già nel latino pagano, persona diventa una delle parole chiave della sensibilità occidentale e moderna, prestandosi a essere usata in una grande quantità di espressioni dense di valore e di significato (persona umana, inviolabilità della persona, e via dicendo) e a dar vita a numerosi derivati (personalità, personaggio e altri). A questo arricchimento di valori non fu estraneo il dibattito, iniziato già nei primi secoli del cristianesimo, sul mistero delle persone della Trinità.

Progressivamente, il valore primitivo della parola venne completamente oscurato, e nei testi italiani persona non viene mai più usata nel senso di “maschera”. Di conseguenza, si dovette cercare una nuova parola che si prestasse a indicare la maschera (spesso in linguistica quando si crea un vuoto il parlante cerca di colmarlo con altri mezzi).

La parola che usiamo oggi, maschera, ha storia e origine complicata. Alla base c’è masca, parola attestata in testi latini tardi di epoca e provenienza longobarda (VII secolo) col significato di strega (striga o stria): la parola è sopravvissuta in alcune aree dialettali dell’Italia settentrionale. In tempi antichi a questa parola è associato anche il valore di “nero”, per la prassi di tingere di nero in rappresentazioni popolari la faccia del personaggio che interpretava la parte del demonio, per nasconderne i tratti, ma anche per renderlo più facilmente riconoscibile dal pubblico. Alcuni pensano, senza però portare prove decisive, a un’origine straniera di masca, dal germanico o dall’arabo (in arabo si ha mashara “pagliaccio”), o addirittura risalente a un’epoca remotissima antecedente l’arrivo delle tribù indoeuropee in Italia, perché in basco, una lingua completamente isolata, estranea alla famiglia delle lingue indoeuropee e difficilmente collegabile con altre grandi famiglie linguistiche, si ha la parola maskal “fango, mota (sui vestiti)”.

L’unica cosa certa è che la diffusione di masca o (con l’aggiunta di un diffuso suffisso) maschera muove dall’Italia e raggiunge la penisola iberica, la Francia, le lingue germaniche. Da maschera si hanno poi varie derivazioni come mascherare, mascherata. In italiano va ricordato l’uso singolare di maschera nel senso di “persona addetta alla distribuzione dei posti nei teatri” (e poi nei cinema): l’uso nasce dalla consuetudine, protrattasi fino al XVIII secolo, di far portare una maschera alla persona incaricata di questa funzione, per renderla più libera nell’assegnazione dei posti e meno soggetta a pressioni da parte del pubblico.

Tra i derivati di masca rientra mascotte, femminile del diminutivo mascot “piccolo mago”. Tra magia bianca e magia nera il confine è labile, e in questo caso il diminutivo ha fatto sparire il significato sinistro del termine, conferendogli una risonanza affettuosa: nell’immaginario popolare mascotte è un oggetto o una persona a cui vengono accreditati influssi benefici che influenzano positivamente l’esito di un evento.

E infine c’è mascara, parola giuntaci dall’inglese (ma risalente in ultima analisi all’italiano maschera), trattamento cosmetico che mira a definire od accentuare alcuni tratti del viso, fino appunto, se si procede in modo maldestro o eccessivo, a renderlo una maschera.

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