LETTURE/ Francesco e il Sultano, quando la “follia” di Dio fa miracoli

Quest’anno ricorrono gli 800 anni dell’incontro tra san Francesco e il Sultano, accaduto durante la V crociata. Una eredità e un compito che papa Francesco ha raccolto

14.03.2019 - Cristiana Caricato
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Giotto, Francesco davanti al Sultano, Basilica Superiore di Assisi (1295-99)

Nell’iconografia che li rappresenta sono sempre uno di fronte all’altro: persino l’undicesima delle ventotto scene con cui Giotto ha raccontato la vita del Santo, nella Basilica Superiore di Assisi, ripropone un confronto paritario, sebbene al Soldano di Babilonia il maestro riservi un trono finemente cesellato, tributo obbligato ad un principe del suo rango. L’incontro tra Francesco e il Sultano, mitizzato eppure storicamente comprovato, è entrato nell’immaginazione collettiva grazie ad una serie di rappresentazioni che pongono uno di fronte all’altro il folle di Dio e il principe perfetto di origine curda, in una suggestiva opposizione di mondi sciolta, già nel XIII secolo, in un contraddittorio improntato al rispetto e alla tolleranza.

Che siano disposti su un tappeto arabescato con le gambe incrociate, o avvolti in un abbraccio suggellato dal fuoco, i protagonisti del più improbabile eppure certissimo evento dell’epoca crociata sono diventati icone del dialogo tra le fedi. Molto ha contribuito a rendere leggendario l’episodio di cui si celebrano gli 800 anni la citazione dantesca dell’evento, che nel XI canto del Paradiso presenta il campione della cristianità nel momento in cui “per la sete del martirio,/ ne la presenza del Soldan superba/ predicò Cristo e li altri che ‘l seguiro.

Oltre gli intenti agiografici e la comprensibile ammirazione per il Santo, si ricava che quell’incontro avvenuto sul delta del Nilo, a Damietta, tra l’estate e l’autunno del 1209 fu da subito classificato come straordinario per modalità e circostanze. Qualche dato aiuta: le numerose fonti francescane, oltre ai cronisti della V crociata nel cui ambito bisogna collocare l’episodio, concordano nel riferire che il faccia a faccia avvenne nell’accampamento islamico, per testarda volontà di Francesco, che nonostante le perplessità del cardinale legato, Pelagio Galvao, referente per Innocenzo III in terra egiziana della compagine di principi e baroni che tentavano la sacra impresa della riconquista dei luoghi santi, si inoltrò, disarmato e in compagnia di un confratello, nel campo avversario. Il prezioso testimone fu proprio quel frate Illuminato scelto dal poverello per dividere la gloria o il martirio.

Francesco era arrivato in Egitto, dove si era spostato lo scontro tra le forze crociate che obbedivano al Re di Gerusalemme e gli “infedeli” guidati da Melek el Kamil, nipote del Saladino, via mare, proveniente da San Giovanni d’Acri, l’attuale Haifa, con l’intenzione di unirsi come pellegrino alla compagine messa insieme da Giovani di Brenne per liberare i luoghi santi.

Dopo la sconfitta subita dai crociati il 29 agosto del 1209 prese la decisione di lasciare il campo cristiano per inoltrarsi in quello avversario e raggiungere il Sultano, allo scopo di convertirlo. Il sovrano di dinastia curda, raffinato e cortese, accolse i frati con simpatia, ascoltando la predicazione di Francesco, in un colloquio che è passato alla storia come modello di rispetto e dialogo tra credenti di fedi diverse.

Il Sultano, che con il suo atteggiamento magnanimo e tollerante incarnava l’ideale del cavaliere islamico propagandato dalla tradizione cavalleresca, “guerrieri fieri, prodi e sovente cortesi”, già allora, come ricorda lo storico Franco Cardini, era il rappresentante di un “Oriente musulmano, luogo della magia, del meraviglioso”, rispettoso dell’uomo di fede che gli si poneva innanzi con un’audacia che sfiorava la follia, un saggio principe capace di riconoscere nel frate lacero, e probabilmente anche sporco, l’asceta simile in tutto, persino nell’abito, ai “sufi” islamici.

C’è molto di più che il rispetto per la legge coranica sulla sacralità dell’ospite, nell’ascolto offerto dal Melek el Kamil: vi si legge a distanza di secoli la curiosità verso l’altro, il desiderio di conoscere un mondo lontano e diverso, la benevolenza e la protezione verso chi parla in nome di Dio, seppure in un contesto violento e feroce come quello delle crociate. Inevitabile leggere una lezione per l’oggi, e ritrovare la suggestione di quell’abbraccio che ha attraversato i secoli nell’incontro tra il pontefice che per primo porta il nome del Santo di Assisi e il grande Imam di al-Azhar ad Abu Dhabi, evento carico di conseguenze.

A poche settimane dalla firma congiunta del documento sulla fratellanza e in vista del prossimo incontro del Papa con un altro pezzo di islam, in Marocco, la tensione ideale e missionaria di Francesco di Assisi si ripropone con tutta la sua forza. 

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