LETTURE/ Jean-Luc Marion, il bello di rispiegare il cattolicesimo ai francesi

- Salvatore Abbruzzese

Jean-Luc Marion, uno dei più autorevoli filosofi francesi, non intendeva scrivere la “Breve apologia per un momento cattolico”. Ecco perché lo ha fatto

francia parigi messa bataclan lapresse1280
Messa a Notre-Dame a Parigi il 15 novembre 2015 per le vittime del Bataclan (LaPresse)

Jean-Luc Marion, uno dei più autorevoli filosofi francesi, autore della Théologie blanche e delle Certitudes négatives, successore del cardinale Jean-Marie Lustiger all’Académie Française, non intendeva scrivere questo piccolo ma incisivo libro. La Breve apologia per un momento cattolico (Morcelliana, 2019) infatti non è un testo di teoria filosofica in senso stretto, né un’analisi filosofica del presente, ma è, innanzitutto uno spiegare, un mettere le cose in chiaro su poche domande essenziali: cos’è la Chiesa? Come funziona? Quali sono le ragioni del credere per i cattolici?

In linea di principio è un testo diretto principalmente ai laici francesi che oramai hanno della religione e dei cattolici un’idea stereotipata e banalizzante, gonfia di banalità e di pregiudizi. Ma non manca di interesse anche per i cattolici stessi – non solo quelli francesi – che, convinti di sapere già la risposta a queste stesse domande, hanno interiorizzato in realtà delle semplificazioni che finiscono per non spiegare alcunché, mancando così all’invito di Pietro quando esortava i cristiani a “dare le ragioni della speranza che è in voi” (1Pietro 3,15-16).

Marion ha scelto di mettere provvisoriamente tra parentesi i suoi studi per scrivere un tale testo sotto la spinta degli eventi sanguinosi e insopportabili che hanno prostrato la Francia. Ma non è un testo sul fondamentalismo islamico, né un’analisi delle ragioni di tanto isterico furore omicida. È invece un’analisi sulla laicità di una Francia che, improvvisamente, scopre di amare e di considerare come un proprio figlio un vecchio sacerdote, padre Jacques Hamel, sgozzato sull’altare alla messa del primo mattino, il 26 luglio 2016, in una chiesa di provincia, da due giovani islamici, uno dei quali già noto alla polizia, dinanzi a pochi fedeli spaventati (quattro) ed a loro volta aggrediti.

L’uccisione del sacerdote seguiva di soli dodici giorni la strage di Nizza, con oltre ottanta morti travolti con un camion da un altro fondamentalista, anche lui convinto di essere in piena jihad; e di poco meno di un anno quella di Parigi al teatro Bataclan, dove i fondamentalisti islamici, dopo aver svuotato i loro kalashnikov sulla folla di “infedeli” venuti ad assistere ad un concerto rock ed aver ucciso 137 persone e ferite altre 368, si sono riservati il diritto di fare un comizio ai pochi sopravvissuti alla strage, nella quale ha trovato la morte anche la nostra Valeria Solesin.

Marion vuole pertanto spiegare alla Francia laica cosa sia questa Chiesa che improvvisamente scoprono come parte della loro storia, ma anche della loro coscienza. Una Francia che, dopo i gravi fatti di Parigi e di Nizza, insorge esterrefatta e indignata all’uccisione di un vecchio sacerdote sull’altare, cogliendola come qualcosa di ancora inedito in tanto orrore, al punto da far dire al presidente della Repubblica – all’epoca il socialista François Hollande – che “attaccare una Chiesa, uccidere un prete, vuol dire profanare la Repubblica che garantisce la libertà di coscienza” ed al sindaco comunista del comune nel quale il vecchio sacerdote era stato accoltellato, far pronunciare parole di commossa testimonianza e di sincero affetto per “l’amico Jacques”.

Il breve testo diventa allora una vera e propria difesa del cattolicesimo; scritta a distanza di oltre due secoli da quel Génie du christianisme di Chateaubriand che aveva difeso i cattolici all’indomani della crisi della Prima Repubblica che aveva pensato di disfarsene, quando oggi è la Quinta a scoprirne il valore e l’importanza.

Marion ritiene che il momento sia venuto per spiegare ai francesi cosa siano i cristiani, quali siano le loro intenzioni e, soprattutto, in che modo siano indispensabili per salvaguardare il bene che i francesi hanno di più caro: la laicità del loro Stato. Potrebbe quasi essere un pamphlet da lasciare ai curiosi del mondo francese se non fosse per il carattere magistrale di un riassunto della dottrina cristiana, spiegato con un linguaggio colloquiale, che tuttavia non banalizza nulla ma chiama uomini e fatti con i loro nomi, da Agostino a Kant, da Paolo a Pascal e soprattutto mette in contatto il cattolicesimo con la modernità.

Nel realizzare un simile obiettivo Marion va infatti molto più lontano di una semplice nota di riferimenti e di precisazioni. In realtà la sua è una vera e propria “rimessa in ordine”; a cominciare dal termine “laico” recuperato al suo significato originario, per finire con la “secolarizzazione”: meno esaustiva di quanto non si creda e soprattutto meno corrispondente alla realtà dei fatti. Il suo stile vuol essere distaccato ed oggettivo, rendendo possibile a lui, filosofo e credente, di guardare la Chiesa dall’esterno, così come si osserva una splendida scultura barocca o si ascolta un’armoniosa composizione di Bach. Una scultura ed un’opera che sole possono salvare la modernità stessa, riempiendo i vuoti che questa lascia aperti, le contraddizioni che non risolve. In questo senso l’analisi di Jean-Luc Marion si ricollega implicitamente al paradosso di Bockenförde: la democrazia vive di principi che le sono essenziali e che tuttavia non può produrre da sé. Con la sola differenza che Marion, in questo caso, non si limita affatto alla sola sfera politica ma abbraccia tutta la modernità come processo culturale.

La statura dell’autore trasforma un tale discorso, in sé del tutto lineare, in un’analisi rigorosa e documentata; probabilmente una delle sintesi più lucide ed autorevoli delle ragioni della speranza cristiana soprattutto oggi, dinanzi ad un presente che l’autore non manca di chiamare in causa e ad una Francia che giudica non semplicemente in crisi, ma in piena “decadenza”.

Nella sua rimessa in ordine Marion non manca di “rimettere le cose a posto” anche nella stessa Chiesa. “Le riforme della Chiesa le fanno i santi” non i teologi (né gli intellettuali, potremmo aggiungere) e le fanno in un solo modo: “facendo il cristianesimo”, come già ricordava Péguy poco più di un secolo fa. Il resto è perdita di tempo, è come occuparsi, scrive, del sistema di canalizzazione delle acque nella città, quando il problema fondamentale è bere e dissetarsi. Come canalizzare e distribuire ci pensano i tecnici, per tutti gli altri il primo problema è conoscere l’origine di quella particolare acqua e l’arsura dalla quale si stanno realmente dissetando. Ed è proprio questa la trama di fondo dell’intero libro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA