LETTURE/ Cosa videro nel sacrificio di Cristo Erode, Pilato e Caifa?

- Gianmarco Bizzarri

Il Teatro de Gli Incamminati porta in scena il testo di Luca Doninelli “La passione secondo i nemici” di Gesù: Erode, Pilato e Caifa. Un sovrano, un buon amministratore e un fine politico

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Lorenzo Lotto, Cristo portacroce (1526), particolare

In occasione del restauro degli affreschi della chiesa di San Bernardino a Caravaggio (Bergamo), giovedì 11 aprile il Teatro de Gli Incamminati presenterà la lettura del testo di Luca Doninelli La passione secondo i nemici, con la regia di Paolo Bignamini. Il testo andrà poi in scena lunedì 15 aprile al Teatro Rosetum di Milano.

Disegnando un trittico di voci, le parole dell’autore ci invitano a rivivere la passione di Cristo da un punto di osservazione anomalo. Come rivela già il titolo, nella drammaturgia di Doninelli sono i tre “nemici” a prestarci i loro occhi, mostrandoci la storia della venuta e della morte in croce del Figlio di Dio dalla loro particolarissima posizione: quella dei “potenti”, di uomini in potere di decidere della vita e della morte, chiamati in prima persona a salire sul trono della propria esistenza per compiere una scelta che scriverà la storia. Una posizione unica e tuttavia familiare, simile – a ben guardare – a quella potenza, quella possibilità che si dispiega oggi nella libertà di ciascuno di noi: la possibilità di accogliere la novità della Presenza in cui si incarna il Mistero o rifiutarne la pro-vocazione, ripiegando nel vuoto di un’ordinarietà sorda, privata del suo significato, stretta al bivio tra l’irrigidirsi di un formalismo svuotato e la resa alla pluralità onnivora e annichilente del relativismo assoluto del senso.

Erode, Pilato, Caifa: sono loro i “nemici” che compongono questo trittico rovesciato. Un ricco sovrano, un buon amministratore e un fine politico. Tre poteri, tre figure opache dell’agire umano: tre monoliti incastonati nelle radici della storia.

Erode è il figlio di un mondo liquido, dove sbiadiscono le identità e i confini. Tutto è niente e niente è fisso: una festa sfocata, una radio impazzita, un groviglio monocromatico di voci dove egli regna come un idolo pop e ozioso, un signore della moda e del consumo. Sofisticato e poliglotta, Erode disprezza i gusti troppo “locali” di Giovanni il Battista, mentre reclama al suo servizio le divinità d’Oriente perché lo divertano con le loro sottigliezze, gli scioglilingua, gli enigmi, le sciarade. Il suo monologo, vorticoso e stordente, si spande a macchia d’olio in perifrasi e sinonimi, scivolando sulla superficie estetica del verbo per sfuggire alle faglie del senso. Il niente, sia pure un niente variopinto e turbinoso, è la sola corte che il re della Giudea brama per sé. A dargli voce e corpo sarà il bravissimo Mario Cei, già acclamato protagonista del Maestro e Margherita firmato dal Teatro de Gli Incamminati.

“Un buon amministratore non fa sogni”, ma soprattutto “un buon amministratore non cerca grane”. Pilato è questo, un uomo dedito alla gestione e al controllo: un comandante romano, un generale pragmatico che impone una disciplina finanche ai propri sogni, ai propri desideri. Ai suoi occhi la realtà si riassume in uno schema binario che distingue problemi e soluzioni, necessità e risposte. La sua mente è quella di un burocrate: un palazzo pubblico, con scale e corridoi, saloni, uffici e polvere. Evita le seccature, le beghe: si limita a salvaguardare il pezzo di mondo che gli è stato assegnato. Nella macchina che governa, non c’è spazio per la venuta dell’Altro. Lo interpreterà Antonio Rosti, che per la compagnia ha precedentemente vestito i panni di Anne Vercors, figura del padre nel capolavoro di Paul Claudel L’Annuncio a Maria.

Andrea Soffiantini, attore testoriano per eccellenza (e per il quale il grande drammaturgo milanese compose uno dei suoi monologhi di maggiore intensità, il Factum est) offrirà invece la voce a Caifa. Tra i sommi sacerdoti del tempio di Gerusalemme, Caifa è il più esperto di politica. Ammette di non avere la fede di Anna, l’altro sommo sacerdote, ma non gli importa: sa di non essere uno stupido e nella gestione del potere è questo che conta. Osserva la gente dalla propria finestra, comprende i meccanismi dell’agire umano, le dinamiche del mondo, e le controlla. Le sue inquietudini, i suoi rovelli, non sono che di natura politica: nella venuta di Cristo non vede che la minaccia di una rivoluzione, di un uomo che professa di unire la carne allo spirito, la materia alla fede, sovvertendo le leggi della tradizione e appropriandosi così di un potere che non gli spetta.

Ma è proprio attraverso i racconti di questi “nemici” che si rivelano a poco a poco i tratti di un altro, diverso potere. Quello del Re coronato di spine, il vinto vittorioso: la possibilità totalmente nuova di quel “fiat voluntas tua” che si compie sul Golgota e riverbera fino a noi nella storia della Chiesa.

Tre voci potenti e sensibili, dunque, che ci aiuteranno a far rivivere i personaggi della storia per seguire il cammino della Passione da una posizione rinnovata, immergendoci nel mistero della Pasqua cristiana.

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