LETTURE/ Caravaggio, appena un istante prima che Lui si dilegui

- Giulia Sponza

Nella “Cena in Emmaus” di Brera, Caravaggio ritrae l’evento centrale del cristianesimo e la libertà di riconoscerlo o negarlo

caravaggio cenaemmaus brera 1606arte1280
Caravaggio, Cena in Emmaus, Brera (1606), particolare

È un silenzio tutto gravido di attesa quello che domina l’istante nel quale Caravaggio ha deciso di fissare, “fotografandola”, l’eco misteriosa di una promessa compiuta.

Dal fondo oscuro di questa tela emergono, con plastica evidenza, le sagome vive dei protagonisti. Gioca il Merisi col chiaroscuro, costruendo così la dimensione prospettica di uno spazio dove l’azione sa trovare il respiro solenne del proprio dispiegarsi: una povera locanda ospita due pellegrini cui se n’è aggiunto un terzo, nel tratto di cammino che separa Emmaus da Gerusalemme.

Più incuriositi forse che solleciti, si accostano i due locandieri al desco dimesso dove sta per consumarsi una pasto frugale.

È a questo punto che la tensione drammatica dei volti e dei moti esplode nell’atto in cui Gesù, benedicente, squarcia l’istante e lo proietta di schianto in una contemporaneità che non conosce limiti né confini! Caravaggio ci restituisce così, nell’umile imponenza del gesto, la gloriosa paternità del Figlio riconosciuto proprio nell’atto dello spezzare il pane.

Si protendono i due discepoli davanti al palesarsi di questo estraneo, divenuto via via più familiare fino al punto da far loro ardere il cuore al culmine di una corrispondenza che mai più, per l’avvenire, avrebbe sostenuto il confronto.

Mentre l’uno agguanta il tavolo come a ricercare un contatto con la realtà terrena per sostenere la vertigine di quella celeste, l’altro, incredulo e stupefatto, allarga le braccia in un gesto di arrendevole sorpresa. Un fascio di luce battente aggredisce la scettica perplessità dei locandieri sui cui volti interrogativi il Merisi dipinge la stolida ottusità di chi non si lascia sfidare da una realtà che di gran lunga lo sopravanza senza tuttavia misurarlo.

Gesù non solleva lo sguardo, non pronuncia formule, non pone domande. Si limita semplicemente a benedire ed è in quel gesto, di regale umiltà, che condensa la Sua risposta ad ogni lacerante dubbio, ad ogni sofferto interrogativo, ad ogni amara delusione.

Così ce lo consegna Caravaggio, un istante prima che la Sua persona si dilegui e i due discepoli, vinti finalmente dall’impeto di un riconoscimento pieno, percorrano a ritroso la via per Gerusalemme e, raggiunti gli apostoli, “riferiscano ciò che era loro accaduto lungo la via e come l’avessero riconosciuto nello spezzare il pane” (cfr Lc.24,35).

© RIPRODUZIONE RISERVATA