STORIA/ Josef Brycks, l’eroe antinazista che non piaceva ai comunisti

- Raffaele Magaldi

Dopo la fine della guerra, Brycks sposò Gertude Dellar e tornò in Cecoslovacchia, cadendo però nelle mani del regime comunista (3)

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Winston Churchill (1874-1965) nel 1964 (foto dal therake.com)

Continua la storia di Josef Brycks. Terza parte. Leggi qui la seconda puntata

Mentre Trudie in Gran Bretagna rimaneva fiduciosa nel fatto che avrebbe presto riabbracciato l’amato Josef, quest’ultimo temette di essere veramente arrivato al capolinea: deportato a Praga, nella prigione di Pankrac che allora era quartier generale della Gestapo, fu poi identificato definitivamente dalla ex moglie e condannato a morte. Un duro intervento politico di Churchill, che considerava cittadino britannico chiunque stesse combattendo con l’uniforme dell’esercito di Sua Maestà, ottenne che le pene fossero sospese e i prigionieri furono deportati nel campo di Colditz. Bryks aveva già iniziato ad industriarsi per fuggire un’altra volta, quando le truppe americane liberarono la città e il campo il 15 aprile del 1945. In poco tempo gli eventi sarebbero precipitati e la guerra sarebbe finita. Nonostante il ricongiungimento con Trudie, però, le disavventure di Josef Bryks sarebbero continuate ancora a lungo.

Eroe, marito, padre, patriota – Bryks tornò in Gran Bretagna da eroe, come testimoniano le numerose onorificenze che ricevette. La più importante di queste: Membro dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico (Mbe). Ma anche tre Croci di guerra cecoslovacche, diverse medaglie al valore, la 1939-1945 Star e la Air Crew Europe Star. Ma a Bryks interessava principalmente una cosa: poter riabbracciare la donna di cui era innamorato da quattro anni e costruire con lei quella famiglia che non era riuscito a costruire in patria. Così, Josef si recò un giorno ad aspettare Trudie alla fermata dell’autobus. Lei, di ritorno dal lavoro, avrebbe poi risposto sì, con grande gioia, alla sua proposta di matrimonio. Il tutto nel tragitto che dalla fermata portava a casa di Trudie. Il 18 giugno 1945 i due si sposarono. Nel frattempo, Bryks aveva anche scoperto di essere rimasto vedovo: la prima moglie Marie infatti si era apparentemente tolta la vita.

La coppia si trasferì in Cecoslovacchia, dove Bryks era stato nel frattempo promosso al grado di maggiore. Il ricostituito esercito cecoslovacco, inoltre, arrivò ad offrirgli un appartamento a Olomouc. La nascita della figlia Sonia aiutò Trudie ad affrontare con maggiore forza le difficoltà del ritrovarsi in un ambiente sconosciuto e apparentemente ostile. Con il passare del tempo, quelli che inizialmente erano stati accolti come eroi per aver combattuto il nemico tedesco dalle fila degli eserciti alleati venivano sempre più guardati con sospetto dai comunisti (che stavano lentamente prendendo il controllo della polizia segreta). Non eroi, ma sovversivi sostenitori del capitalismo. Così erano visti i coraggiosi giovani che, come Josef Bryks, avevano messo a repentaglio la propria esistenza in uno slancio di vero patriottismo, andando all’estero per poter combattere efficacemente chi aveva invaso e trascinato nell’angoscia e nella disperazione il loro popolo.

Bryks non si preoccupò minimamente di nascondere la propria avversione al comunismo o la propria delusione per gli sviluppi della vita politica del proprio paese. Con il colpo di Stato del febbraio 1948 il regime mise sotto scrutinio le forze armate. Josef Bryks venne classificato come “inutile e dannoso” per la costruzione del socialismo popolare in Cecoslovacchia. L’amarezza che avrebbe messo per iscritto nel questionario cui abbiamo accennato nell’incipit di questa lunga storia è sicuramente maturata in questo periodo. A maggior ragione considerando che In Gran Bretagna, nel frattempo, la storia d’amore tra Bryks e Trudie diventava un film: The Captive Heart (Cuore prigioniero). Alla giovane coppia non restava che una possibilità: abbandonare la Cecoslovacchia. Trudie fece quindi ritorno in Gran Bretagna con la figlia Sonia. Per Josef le cose non sarebbero state affatto semplici: le autorità negarono l’autorizzazione all’espatrio. Così Bryks si ritrovò a progettare un’ennesima fuga. Quella più importante.

Giustizia sommaria – Il tentativo di raggiungere Trudie e la figlia in Gran Bretagna in realtà fallì sul nascere: gli agenti della polizia segreta erano ovunque e soprattutto tenevano Bryks sotto stretto controllo da mesi. Gli tesero quindi una trappola, infiltrandosi nella sua cerchia di conoscenze fidate e aiutandolo a definire i dettagli di una fuga che non si sarebbe mai realizzata. Nonostante il tribunale militare decise per l’assoluzione, nel processo di appello davanti al tribunale statale nel febbraio del 1949 il verdetto fu ribaltato. Il potere comunista aveva ormai saldamente in mano la giustizia in Cecoslovacchia e Bryks fu condannato a dieci anni di carcere duro. Iniziò quindi un autentico calvario che lo avrebbe portato a conoscere da vicino la crudele realtà della prigionia per ragioni politiche nella Cecoslovacchia degli anni 50. Attraverso le prigioni di Bory, Mladá Boleslav, Opava e Leopoldov, Bryks avrebbe raggiunto il tristemente famoso campo di lavoro di Jáchymov, in cui i detenuti venivano impiegati nelle vicine miniere di uranio. Senza protezioni.

Nel frattempo, Trudie, in Gran Bretagna, venuta a conoscenza della cattura del marito, tentò in tutti i modi di aiutare Bryks. Arrivò addirittura a scrivere una lettera all’allora segretario generale del Partito Comunista cecoslovacco, Rudolf Slánský. Descrivendo brevemente la storia eroica del marito fuggito in Gran Bretagna per combattere il nazismo, Trudie chiedeva se fosse dunque stato quello di Josef in quegli anni un sacrificio vano, visto il trattamento che aveva ricevuto. “L’unica colpa di questi uomini”, si legge nella lettera, in cui la signora Bryks univa la storia del marito a quelle di altri ex militari nelle stesse condizioni, “è stata di voler espatriare, per poter vivere con le proprie mogli in Gran Bretagna”. La lettera rimase senza risposta.

(3 – continua)

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