CENSURA ON-LINE/ O’Leary fa causa al sito «Odio Ryanair» e lo costringe a chiudere

- La Redazione

Un cliente deluso da una compagnia aerea ha deciso di aprire un sito web per manifestare tutto il suo disappunto

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Un cliente deluso da una compagnia aerea ha deciso di aprire un sito web per manifestare tutto il suo disappunto. Emblematico il nome scelto, «I hate Ryanair» (odio Ryanair). La compagnia di Michael o’Leary ovviamente non ha gradito ed è riuscito a fare cancellare il dominio. Il cui ideatore, Robert Tyler, non si è però dato per vinto.
 

Il cittadino di Walthamstow, a nord-est di Londra, aveva aperto il suo sito nel febbraio 2007, con l’obiettivo dichiarato di «pubblicare delle storie dell’orrore» con Ryanair come protagonista, definendola come «la compagnia aerea più odiata nel mondo». E come scrive il quotidiano inglese Daily Mail, la compagnia aerea ha intentato causa di fronte a Nominet, il «tribunale» britannico per risolvere le dispute legate ai domini Internet. Ryanair si era lamentata per il fatto che il sito web censurato si avvantaggiava in modo scorretto del nome della compagnia aerea, danneggiando così – almeno secondo O’Leary – i suoi diritti. Ryanair ha inoltre protestato in quanto il sito ospitava un numero di articoli lesivi e diffamatori inclusi commenti ritenuti falsi sulla sicurezza, la manutenzione e gli standard operativi della linea aerea.

 

 

«METODI TERRIFICANTI» – Tyler ha risposto che, anche se Ryanair può vantare, dal punto di vista strettamente legale, su una certa reputazione che potrebbe essere danneggiata, di fatto però ha creato una sostanziale e crescente insoddisfazione nei suoi clienti. Rivendicando quindi che lo sdegno per il modo con cui Ryanair ha sviluppato i suoi servizi è tale, che il marchio crea terrore in alcuni viaggiatori solo al sentirlo nominare. Soprattutto per il fatto di cercare spesso di ottenere il massimo guadagno con tecniche sgradevoli. E Tyler avrebbe vinto la causa, se non si fosse scoperto durante il processo che tra gennaio e maggio 2010 il suo sito ha pubblicato alcuni link a pagamento a portali esterni che offrono assicurazione per i viaggi e valute estere. Questi link sponsorizzati hanno fruttato al signor Tyler 367 euro.

Nominet ha stabilito che questo, e non il contenuto del sito «pesantemente critico», era una violazione da condannare. Il giudice Jane Seager ha dichiarato che il piccolo guadagno di Tyler ha reso «abusivo» il dominio del suo sito. Ordinando di pagare a Ryanair 367 euro (322 sterline) di risarcimento e di abbattere il sito, che presentava link a British Airways e Virgin Atlantic sotto la testata «Siti che ci piacciono». Il signor Tyler ora ha dieci giorni per ricorrere in appello o il dominio IHateRyanair.co.uk passerà nelle mani di Ryanair. Ma il giudice Seager ha dichiarato che le critiche sul sito non rappresentano un’azione scorretta in quanto tale. E nelle motivazioni della sua decisione precisa: «In una società libera e aperta gli utenti di Internet dovrebbero generalmente essere in grado di pubblicare commenti sulle loro recenti esperienze o su fatti di attualità, almeno finché le pubblicazioni non hanno ricadute legali.

 

 

 

Ogni conseguente disturbo che risulti da critiche apparse su un sito web (o su ogni altro mezzo di comunicazione) è soltanto qualcosa con cui le imprese hanno a che fare ogni giorno. E non può essere definito scorretto». Il giudice ha aggiunto, riferendosi al sito «I hate Ryanair»: «Lo scopo dietro a molti siti che contengono critiche non è quello di disturbare l’azienda in questione, quanto piuttosto di attirare l’attenzione sui problemi con il desiderio di risolverli». Tuttavia, il giudice ha aggiunto che i link sponsorizzati da siti esterni grazie a cui Tyler ha guadagnato 367 euro erano «problematici».

«INFLUENZE SCORRETTE» – «La vera natura di un sito di critiche dovrebbe essere quella di essere aperto e non influenzato da preoccupazioni commerciali. E quindi, mentre i link ad altre compagnie aeree potrebbero sembrare consigli sinceri, i link sponsorizzati non possono avere questo ruolo. C’è indubbiamente un legame tra il vantaggio finanziario di Tyler e il suo utilizzo del marchio di Ryanair nel dominio web. Tyler ha guadagnato denaro solo grazie agli accessi al suo sito, e questo traffico potrebbe essere stato influenzato dal nome utilizzato nel dominio». Un portavoce di Ryanair ha così commentato la sentenza: «Accogliamo favorevolmente questa decisione e speriamo che in futuro questa persona (Tyler, ndr) si limiti a critiche basate sui fatti nei confronti di Ryanair, la compagnia aerea internazionale che quest’anno nel mondo è stata preferita da oltre 73,5 milioni di passeggeri».

 

 

 

Fatto sta che il giorno stesso della sentenza, il sito di Tyler ha pubblicato sulla home page un articolo dal titolo provocatorio: «Il tentativo di Ryanair di chiudere questo sito web fallisce». Digitando l’indirizzo inglese www.ihateryanair.co.uk si era infatti reindirizzati automaticamente a quello americano www.ihateryanair.org. Come rivendica Tyler sul suo nuovo sito (identico a quello precedente), «Ryanair, la più odiata compagnia del mondo, ci ha portati di fronte a Nominet, il tribunale dei domini Internet. Sfortunatamente, Ryanair ha vinto la causa grazie a un piccolo dettaglio tecnico relativo ai 367 euro ricavati grazie ad alcuni accordi. Ma niente paura, ci siamo già trasferiti al nuovo indirizzo www.ihateryanair.org e continueremo a tenervi aggiornati.

E aggiunge Tyler: «Pubblicheremo le notizie sulle patetiche scuse con cui la compagnia aerea tenterà di prelevare i vostri soldi grazie a tasse nascoste subdolamente, facendovi volare in luoghi dove non avreste voluto andare e lasciandovi a terra all’improvviso. Questo è ciò che conta davvero della notizia pubblicata con massimo risalto dal sito web dal Daily Mail. Davvero eccitante: spenderemo i 367 euro in superalcolici per festeggiare. Stiamo decidendo se appellarci o meno contro la sentenza, farlo ci verrebbe a costare 3.500 euro, una somma che potrebbe essere utilizzata per acquistare 16 milioni di voli Ryanair (ovviamente le sovrattasse per prenotazione, utilizzo della carta di credito, bagaglio e autobus dall’aeroporto sono escluse)».
 

(Pietro Vernizzi)
 

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