FANTASMI A GENOVA/ Ad Halloween nel capoluogo ligure si organizza il Ghost Tour

- La Redazione

Genova, città dei fantasmi. Ecco le storie più inquietanti

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I misteri di Genova e dei fantasmi che si nasconderebbero nella città vecchia. Fra immaginario collettivo, paure, tradizioni… cosa c’è di vero? Da qualche tempo si organizza anche un autentico “Ghost Tour”, un giro dei fantasmi…

Immerso in una penombra antica, il centro storico della Superba, con i suoi rivoli di pietra, gli spazi angusti e stretti che si intersecano in un dedalo inesplorabile dal forestiero, racconta storie sepolte nel silenzio dei suoi abitanti. Strane apparizioni, donne e uomini misteriosi che ancora si aggirano su questa terra, espiando il fio di una colpa perduta nel tempo che tormenta il loro riposo eterno: fantasmi, di cui Genova è ricolma.

Non a caso, nella patria di Cristoforo Colombo, come ormai è tradizione da tempo, anche quest’anno si svolgerà il Ghost Tour. L’evento avrà luogo il 31 ottobre (anche se, di norma, la giornata dei fantasmi genovese coincideva con la vigilia della festa patronale, il 24 giugno) in concomitanza con Halloween, ormai la festa internazionale dei fantasmi ufficiale, una passeggiata tra i carruggi (gli strettissimi vicoli ideati per ostacolare l’avanzata dei pirati) del centro cittadino del centro storico più grande d’Europa.

Sarà un viaggio alla scoperta delle leggende che animano Genova. Saranno, anzi, dei viaggi; diverse associazioni culturali ogni anno organizzano il Ghost Tour con partenza da diverse piazze cittadine. Ciascuno presenta i propri fantasmi, ce ne sono in abbondanza per tutti. Il tratti che, di certo, accomuna i vari eventi, è la mangiata iniziale in uno dei tipici ristoranti genovesi, che introduce al tour.

 

Una vecchia si aggira spaesata, il turbamento la domina. Con fare incerto si accosta ai passanti. Chiede come possa fare per raggiungere Vico dei Librai. Il genovese che conosce bene la sua città, si inoltra tra i caruggi secondo il proprio senso dell’orientamento. Impossibile conoscere i nomi di tutti i vicoli. Sicché, dare indicazioni alla vecchia, è un problema. Tanto più che la via non esiste dalla Seconda Guerra Mondiale, quando il quartiere in cui si trovava fu bombardato per esser ricostruito con atre sembianze negli anni ’60. Comprensibile, dunque, l’inquietudine dell’anziana. Che è stata vista più volte. La prima nell’89, l’ultima nel ’97.
Almeno una volta all’anno, in occasione della festa patronale di S. Giovanni Battista, il 24 giugno, vecchie conoscenze si ritrovano all’interno della navata centrale della cattedrale di San Lorenzo. Si tratta degli spiriti di tutte le maestranze, dai tagliatori di pietra, agli architetti, fino agli scalpellini che contribuirono dieci secoli fa alla costruzione della chiesa. Per la verità non fanno nulla di particolarmente spaventoso o inquietante: salgono in processione fin sopra la cupola, sostano lì alcuni istanti osservando la città dall’alto, per poi darsi appuntamento l’anno prossimo e tornarsene da dove sono venuti. Già, da dove?….

 

Una lunga via discende dal centro fin quasi al mare. E’ via Luccoli. La piazza dalla quale si dipana un tempo non esisteva, al suo posto vi era un boschetto. Non si pensi a un luogo idilliaco e bucolico: là si praticavano sacrifici umani. Capita che alcune persone che percorrono la via, e sono di cattivo umore, incontrino un bimbetto seminudo. Il piccolo guarda negli occhi la persona imbronciata, le sorride e svanisce nel nulla, assieme al malumore. Tanta gentilezza, poverino, nonostante in quel boschetto il bimbo perse la vita sacrificato.

L’UOMO DI SAN DONATO – Se vi trovate nell’antica chiesa di San Donato, dall’inedito campanile a forma di ottagono, potrà capitarvi di finire preda dello sguardo arcigno e cupo di un uomo che, appoggiato ricurvo su uno stipite o una colonna, vi fissa con insistenza. Le sue nobili vestigia color porpora contribuiscono ad alimentare l’inquietudine di chi viene fissato. Si tratta di un nobile che rimase ucciso in una congiura nel XVII secolo.

 

Chi sono quei loschi figuri, avvolti in manti neri e da cappucci che ne coprono il volto? Capita di incontrarli, nelle notti prive di Luna, nella chiesa di San Cosma. Sono gli spettri di uomini che un tempo appartennerono alla antiche congregazioni della città. A Genova come in molte città medievali, esistevano numerose congreghe, fraternità, associazioni. In particolare a Genova come in gran parte della Liguria, c’era l’usanza di portare in processione enormi crocefissi dal peso davvero notevole. Forse gli spettri di San Cosma sono i membri di una di queste fraternità.

Tra le apparizioni più raccapriccianti vi è indubbiamente quella della Chiesa di San Matteo: lo spetto di un Doria, un tempo la famiglia nobiliare più importante della città, appare nella piazza antistante la chiesa. Le sue mani grondano sangue. Lentamente si avvicina alla costruzione, per poi sparire all’interno di una colonna. Inutile provare a fermarlo o a interloquire. Lui procederà dritto ignorandovi. 

Siamo in piazza Banchi, così chiamata per i banchetti in cui i genovesi prestavano soldi in cambio di interessi dove, secondo il dire comune, nacquero appunto le banche. Lì, intorno al 1660, il podestà ordinò di bruciare la strega Caterina Cappoini, colpevole secondo le accuse di aver provocato una carestia. Ancora adesso, in ogni momento dell’anno, si racconta che una delle piastrelle che pavimentano la piazza sia sempre calda come se quel fuoco che bruciò la donna fosse ancora acceso.

 

 

Dove albergano tutti i fantasmi? Ipotizziamo: una serie infinita di cunicoli sotterranei scorre sotto Genova. Almeno così racconta la leggenda. Di fatto, durante alcuni lavori nel sottoterra di Genova, anni fa, fu trovato un cunicolo che conteneva una grande quantità di ossa e di scheletri. Non si è mai saputo a chi appartenessero, forse i morti di qualche epidemia o di qualche violenta battaglia. Alcuni sarebbero di proporzioni e lunghezza incredibili, e raggiungerebbero, dai forti sulle alture, il mare. In essi sarebbero contenute immani tesori, accumulati nel tempo dai signorotti locali, unici depositari dei segreti dei cunicoli. Tra le altre cose, metterebbero in comunicazione anche le Mura.

E in particolare, tra le mura dello Zerbino, dimorerebbe lo spettro più volgare di Genova: sporco, sucido, indisponente già dal momento della sua apparizione. Invece che come ogni spettro che si rispetti, non appare dopo la mezzanotte, ma all’alba. 

Non si tratta di fantasmi, questa volta, ma di una delle leggende che più appassiona l’umanità da secoli, quella del Sacro Graal. Recentemente tornata alla ribalta grazie ai romanzi di Dan Brown e ai film tratti dai suoi libri. Ebbene, bastava venire a Genova. Che tra l’altro, potrebbe essere la base di tutte le storie di fantasmi che abbiamo letto fino ad adesso. Per vedere uno degli oggetti più ricercati, ambiti e vagheggiati della storia, non è necessario esplorare terra incognite in capo al mondo. Il Santo Graal si trova, infatti, a Genova. Nella cattedrale di San Lorenzo è custodito il piatto di smeraldo in cui Cristo avrebbe consumato il suo ultimo pasto durante l’Ultima cena.

Lo racconta Iacopo da Varagine, nella Leggenda Aurea. Nella prima Crociata, dell’XI secolo, i soldati di Pietro Embriaco, che parteciparono alla conquista di Cesarea, trovarono il preziosissimo oggetto e lo riportarono in piazza. Che sia proprio il Graal, in virtù del suo cari mastico magnetismo, a calamitare gli spiriti?…

(Paolo Nessi)
 

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