BUNGA-BUNGA/ La web-mania parte con Fede, Gheddafi e Berlusconi, ma finisce in bufala

- La Redazione

“Bunga Bunga” è tra i termini più twittati delle ultime ore e in rete sta diventando un tormentone: ma c’è la bufala

danza_africana_R400

“Bunga Bunga” è tra i termini più twittati delle ultime ore e in rete sta diventando un tormentone. Emerso dai resoconti di Ruby, la diciassettenne di origine marocchina che ha racconta le feste di Berlusconi ad Arcore, sembra un rituale di provenienza libica, tanto che Silvio Berlusconi lo avrebbe imparato niente meno che da Gheddafi. Ma che sarà mai questo misterioso “Bunga Bunga” che, almeno nel Bel Paese, “minaccia” di scalzare il record del “Waka Waka”? scavando in rete lo si ritrova in una famosa barzelletta raccontata da Berlusconi, forse una delle sue preferite.

Sulla Rete si è scatenata la caccia al vero significato di “bunga bunga”. Tutto per via delle dichiarazioni di Ruby, la ragazza marocchina che ha parlato delle visite nella villa di Arcore. Su Twitter in poche ore è diventato una delle parole che “rimbalzano” di più. I blog fanno a gara per darne il vero significato, o anche per scherzarci sopra. Di fatto è il nuovo tormentone della Rete che, dicevamo, si candida a superare anche il popolarissimo Waka Waka. C’è anche chi ha tirato in ballo Gianni Morandi e la sua popolarissima “Andavo a 100 all’ora”: di fatto a inizio pezzo lo si sente canticchiare “dunga dunga”. Su blog popolari come “spinoza” qualcuno ha sagacemente commentato: “La ragazza racconta il rituale del “bunga bunga”, esclude di aver fatto sesso con il premier, solo “waka waka””. Su Youtube ovviamente non si sta con le mani in mano: qualcuno ha preso il clip del celeberrimo film con John Belushi, “Animal House”, la scena della festa studentesca. Invece del grido del futuro Blues Borhters “Toga! Toga!” che invitava ai festeggiamenti, è stato messo “Bunga! Bunga!”. Il blog “wittgenstein”, poi, altro popolare forum della Rete, precisa nel suo classico stile: “Non so se lo scrivo per sottolineare che sono anziano, per un’indagine filologica o per mostrare la mia competenza da vecchio cronista sul tema del giorno: ma nella versione pisana della barzelletta di quando ero ragazzo io l’espressione era “bumba bumba” invece che “bunga bunga””. Già, perché si tratterebbe di una barzelletta, anche piuttosto vecchia. Ma pochi sanno che…

 

Tutto comincia con una inchiesta della Procura di Milano Milano sulle feste tenute nella residenza di Arcore di Silvio Berlusconi. Tra gli indagati (ma non il premier) Emilio Fede e Lele Mora. Accusati di favoreggiamento della prostituzione. I loro nomi sarebbero stati tirati in ballo da Ruby, una ragazza marocchina ai tempi minorenne che ha parlato appunto di questi festini. «Silvio mi disse che quella formula l’aveva copiata da Gheddafi: è un rito del suo harem africano» ha detto Ruby. Tirato in ballo, Emilio Fede ha risposto così: “Di queste cose non so nulla, il salotto lo chiamavano così. C’è un salotto a Villa San Martino con un bar, dove ci si sedeva, si beveva qualcosa, qualche volta c’era la musica, ma bunga bunga non so cosa sia” ha detto, aggiungendo: “È una semplice barzelletta, peraltro nota”. Ma allora Emilio sapeva del bunga bunga? In realtà, se si cerca su google “bunga bunga” come immagini, spuntano dei bellissimi fiori variopinti che crescono enll’isola di Bali e che si chiamano per l’appunto bunga bunga. Il caso si fa sempre più complicato. Emilio Fede comunque smentisce alcun tipo di festino, tanto più con minorenni: “Questa Ruby – ha detto a Radio Città Futura – l’ho forse vista un paio di volte, non so chi sia, non ho mai avuto rapporti di alcun genere con lei, non l’ho presentata a Lele Mora, non l’ho presentata a Berlusconi.L’ho letto sul Corriere della Sera, ma perche’ uno dovrebbe essere indagato non si capisce. Le serate a cui ho partecipato erano nella piena e totale normalità, con questa Ruby non sono mai andato da nessuna parte, non me lo ricordo affatto di essere andato con lei in limousine. Certo, ci sono state delle cene dove ero invitato, ma nessuna festa con ragazze nude, mai vista una persona nuda da Berlusconi. A Villa San Martino c’erano ragazze che venivano a cena, ma erano semplici cene, mai con un risvolto di trasgressione”.

 

 

– Le indagini si fanno serrate. Il popolo della Rete vuole sapere esattamente cosa sia il bunga bunga. Twitter e facebook bruciano di richieste. C’è chi indica un link, specializzato in slang, le forme dialettali della lingua inglese diventate di uso comune o quasi, in cui si spiega che bunga bunga sarebbe una sorta di orgia fatta da persone che imitano una tribù africana… A ogni buon conto, questa nostra indagine vuole tenersi ai fatti, come ogni buona indagine. E allora ecco la barzelletta citata da Emilio Fede, come la raccontò nientemeno che Noemi Letizia in una intervista al Corriere del Mezzogiorno nell’aprile 2009. Era una barzelletta che amava raccontare “papi” come lei lo chiamava, cioè Silvio Berlusconi: “Vi sono due ministri del governo Prodi che vanno in Africa, su un’isola deserta e vengono catturati da una tribù di indigeni. Il capo tribù interpella il primo ostaggio e gli propone: ‘‘Vuoi morire o Bunga-bunga?’’. Il ministro sceglie: ‘‘Bunga-bunga’’. E viene violentato. Il secondo prigioniero, anche lui messo dinanzi alla scelta, non indugia e risponde: ‘‘Voglio morire!’’. Ma il capo tribù: ‘‘Prima Bunga-bunga e poi morire”. Ecco qua. A questo punto a molti verrà da commentare: barzelletta vecchia e già sentita. Come in realtà è. Basta cambiare i protagonisti, e con questa vecchissima barzelletta ci si fa sberleffo di chi si vuole.

 

 

– Ma noi siamo in grado di svelarvi cosa è davvero il bunga bunga. Bisogna tornare ai primi anni del secolo scorso, esattamente al 7 febbraio del 1910 e trasferirci nell’Africa ancora misteriosa. Il principe dell’Abissinia con la sua corte viene accolto con tutte le onorificenze del caso a bordo della più potente nave da battaglia inglese, la HMS Dreadnought. Tutti in spolvero, i marinai inglesi salutano il principe e la sua consorte e mostrano loro ll’imbarcazione. Evidentemente meravigliati da tanto ingegno moderno, gli abissini rispondono a ogni cosa vista con l’esclamazione “Bunga bunga!”. Alla fine lasciano la nave salutati da un maestoso coro di “God save the Queen”, l’inno nazionale britannico. Purtroppo per gli inglesi, quelli non erano il principe di Abissinia, moglie e relativa corte, ma dei nobili inglesi che si erano truccati da perfetti neri con tanto di tinta decisi a fare uno scherzo ai propri compatrioti. L’ideatore della burla era tale Horacle de Vere Cole, mentre una delle ragazze partecipanti era una certa Virginia Stephen, passata alla storia in seguito come Virginia Woolf, una delle massime scrittrici inglesi. La burla arrivò ben presto in patria. I giornali inglesi fecero titoloni. Il Western Daily Mercury intitolava “Bunga bungle!”, giocando sul significato di “bungle”, cioè pasticcio. Quando i marinai tornarono a casa, la gente li salutava per strada al grido di “Bunga bunga!”. Inutile dire che i responsabili della marina inglese erano furibondi. Si voleva denunciare gli autori dello scherzo, tutti esponenti della nobiltà inglese, ma poi si decise di punire solo i maschietti che avevano ideato la burla, sculacciati con un bastone come si usava fare nei college inglesi. Forse tutta questa storia farà venire in mente a qualcuno che anche il bunga bunga berlusconiano è tutto una burla…

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori