LEGGENDE METROPOLITANE/ Dieci bufale «immortali» che hanno fanno il giro del mondo

- La Redazione

Dieci leggende metropolitane che non moriranno mai. A dimostrazione del fatto che le notizie finiscono presto nel dimenticatoio, ma le bufale sono eterne. Anche perché mettere in giro una storia falsa è semplice, riuscire a smentirla è una vera impresa.

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Un fotomontaggio con Barack Obama
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Dieci leggende metropolitane che non moriranno mai. A dimostrazione del fatto che le notizie finiscono presto nel dimenticatoio, ma le bufale sono eterne. Anche perché mettere in giro una storia falsa è semplice, riuscire a smentirla è una vera impresa. Al punto che Brendan Nyhan dell’università del Michigan e Ann Arbor e Jason Reifler della Georgia State University di Atlanta hanno condotto alcuni esperimenti, dimostrando che una bufala smentita in realtà si imprime ancora di più nell’immaginario collettivo come se fosse vera. «Calunniate, calunniate, qualcosa resterà», come recita una frase famosa attribuita a Voltaire. E peccato che anche questa sia una leggenda metropolitana, in quanto Voltaire non ha mai scritto né pronunciato quella sentenza. Ma chissà perché, a furia di ripeterla se la ricordano tutti…

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L’IPHONE DI OBAMA –Tra le leggende metropolitane non può mancare quella dell’iPhone regalato da Barack Obama al presidente della Corea del Nord, Kim Jong-Il. Una vicenda nata da una pagina scherzosa del quotidiano inglese The Guardian che aveva pubblicato, con evidente intento satirico, delle e-mail che sarebbero state spedite dal presidente Usa ai principali capi di Stato mondiali. Secondo il Guardian in quella spedita a Kim Jong-Il, Obama avrebbe scritto: «Piantala, vecchio mio, ne ho abbastanza di quel tono altezzoso. E non mi importa se, come dici, sei una specie di uomo-dio. Ma, come gesto di buona volontà, ti spedirò i regali che mi hai chiesto. Anche se non credo che tu voglia questi “disprezzabili frutti della cultura consumistica” soltanto per fini di ricerca…».

Nell’elenco dei doni inviati da Obama a Kim Jong-Il ci sono quindi: «1. Un abbonamento a vita alla web tv Netflix; 2. Un MacBook Air, con tanto di custodia e mouse wireless; 3. Un iPhone (so che non sei capace di usarlo per telefonare, ma da quando in qua è questo lo scopo di un iPhone?); 4. 20 paia di occhiali da sole di marca». Nello scherzo però è incappato il tabloid cinese Global Times, che ha riportato la notizia come vera, a sua volta rilanciata da tutte le tv e i giornali del Paese asiatico. E tutt’ora circa un miliardo di cinesi sono convinti della sua autenticità.

 

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BOSS IN GONNELLA – Ma non è l’unico caso di questo tipo. Tanto che il Pulitzer delle leggende metropolitane andrebbe senza dubbio assegnato ai giornali cinesi. Tra questi anche un curioso scandalo sexy. Una donna a capo della mafia della città di Chonqing avrebbe avuto un «harem» personale di 16 giovanotti per il suo esclusivo piacere. La «madrina» si sarebbe chiamata Xie Caiping, e oltre a essere l’unica leader della mafia cinese di sesso femminile, sarebbe anche stata cognata del capo della polizia.

 

Avrebbe guidato una gang, organizzato scommesse illegali, nascosto persone per permettere loro di drogarsi, compiuto sequestri di persona e corrotto ufficiali. Ma oltre che abilissima nel violare la legge, sarebbe stata senza freni anche nella sua vita privata, al punto da tenere addirittura 16 uomini tutti per sé. La notizia ha fatto subito il giro dei media cinesi, ma andando a leggere il rapporto della polizia, scrive il sito web chinadaily.com, è scritto solo che Xie Caping conviveva con un ragazzo di 26 anni, cioè di 20 anni più giovane di lei». Impossibile scoprire da dove sia venuto fuori il numero 16.

 

UN VINO «INTREPIDO» – Ma senza andare troppo lontani, anche Milano può vantare diverse leggende metropolitane. Una viene dagli Usa. Nel 2008 la rivista «Wine spectator» ha assegnato il premio per il miglior vino all’osteria L’Intrepido, un ristorante milanese. Un riconoscimento prestigioso da parte di un periodico che dal 1981 ha assegnato «Awards of Excellence» ai ristoranti famosi per le loro eccezionali liste di vini. Per vincere un premio ciascun ristorante deve inviare al «Wine spectator» una lista di vini e pagare una tassa d’iscrizione da 250 dollari. Grazie a cui la rivista guadagna oltre 1 milione di dollari l’anno.

 

Peccato però che l’osteria L’Intrepido non sia mai esistita. Robin Goldestein, autore del libro «Processo al vino», aveva presentato il nome del finto ristorante, con una lista di vini italiani per di più di bassa qualità, per dimostrare che i criteri di assegnazione del premio non erano seri. Eppure il sito Internet osterialintrepido.wordpress.com esiste ancora, con tanto di menu e lista di vini, e di tanto in tanto i turisti americani in visita a Milano chiedono ai passanti in un italiano stentato: «Mi scusi, dov’è l’osteria L’Intrepido?».

 

 

LA LINGUA DEI NIRVANA – A cadere sulla bufala del linguaggio Grunge è stato nientemeno che il prestigioso Times. Nel 1992 ha pubblicato un articolo, in cui si affermava che come tutte le tendenze che si rispettino, chi si riconosceva nella musica dei Nirvana ed era fan di Kurt Cobain aveva creato un vero e proprio slang. E nel linguaggio Grunge, secondo il quotidiano inglese, sarebbero state utilizzate espressioni come «cob nobbler», al posto di «un perdente», «lamestain», che significava «persona poco simpatica», «wack slacks», per dire vecchi jeans strappati, e «swingin’ on the flippity-flop», cioè socializzare con gli amici. Una leggenda che, come sanno gli addetti ai lavori, di tanto in tanto ritorna in vita quando si parla di Grunge.

 

BIMBO EROINOMANE – Un articolo pubblicato sul Washington Post nel 1980 raccontò una storia strappalacrime. Jimmy, un bimbo di soli otto anni, era diventato dipendente dall’eroina dopo essere stato coinvolto in un giro di droga, violenza e disperazione. E a introdurlo all’uso dell’eroina sarebbe stato il convivente della madre. L’autrice dell’articolo descriveva Jimmy come «un tossicodipendente di terza generazione, un piccolo bambino precoce dai capelli del color della sabbia, occhi castani di velluto, e marchi di aghi su tutto il corpo». Sfortunatamente per l’autrice, la storia era scritta così bene che molte persone furono commosse a tal punto da chiedere dove si trovasse Jimmy per poterlo aiutare. L’autrice si rifiutò di dirlo. E così la verità venne a galla: era soltanto una leggenda metropolitana. Ma con nove vite come tutte le bufale che si rispettino.

 

 

 

CONCORSO PER AMANTI – Un quotidiano cinese del Qingdao, Bandao Metropolis News, ha raccontato la storia di un miliardario con cinque amanti che, a causa della crisi economica, ha deciso di «licenziarne» tre. E così ha indetto un concorso, per decidere quale delle cinque salvare. Il concorso assume però una piega tragica quando una delle concorrenti, dopo essere stata eliminata, fa salire in auto il miliardario e le altre quattro amanti e si butta con la macchina da una scogliera.

 

Lei muore nell’incidente, gli altri cinque passeggeri restano gravemente feriti. La storia ha fatto il giro dei media cinesi ed è stata ripresa anche dalla Cnn, sul cui sito web compare ancora come se fosse la pura verità. Peccato che, invece, il giornalista del Bandao Metropolis News che l’ha pubblicata per primo sia stato licenziato perché la storia era completamente inventata.

 

COCCODRILLI NELLE FOGNE – Le fogne di New York sarebbero popolate da un branco di voraci alligatori fuggiti dagli zoo della Grande mela e che ora vivono sottoterra. E’ una tra le bufale più famose riportate dall’Independent in una lista di leggende metropolitane che non muoiono mai. Secondo il quotidiano inglese questa storia è apparsa per la prima volta sulla carta stampata nel 1930, quando il New York Times riportò le dichiarazioni di un ragazzo che diceva di aver visto dei coccodrilli nei sotterranei della città. Nel corso degli anni le segnalazioni dei coccodrilli avvistati nelle fogne della Grande mela si sarebbero moltiplicate e ancora oggi numerosi cittadini americani credono che sotto l’asfalto vivano gruppi di coccodrilli affamati.

 

 

LA MANO LECCATA – Una delle leggende metropolitane che fa più rabbrividire è quella della bambina rimasta a casa da sola perché i genitori si erano assentati per qualche giorno. La notte ha molta paura, anche se per fortuna insieme a lei c’è il suo cane. Durante la notte sente diversi e improvvisi rumori, ma sotto il letto c’era sempre il suo fidato cane lupo che le lecca la mano ogni volta che si sveglia. La mattina la bambina va in bagno e trova il cane con la testa mozzata e che gocciola sangue. Sullo specchio legge la scritta agghiacciante: «Non solo i cani sanno leccare».

 

I CAPELLI DEI MORTI – Tra le bufale celebri c’è anche quella sui capelli e le unghie dei cadaveri che crescono anche dopo la morte. Secondo l’Independent questa leggenda metropolitana risale al ‘600, quando furono riesumati i cadaveri di alcuni soldati che avevano combattuto durante la guerra civile in Inghilterra. Gli operai che portarono a termine la riesumazione sostennero che ai morti erano cresciuti sia i capelli che le unghie.

 

ORGANI ASPORTATI – Molto comune infine anche la leggenda metropolitana che racconta la storia di ragazzi che si sono risvegliati in una vasca da bagno piena di ghiaccio dopo aver fatto baldoria per un’intera notte fuori città. Ben presto i giovani si accorgono di avere sulle spalle grosse cicatrici e che diversi organi sono stati asportati dal loro corpo mentre dormivano. Ad alimentare questo mito anche diverse serie televisive, con simili storie dedicate a medici senza scrupoli.

(Pietro Vernizzi)

 

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