MIRACOLI DELLA CHIRURGIA/ (Video) Protesi facciale, occhi bionici e arti «militari»: quando la medicina supera la fantascienza

- La Redazione

Una protesi facciale ha restituito il volto a una donna americana sfigurata da un colpo di fucile da caccia. E’ l’incredibile storia di Chrissy Steltz, residente a Milwaukie in Oregon. A 16 anni la ragazza, che oggi ne ha 27, è rimasta vittima di un terribile incidente. Durante una festa un amico ubriaco le ha sparato accidentalmente un colpo dritto in viso distruggendole occhi, naso e parti del cranio

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Chrissy Steltz con il figlio

Una protesi facciale ha restituito il volto a una donna americana sfigurata da un colpo di fucile da caccia. E’ l’incredibile storia di Chrissy Steltz, residente a Milwaukie in Oregon. A 16 anni la ragazza, che oggi ne ha 27, è rimasta vittima di un terribile incidente. Durante una festa un amico ubriaco le ha sparato accidentalmente un colpo dritto in viso distruggendole occhi, naso e parti del cranio. E’ sopravvissuta per miracolo. «Non vorrei più che la gente mi fissasse», ha detto Chrissy Steltz alla rete ABC News. Anche se ha perso completamente la vista, riesce a percepire gli sguardi delle persone che ha di fronte. Chrissy è rimasta senza naso, senza occhi e con una profonda cavità in mezzo al viso, che finora ha cercato di nascondere con una mascherina da notte nera. Ma dopo quel tragico incidente undici anni fa ha imparato a leggere il braille; in una scuola per ciechi ha conosciuto il suo ragazzo e la scorsa estate ha dato alla luce un bambino. E per dimostrare che ce la poteva fare come gli altri, ha terminato gli studi con il massimo dei voti.

Tuttavia, Chrissy Steltz aveva un sogno: un viso affinché suo figlio potesse guardarla. E grazie ai chirurghi e alle nuove straordinarie possibilità in campo medico ora ha un nuovo volto. Gli specialisti di chirurgia maxillo-facciale di Eugene hanno infatti utilizzato alcune vecchie foto di Steltz, risalenti a quando aveva 16 anni, e hanno realizzato una protesi che è stata adattata alla sua età attuale. Completa di occhi azzurri, naso e sopracciglia artificiali. Una procedura all’avanguardia, riferisce l’equipe guidata da Eric Dierks. L’impianto di protesi è in silicone, fissato con speciali magneti in titanio alle ossa facciali. Oltre a ciò, la protesi può essere tolta e riaggiustata in ogni momento. La nuova faccia è costata 80mila dollari, una spesa che l’assicurazione sanitaria non ha voluto accollarsi visto che per loro si trattava di un’«operazione di bellezza». In soccorso è arrivato il team di medici che ha deciso di regalarle la protesi. E Crissy oggi è al settimo cielo: «Dopo undici anni ho di nuovo un viso e la gente, ma soprattutto mio figlio, non mi vedono più come un mostro».

 

L’OCCHIO BIONICO – Quello di Chrissy Steltz non è però l’unico caso in cui i chirurghi hanno dimostrato di poter fare miracoli grazie all’utilizzo di protesi. Tra i risultati più sorprendenti, l’occhio bionico che ha permesso a un uomo cieco di 73 anni di riacquistare la vista dopo 30 anni che non ci vedeva. Ron , questo il nome del paziente inglese, è stato operato nel 2008 al Moorfield’s eye hospital di Londra, anche se la notizia è stata divulgata solo diversi mesi dopo dalla Bbc. Grazie all’occhio bionico, chiamato Argus II, oggi Steltz può camminare per strada e vestirsi senza bisogno di nessun aiuto. Argus II funziona grazie a una telecamera e a un video-processore montati su occhiali da sole, che inviano le immagini catturate via wireless a un minuscolo ricevitore all’esterno dell’occhio. A sua volta il ricevitore trasmette i dati attraverso un cavo molto sottile a un insieme di elettrodi collocati sulla retina. Quando questi elettrodi sono stimolati inviano messaggi lungo il nervo ottico al cervello, che è in grado di distinguere contorni luminosi e punti scuri corrispondenti agli elettrodi stimolati.

 

 

Altrettanto sorprendente l’intervento cui è stato sottoposto Hayden Allen, un uomo rimasto paralizzato dopo un incidente in moto cinque anni fa, che gli ha lesionato la spina dorsale. I medici gli avevano annunciato che non avrebbe mai più camminato, ma grazie al dispositivo messo a punto da una compagnia neozelandese nel giugno scorso è riuscito a scendere dalla carrozzina e a rimettersi sulle sue gambe. Il signor Allen è stato uno dei primi al mondo a utilizzare Rex, abbreviazione di Robotic Exoskeleton, un paio di gambe robotizzate che supportano e assistono una persona che abitualmente ha bisogno di una carrozzina. Permettendole di alzarsi in piedi, camminare e salire e scendere gradini e pendii. «Non dimenticherò mai la sensazione provata mentre per la prima volta i miei piedi riprendevano a camminare sotto di me -, ha dichiarato Allen al quotidiano inglese Daily Mail -. Le persone mi dicono “guarda in alto mentre cammini”, ma io non riesco a smettere di fissare i miei piedi che si muovono».

 

 

 

Un’altra delle più sensazionali scoperte per quanto riguarda le protesi artificiali è stata messa a punto in ambito militare. Durante le guerre in Iraq e Afghanistan infatti numerosi soldati Usa sono rimasti senza braccia o gambe a seguito dell’esplosione di mine. Al punto che la Defense Advanced Research Projects Agency (Darpa) dell’Esercito Usa ha dato vita a un rivoluzionario programma per la creazione di protesi. Uno di questi è il braccio artificiale che può essere controllato naturalmente. Il Darpa ha affidato a un team internazionale, guidato dal Laboratorio di fisica applicata della Johns Hopkins University, il compito di sviluppare questo ambizioso progetto. Dal 2007 gli scienziati stanno lavorando per creare delle braccia artificiali che funzionino esattamente come quelle naturali.

 

Riuscendo per ora a realizzare Proto 1, un prototipo della prima protesi di braccio che può essere controllato naturalmente, con tanto di percezione tattile e un livello avanzato di libertà di movimento. Proto 1 è un sistema di arti completo che include anche un ambiente virtuale utilizzato per l’allenamento dei pazienti, la configurazione clinica e la registrazione dei movimenti. E a rendere unica la sperimentazione di Proto 1 è il fatto che utilizza i nervi residui degli arti amputati e delle regioni di muscoli inutilizzati in prossimità delle parti ferite, per trapiantarli collegandoli direttamente alle sezioni elettroniche delle protesi. Questa procedura consente un utilizzo più intuitivo del braccio artificiale e una sensazione naturale di contatto e forza nell’afferrare gli oggetti.

 

 

 

E mentre gli scienziati Usa stanno lavorando per rendere il braccio bionico sempre più perfetto, il Darpa lo sta mettendo a disposizione dei militari Usa rimasti feriti. Il progetto ha ottenuto finora 100 milioni di dollari di investimenti, e ci stanno lavorando 300 esperti tra ingegneri, neurologi e psicologi.Ma a beneficiare delle ricerche del Darpa sono anche civili sfigurati da incidenti sul lavoro. Jesse Sullivan, un uomo di Dayton, nel Tennessee, nel 2001 ha perso entrambe le braccia per una scarica di 7mila volt. Sullivan stava lavorando come addetto guardafili sui cavi di alta tensione. Nel 2008 i medici del Rehabilitation Institute di Chicago (Ric) hanno utilizzato i nervi estratti dalle braccia amputate di Sullivan per collegarli ai muscoli del suo torace e alle protesi delle braccia. Oggi Sullivan può mangiare con la forchetta, afferrare una tazza, dipingere i muri di casa o guidare un tagliaerba. E come se non bastasse, le protesi di Sullivan sono provviste di una pelle in tutto simile a quella naturale, realizzata grazie alle ultime scoperte nel campo delle nanotecnologie, che consentono all’ex elettricista di avvertire il caldo, il freddo e la forma degli oggetti.

 

E se grazie a queste nuove scoperte gli uomini rimasti mutilati possono condurre una vita più normale, di recente questo è diventato possibile anche per gli animali. Emblematico il caso di Oscar, il «gatto bionico». Un micio inglese dal pelo nero e gli occhi verdi lo scorso ottobre ha perso le due zampe posteriori falciate da una mietitrebbia. I medici sono però intervenuti prontamente, fornendogli due pioli metallici ricurvi che ora gli consentono di saltellare come prima. Noel Fitzpatrick, un chirurgo neuro-ortopedico di Eashing, 35 miglia a sudovest di Londra, gli ha fornito infatti due protesi leggermente flessibili, che imitano il modo naturale con cui i gatti camminano. Fitzpatrick ha dichiarato che lui e gli ingegneri biomedici hanno disegnato le zampe artificiali in modo che fossero fuse alle ossa e alla pelle. «Questo consente alle protesi di oscillare sulla cima degli arti dell’animale per fornirgli un’andatura effettivamente normale – ha osservato Fitzpatrick -. Oscar ora corre e salta quasi come dovrebbe fare qualsiasi gatto».

 

(Pietro Vernizzi)

 

  



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