MEDICINA/ Dimesso Oscar, il primo uomo a subire un trapianto integrale del volto. L’agonia di 5 anni, e la sfida dell’operazione

- La Redazione

Oscar, il primo paziente ad aver subito un trapianto integrale di volto, è stato dimesso ed è apparso in pubblico. 5 anni fa un colpo di arma da fuoco gli distrusse la faccia e le funzioni basilari, come mangiare e respirare. Non gli restava che correre il rischio e sottoporsi alla prima operazione del genere.

oscar-tapiantoR375

«Vorrei ringraziare tutto il team medico. La famiglia del donatore, e soprattutto i miei familiari che mi hanno aiutato fino alla fine»: così, con poche semplici parole, Oscar, questo il suo nome, si è presentato, ieri, per la prima volta in pubblico, nel corso di una conferenza stampa. Si tratta del 31enne, oggi dimesso, che 5 anni fa, perse ogni tratto facciale e le funzioni del viso, in seguito ad un tragico incidente. Dei colpi d’arma da fuoco, esplosi accidentalmente, distrussero la sua faccia. Il 20 marzo scorso, 30 specialisti dell’ospedale Vall d’Hebron di Barcellona, visto l’aggravarsi continuo delle sue condizioni, si decisero per l’extrema ratio. Guidati dal capo della divisione di Chirurgia Plastica e Ustionati, Joan Pere Barrett, si giocarono il tutto per tutto. Impiantarono su oscar naso, labbra, denti, mascella superiore, mandibola zigomi, palato, muscoli facciali, nervi e pelle nuovi, provenienti da un anonimo donatore. Un’intervento del genere, di tale entità, non era mai stato tentato fino ad allora.

– Nei 5 anni precedenti il trapianto, il giovane era stato sottoposto a 9 dolorosissimi interventi chirurgici. Con questi, i medici avevano provato a ripristinare le principali funzioni legate al movimenti e ai muscoli facciali. Tutto invano. Oscar non riusciva a parlare, non riusciva a mangiare – si cibava con delle cannule –  deglutiva a stento. Il respiro si faceva sempre più affannoso. L’incidente gli aveva procurato tali deformazioni, da rendergli la vita impossibile. Agli specialisti non rimaneva scelta. Oscar sarebbe stato sottoposto al primo trapianto totale di faccia. Sebbene il procedimento fosse tutt’altro che esente da rischi e complicazioni.

 

Enormi i rischi di rigetto. Per non parlare di quelli legati agli effetti sulla psiche. Gli specialisti sapevano bene che alla medicina non si possono chiedere più miracoli in una volta. L’intervento, già di per sé, comportava un elevato grado di pericolosità per la vita del paziente. Se fosse riuscito, Oscar avrebbe dovuto, in ogni caso, sperimentare una drammatica realtà: quella di guardarsi ogni giorno allo specchio, e vedere il viso di un’altra persona, dover convivere con le fattezze di uno sconosciuto senza più identificare nella propria immagine riflessa, la propria identità. Quando Oscar decise che così non poteva andare avanti, e si disse pronto, i medici procedettero.

 

– Il 20 marzo è il giorno dell’operazione. L’équipe del Vall d’Hebron teme, più di ogni altra cosa, che la vascolarizzazione non si riattivi del tutto. I tessuti del donatore sono conservati nel medesimo liquido utilizzato per il trapianto di altri organi. Iniziano a impiantare su Oscar, uno per uno, gli elementi che costituiranno la sua nuova faccia. Mascella, naso, zigomi, muscoli, la lingua, e i nervi, fino all’epidermide. 24 ore di lavoro estenuante, senza un attimo di sosta. Quando comprendono che la circolazione sanguigna è ripresa, tirano un sospiro di sollievo. L’operazione è riuscita.

 

Il 23 aprile scorso, gli specialisti spagnoli comunicano al mondo il risultato dell’operazione. Un successo. Dichiarano che la «maschera» trasferita sul paziente si è adattata al tessuto osseo del paziente. E, notizia gradita e inattesa, non consiste in una replica del viso del donatore, non gli assomiglia. La struttura ossea del paziente è differente, e le sue nuove sembianze ricordano le precedenti. Ci sono «similitudini tra il nuovo volto ed i tratti del giovane prima dell’incidente», dichiara il dottor Joan Pere Barrett, in conferenza stampa, riportando le parole dei genitori del 31enne. Oscar, prima di subire il trapianto, era stato seguito da un team di psicologi, che lo avevano predisposto al nuovo corso della sua vita. «Si è guardato allo specchio, quando è stato giudicato pronto per farlo e lui stesso se l’è sentita; ha reagito bene ed è rimasto tranquillo e soddisfatto» riferisce il dottor Barret. Aggiungendo che, nel giro di pochi mesi, seguito, monitorato ed effettuando una costante riabilitazione psico-motoria e linguistica, potrà riprendere una vita normale

Le promesse sono state mantenute. A poco più di tre mesi dalla prima conferenza stampa, nonostante due respingimenti acuti, uno dopo quattro settimane e un altro tra il secondo e il terzo mese, i progressi aumentano di giorno in giorno, le complicazioni vengono risolte di volta in volta e tutto sembra essere andato a buon fine. Anche al di là delle più rosse aspettative . Oscar è «il migliore dei pazienti che un medico avrebbe potuto avere. Non solo perché, in questi mesi, si è dimostrato molto costante e «collaborativo», ma ha anche perché possiede una grande «forza fisica e mentale», ha dichiarato il dottor Barret, come riporta il quotidiano spagnolo El Mundo. .

 

 CLICCA QUI O SUL SIMBOLO >> QUI STTO 

La sorella, che ha risposto alle domande al posto di Oscar, consultandolo con lo sguardo –  sempre come riporta El Mundo -, ha dichiarato che «è felice e che, con il suo nuovo volto, si trova a proprio agio». Tra poco tornerà, sembra, alle sue vecchie passioni, ciò che gli è mancato più di ogni altra cosa in questi anni:  la caccia e la pesca. «Oscar – ha continuato la sorella – ora cammina per strada, senza curarsi di chi lo guarda, si siede a tavola e mangia con noi». Il 31enne tornato alla vita, è adesso in grado di muovere le sopracciglia, le palpebre superiori, la mascella e parte delle guance. Secondo il dottor Barrett il recupero della mobilità totale dei muscoli del viso è «un processo lento che può durare tra i 12 e i 18 mesi dopo l’operazione».

Il medico che ha guidato l’impresa, ha dichiarato che sta valutando dei casi simili a quello di Oscar. Quando gli è stato chiesto se non intenda dar vita ad un dipartimento che si occupi di trapianti di faccia, diventando un pioniere nel campo, non lo ha escluso, pur non entrando nel merito ma sostenendo che, eventualmente, non dipenderà unicamente da lui o dall’ospedale.

 

Leggi anche: MEDICINA/ Una ricerca spiana la strada al vaccino contro la celiachia, di A. Banfi

 

Leggi anche: MEDICINA/ Rigenerare il cuore? La lunga strada per arrivare all’utilizzo delle staminali adulte

 

Leggi anche: VIDEO DONNIE FRITTS/ L’uomo senza faccia. Il video con le immagini shock


© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori