PERSONAGGIO DA ROMANZO/ Il Gobbo di Notre Dame è esistito realmente: Hugo lo incontrò nel 1820 e decise di ispirarsi a lui

- La Redazione

Il Gobbo di Notre-Dame è esistito realmente. Victor Hugo lo aveva incontrato. Ma non è l’unico. Anche il Signore della guerra interpretato da Nicolas Cage, o l’Hannibal de Il silenzio degli innocenti, si ispirano a uomini vissuti per davvero

Gobbo375

Il Gobbo di Notre-Dame è esistito realmente. Nel suo romanzo, «Notre-Dame de Paris», lo scrittore francese Victor Hugo si è ispirato a un personaggio reale per descrivere la figura di Quasimodo. E ora si è scoperto chi è. Si tratta di uno scultore-capo – naturalmente gobbo – impiegato nei lavori di restauro della cattedrale parigina svolti a inizio Ottocento e soprannominato dai suoi uomini Le Bossu. Lo sostengono gli esperti della Tate, galleria inglese d’arte moderna, dopo avere studiato i manoscritti di Henry Sibson (1795-1870), scalpellino inglese che lavorò in Francia su appalti commissionati dal governo. Il diario, diviso in sette volumi e scritto a mano, è stato comprato dalla Tate nel 1999 e da oggi sarà esposto al pubblico nella Hyman Kreitman Reading Room della Tate Britain. 

Dopo aver litigato con i capimastri del cantiere di Notre-Dame, Sibson si trova senza lavoro e decide di rivolgersi alle «botteghe» che si occupavano delle statue più grandi su commissione del governo francese. «Qui – rivela – trovai Trajan, una delle persone più gentili che abbia mai incontrato. Lavorava come incisore per lo scultore-capo, il cui nome non mi ricordo. Era gobbo e non amava mischiarsi con gli incisori: gli scalpellini gli avevano dato il soprannome di Le Bossu». Alla fine Sibson è assunto nella sua equipe e si reca nella cittadina di Dreux.

 

L’INCONTRO TRA IL GOBBO E HUGO – «Gli scultori e gli incisori descritti nel diario di Sibson – rivelano i ricercatori della Tate Gallery – lavoravano in un atelier vicino alla École des Beaux Arts situata nel sesto arrondissement di Parigi. Si sa che negli anni Venti del’Ottocento Victor Hugo abitava proprio in quel quartiere: visto il suo interesse per i lavori di restauro di Notre-Dame e la vicinanza con la bottega è possibile che Hugo avesse visto, o persino conosciuto, Trajan e il suo capo il gobbo». Circostanza che viene rafforzata dal fatto che in una prima versione de «I Miserabili» il protagonista del romanzo era stato battezzato da Hugo Jean Trajean, divenuto Jean Valjean solo nella versione successiva.

 

– Ma il Gobbo di Notre-Dame non è l’unico personaggio di opere di fantasia ispirato a persone vissute realmente. Emblematico il caso di Viktor Bout, che ha ispirato il film «Lord of War» con Nicolas Cage. Qualche anno fa, per sapere che faccia avesse Viktor Bout, bisognava mettere le mani su un vecchio passaporto con il timbro dell’Unione Sovietica. Oggi la sua foto è su tutti i giornali del mondo. Maglia arancio, manette ai polsi, sguardo distante. Viktor Bout è il Signore della guerra, il più grande trafficante d’armi degli ultimi cent’anni. La polizia lo ha catturato nel marzo 2008 in una stanza del Sofitel di Bangkok, in Thailandia, mentre trattava con due agenti della Cia camuffati da soldati delle Farc. «Non ho commesso alcun crimine. Non sono un terrorista. Mi hanno incastrato perché gli Stati Uniti non vogliono che la Thailandia abbia rapporti con la Russia», le sue uniche dichiarazioni.

 

Bout è un vero imprenditore della guerra e parla cinque lingue. Non ha biografie ufficiali. Il passaporto dice Bout, Viktor, nato a Dushanbe, Tagikistan, nel 1967. Oppure ad Ashgabat, in Turkmenistan, come ha detto durante un’intervista a una radio russa nel 2002, o in Ucraina, come risulta da un rapporto dei servizi segreti sudafricani. Il nome è soltanto un’etichetta da inserire o togliere a seconda dei casi e lui ne ha avuti tanti. Vadim S. Aminov, Victor Anatoliyevitsch Bout, Victor S. Balkunin, Victor Butt. A marzo, quando lo hanno preso, il New York Times gli ha messo alle costole sei reporter: uno in Russia, uno in Inghilterra, tre negli Stati Uniti e uno in Thailandia. Con poca fortuna. Hanno scoperto soltanto che ha una moglie, forse anche una figlia, che vive a Mosca e che il fratello maggiore, Sergei, lavora nella società di famiglia.

 

L’IDIOTA SAPIENTE DI RAIN MAN – Anche un altro film celebre, Rain man con Dustin Hoffman e Tom Cruise, si è ispirato a una persona reale. Il vero Raimond Babbitt è infatti Kim Peek, morto all’età di 58 anni il 19 dicembre scorso. Peek era affetto dalla «sindrome dell’idiota sapiente», con una straordinaria memoria e disturbi dello sviluppo psicologico dovuti a una congenita deformazione del cervello. Secondo suo padre Fran, era in grado di svolgere attività mnemonica sin dall’età di 16-20 mesi. Imparava a memoria i libri che leggeva, dopodiché, per segnalare che li aveva finiti, li posava rovesciati sulla mensola, un’abitudine che ha conservato anche da adulto. Leggeva un libro in un’ora circa, e si ricordava circa il 98% di tutto quello che aveva letto, memorizzando un’enorme quantità d’informazione nei più disparati campi, dalla storia alla letteratura, dalla geografia alla matematica, dagli sport alla musica alle date.

 

 

 

Conosceva a memoria circa 12.000 libri. Peek riusciva a fare a mente anche calcoli complessi, una capacità che gli tornava utile nel suo lavoro quotidiano, che consisteva nello stilare buste-paga. Peek ha imparato a camminare solo all’età di 4 anni, e aveva una deambulazione sghemba. Non era in grado di abbottonarsi la camicia ed era in difficoltà in altre attività motorie. Nei test psicologici generali, Peek si era rivelato ben al di sotto della media come QI, ma aveva ottenuto punteggi altissimi in alcuni sotto-test. I discordanti risultati hanno condotto alla conclusione che tali test non fossero gli strumenti adatti per valutare le capacità di Peek. Peek ha ispirato lo scrittore Barry Morrow quando ha scritto Rain Man, il film del 1988 che ha vinto quattro Academy Awards. Fran Peek ha detto che suo figlio Morrow ha incontrato a un convegno nei primi anni ‘80 lo scrittore e che Kim è riuscito a ricordare a memoria esattamente tutto ciò che aveva ascoltato in quell’occasione. Gli scienziati della Nasa avevano tenuto sotto osservazione Peek, sperando che la tecnologia utilizzata per studiare gli effetti dei viaggi nello spazio sul cervello potesse contribuire a spiegare le sue abnormi capacità mentali.

 

– Meno rassicurante il fatto che anche il personaggio di Hannibal Lecter, protagonista del film «Il silenzio degli innocenti», esista realmente, anche se per fortuna si trova al sicuro nell’infermeria di una prigione. Si tratta di Robert Maudsley, serial killer che ha ucciso quattro persone, di cui tre in prigione dopo essere stato condannato all’ergastolo per il primo delitto. Di uno dei tre uomini uccisi in prigione ha mangiato il cervello, un’azione che in Gran Bretagna gli ha guadagnato l’epiteto di Hannibal the Cannibal. Non appena si è diffusa la notizia che Maudsley è gravemente malato, si è scatenata una macabra asta. Gli scienziati inglesi e americani specialisti in ricerche sul sistema cerebrale vogliono acquistarne il cervello sul quale effettuare esperimenti.

 

 

 

Il ministro della Sanità del Regno Unito ha ricevuto fino ad ora un’offerta equivalente a 38.000 euro ma si prevedono rilanci fino al doppio della cifra raggiunta. Maudsley però non è un criminale come gli altri: pur essendo stato giudicato «malato di mente» quando fu arrestato ventisette anni fa per la prima delle sue quattro uccisioni, ha rivelato negli esami medici ai quali è stato sottoposto un quoziente di intelligenza altissimo. Inoltre è esperto di musica, di poesia e di arte. A chi lo aveva conosciuto prima del suo arresto, era apparso educato, per nulla violento, addirittura gentile. Quando fu portato dinanzi ai giudici nel 1976, per avere strangolato un operaio, non riuscì a trovare ragioni per il delitto e si disse contrito.

 

L’INCUBO DEI GALEOTTI – Ammise che non c’erano state provocazioni. Non conosceva neppure la sua vittima. Ma poco dopo essere stato rinchiuso in un carcere equivalente ad un manicomio criminale, a Bradmoor, prese in ostaggio un altro galeotto. Gli spaccò la testa con un bastone, con molta calma gli estrasse il cervello e lo mangiò lentamente con il cucchiaino. Il suo commento: very good, molto buono. Da allora fu sottoposto a sorveglianza speciale, ma riuscì a trarre una imboscata ad altri carcerati e ne uccise brutalmente altri due. Dopo l’ultimo dei suoi delitti fu messo in isolamento.

 

 

 

Due guardiani lo accompagnavano ogni giorno per una passeggiata di un’ora. Lui parlava pochissimo. Da oltre un mese è stato trasferito in infermeria dove è soggetto a controlli medici giornalieri. I suoi comportamenti si erano rivelati spesso "sorprendenti". Anche il suo umore. In certi momenti sembrava sereno e tranquillo. In altri aveva una espressione preoccupata. Forse quelli erano gli attimi nei quali si rendeva conto degli omicidi compiuti. Ma secondo alcuni psicologi che lo hanno esaminato negli ultimi tempi Maudsley puntava sempre a dimenticare i suoi crimini.

 

Infine Leatherface (o, talvolta, Faccia di cuoio per le versioni italiane), serial killer della saga di film horror "Non aprite quella porta", interpretato dall’attore Gunnar Hansen. Anche Leatherface è realmente esistito ed è stato un serial killer statunitense morto nel 1984. Si chiama Ed Gein, soprannominato il macellaio di Plainfield. La particolarità e la bizzarria dei suoi crimini hanno sconvolto il mondo. Dopo la morte del fratello nel 1944, avvenuta in circostanze misteriose, sei persone scomparvero dalle città del Wisconsin di La Crosse e Plainfield tra il 1947 e il 1957. Gein è stato associato solo a due di essi, anche se è sospettato di ulteriori delitti.

 

 

GUARDA IL VIDEO 

 

 

 

 

Leggi anche: ARCHEOLOGIA / Scienzati Usa studiano i Maya con la tecnologia Nasa e scoprono che la vera data della profezia non è il 2012

Leggi anche: FINE DEL MONDO/ Le sei apocalissi descritte dalla scienza che fanno impallidire la profezia Maya del 2012

Leggi anche: MEDICINA/ Dimesso Oscar, il primo uomo a subire un trapianto integrale del volto. L’agonia di 5 anni, e la sfida dell’operazione

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori