STEPHEN HAWKING/ L’astrofisico: Dio non è necessario per spiegare la nascita dell’Universo

- La Redazione

Secondo lo scienziato inglese Stephen Hawking, Dio non sarebbe necessario per spiegare l’origine dell’universo. L’astrofisico lo sostiene nel suo ultimo libro, di cui il Times anticipa alcuni estratti. Le dichiarazioni di Hawking, che però non si addentra nello spiegare il perché dell’esistenza, stanno facendo discutere

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Secondo lo scienziato inglese Stephen Hawking, Dio non sarebbe necessario per spiegare l’origine dell’universo. L’astrofisico lo sostiene nel suo ultimo libro, di cui il Times anticipa alcuni estratti. Le dichiarazioni di Hawking, che però non si addentra nello spiegare il perché dell’esistenza, stanno facendo discutere. Pur essendo già state anticipate in diverse altre occasioni, le sue posizioni arrivano infatti a pochi giorni dalla visita del Papa Benedetto XVI in Gran Bretagna.

La creazione dell’universo, scrive lo scienziato, è stata semplicemente una conseguenza inevitabile delle leggi della fisica. «Poiché esistono leggi come quella della gravità – sostiene il matematico nel libro di cui è coautore il fisico americano Leonard Mlodinow – l’universo può essere stato creato dal nulla». Considerando che è altamente probabile che esistano non solo altri pianeti simili alla Terra ma addirittura altri universi, Hawking sostiene che se Dio avesse voluto creare l’universo allo scopo di dare vita all’uomo, non avrebbe avuto senso aggiungere tutto il resto. «La creazione spontanea è il motivo per cui c’è qualcosa e non il nulla, per cui l’Universo esiste, per cui noi esistiamo. Grazie alla legge di gravità, l’Universo può crearsi e si crea dal nulla. È inutile, perciò, chiamare in causa Dio per fargli toccare il cielo e fargli caricare la molla del meccanismo dell’Universo». Afferma sempre Hawking nel suo ultimo volume, tra alcuni giorni in libreria, The Grand Design (Il processo grandioso).

«CONVERSIONE» ALL’ATEISMO – Hawking è uno scienziato di grande fama, noto anche al pubblico che non si interessa di astrofisica per la sua terribile disgrazia. Più di una volta lo si è visto in televisione con il suo povero corpo devastato da una malattia degenerativa del sistema nervoso che lo obbliga a muoversi su una sedia a rotelle e chi gli permette di comunicare solo attraverso un sintetizzatore. Una decina d’anni fa, Hawking, nel suo libro Una breve storia del tempo, aveva sostenuto che non c’è incompatibilità tra un Dio creatore e la comprensione scientifica dell’Universo. «Se arrivassimo a scoprire una teoria completa sarebbe il trionfo definitivo della ragione umana perché così avremo modo di conoscere la mente di Dio», aveva scritto nel libro appena ricordato, pubblicato nel 1998. Ma in quest’ultimo, The Grand Design, la tesi in parte differente: non c’è bisogno di un Dio per capire la formazione dell’universo e della nostra presenza su questa Terra.

Una rivoluzione, ma soltanto apparente, secondo quanto spiega al Sussidiario l’astrofisico Piero Benvenuti, «è vero che il pensiero scientifico può procedere indipendentemente dalla fede in un Dio creatore, ma quella di Hawking è un’evidente mossa commerciale. Le sue affermazioni non sono nuove, ma il suo vero obiettivo è sfruttare la visita del Papa in Gran Bretagna per guadagnare con le vendite del suo libro. E soprattutto, commette due errori imperdonabili da un punto di vista scientifico. In primo luogo, sostiene la possibilità di arrivare a conoscere ogni cosa grazie alla fisica, mentre è chiaro da tempo che il pensiero scientifico continua a progredire senza mai arrivare a un punto d’approdo definitivo. Inoltre, confonde la creazione dell’Universo con un evento spazio-temporale. E questa è una vera cantonata, perché come spiegava Einstein senza Universo non esiste neanche il tempo».

 

Stefano Zecchi sul Giornale afferma invece che «se il grande astrofisico ricordasse un po’ della filosofia studiata nel primo anno di liceo non dimenticherebbe che una delle tesi più note del materialismo classico, che ha attraversato la cultura moderna (Karl Marx, per esempio, ne è un grande estimatore), è quella del greco Democrito. La sua teoria delle klinamen, spiegava l’origine del mondo dal contatto di particelle di materia, che si incontrano a causa di una determinata inclinazione, formando il Tutto, così a caso, senza un disegno divino». E aggiunge Zecchi: «La storia del materialismo senza Dio è tanto vecchia quanto la sua confutazione. Ma Hawking intende offrirci una teoria scientifica incontrovertibile, di fronte alla quale si devono tutti genuflettere. Se il grande astrofisico Hawking ricordasse un po’ di filosofia classica, capirebbe che il problema non è la spiegazione dell’origine del mondo, ma il suo significato».

Sul Times invece l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, replica a Hawking: «La fede in Dio non serve a riempire un vuoto nella spiegazione di come una cosa si colleghi all’altra all’interno dell’Universo. E’ piuttosto la convinzione che c’è un fattore intelligente e vivente dalla cui attività ogni cosa ultimamente dipende per la sua esistenza. La fisica da sola non risolverà mai la questione sul perché ci sia qualcosa e non invece il nulla». Una confutazione di Hawking viene anche da Vincent Nichols, capo della Chiesa cattolica in Inghilterra e Galles, lord Sacks, rabbino capo, e Ibrahim Mogra, imam di spicco e presidente della commissione del Consiglio musulmano della Gran Bretagna. «La scienza si occupa di spiegare, la religione di interpretare… La Bibbia semplicemente non è interessata a descrivere come si sia originato l’Universo».

 

Nel suo nuovo libro Hawking respinge la teoria di Isaac Newton secondo cui l’Universo non avrebbe iniziato a formarsi in modo spontaneo, ma sarebbe stato messo in moto da Dio. Nel giugno di quest’anno il professor Hawking ha dichiarato durante una serie di Channel 4 di non credere che esista un Dio personale: «La questione è: il modo con cui l’Universo si è originato è stata scelta da Dio per ragioni che non possiamo capire, o è stata determinata dalle leggi della scienza? Io credo alla seconda ipotesi. Se volete, potete chiamare “Dio” le leggi della scienza, ma non sarà un Dio personale che potrete incontrare, e cui potrete fare delle domande».

E se Hawking non crede in Dio, in compenso si può «consolare» dichiarando la sua fiducia nell’esistenza degli alieni. Gli alieni? Certo che esistono, è quasi sicuro. Parola di Stephen Hawking, l’astrofisico britannico famoso per le sue tesi spesso anticonformiste. Lo scienziato però avverte: l’umanità non deve in nessun caso entrare in contatto con loro – ciò potrebbe essere devastante. La star della fisica presenta in un nuovo documentario tv i suoi pensieri sull’universo e le forme di vita extraterrestri. Hawking ha spiegato infatti di recente che «per il mio cervello matematico i numeri da soli fanno pensare che è perfettamente razionale l’esistenza di alieni».

 

E ha aggiunto: «Il contatto con la vita aliena potrebbe essere disastroso per la razza umana». Il motivo? Gli alieni potrebbero tentare di sfruttare la nostra Terra per le sue risorse, per poi proseguire. Lo scienziato paragona tale situazione con quella della scoperta dell’America nel 1492: «Quando Colombo sbarcò in America, le cose non sono più andate così bene per gli indigeni». Hawking ha in mente degli alieni-nomadi che, dopo aver esaurito tutte le risorse del proprio pianeta, vanno a caccia attraverso le galassie di altri pianeti da sfruttare. Oltretutto, immagina l’esperto: «Questi esseri potrebbero sottomettere e colonizzare i pianeti a bordo di navi giganti». E sottolinea: «Basta guardare a noi stessi per vedere come potrebbe svilupparsi la vita intelligente in qualcosa che non vorremmo incontrare».

(Pietro Vernizzi)
 

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