ANNIVERSARIO METEO/ 150 anni dall’invenzione del meteo: ma arriveremo mai alle previsioni del tempo perfette?

- La Redazione

Il 6 settembre 1860 il Times pubblicava per la prima volta nella storia le previsioni del tempo. Dietro a questa novità assoluta ci sono le ricerche di Robert FitzRoy, vero pioniere della meteorologia che ha reso le previsioni una realtà. Ma cosa è cambiato da allora?

METEO_R375

Il 6 settembre 1860 il Times pubblicava per la prima volta nella storia le previsioni del tempo. Dietro a questa novità assoluta ci sono le ricerche di Robert FitzRoy, vero pioniere della meteorologia che ha reso le previsioni una realtà. Ma cosa è cambiato da allora?

– Se grazie ai progressi della scienza le previsioni oggi sono diventate più precise, molto si deve a chi ha inaugurato la meteorologia, sfidando lo scetticismo di esperti e gente comune. Il viceammiraglio FitzRoy, che realizzava le previsioni basandosi su una rete di rilevazioni estesa su tutta la Gran Bretagna, a partire dal 1861 iniziò a pubblicare le sue previsioni con cadenza quotidiana, sempre sul Times, che ieri ha celebrato lo scienziato in prima pagina. Entrato nella Marina militare all’età di 12 anni, FitzRoy è famoso anche per avere accompagnato Charles Darwin nel famoso viaggio lungo i mari di mezzo mondo che lo portò a formulare la teoria dell’evoluzionismo.

Ma il campo in cui il viceammiraglio si dimostrò un precursore fu quello delle previsioni del tempo, anche se FitzRoy impara presto quanto quello del meteorologo sia un compito ingrato.

Il pubblico si ricordava infatti solo le previsioni sbagliate, e spesso i lettori scrivevano lettere al vetriolo per protestare vivacemente ogni volta che FitzRoy non indovinava. Infatti, le sue previsioni fanno sì che spesso le imbarcazioni, a causa del rischio di tempeste, non possano uscire dai porti, e questo gli inimica presto i proprietari dei pescherecci, che in questo modo temono di vedere ridotto il loro volume di affari.

 

Al contrario, i comuni pescatori considerano FitzRoy come un eroe, in quanto grazie alle sue previsioni sono salvate molte vite umane. Il tono delle critiche nei suoi confronti diventa però così aspro da farlo cadere in depressione, e la mattina del 30 aprile 1865 decide di farla finita tagliandosi la gola con il rasoio. Nonostante le critiche dei suoi contemporanei, nella storia della meteorologia FitzRoy è stato riconosciuto come un gigante delle moderne previsioni del tempo.

L’INVENZIONE DEL METEO – Un compito cui si dedica con costanza a partire dal 1854, quando su segnalazione del presidente della Royal Society è nominato capo del nuovo dipartimento incaricato di raccogliere le osservazioni sul tempo nei mari intorno all’Inghilterra. Si tratta della prima struttura pubblica nata con questo compito, da cui più tardi nascerà il Meteorological Office attivo ancora oggi in Gran Bretagna. E FitzRoy la organizza incaricando i capitani della Marina britannica di raccogliere informazioni sul tempo mentre si trovano al largo, con strumenti testati e forniti loro per le rilevazioni.
 

FitzRoy rielabora poi personalmente i dati raccolti dalle imbarcazioni. Tra le invenzioni del meteorologo, c’è quella di un modello innovativo di barometro, che dietro sua raccomandazione è installato in ogni porto inglese, in modo che gli equipaggi possano consultarlo prima di mettersi in mare.

 

 

 

L’UTILIZZO DEL TELEGRAFO – A FitzRoy è attribuita l’ideazione di diversi altri tipi di barometro, che sono diventati molto diffusi e hanno continuato a essere prodotti nel 20esimo secolo. Ma la prima volta che a FitzRoy viene l’intuizione di sviluppare in modo sistematico quelle che poi diventeranno le classiche previsioni del tempo è stato nel 1859, quando una terribile tempesta fa naufragare la nave Royal Charter.

FitzRoy escogita quindi dei diagrammi con l’evoluzione del tempo. Colloca inoltre 15 stazioni di rilevamento sulla terraferma, utilizzando il telegrafo per trasmettere relazioni quotidiane sulle condizioni del tempo a orari prefissati.

Grazie alle sue scoperte, oggi la meteorologia ha compiuto numerosi passi avanti. Come ricorda il sito meteo.it, le previsioni elaborate ogni giorno nei centri meteorologici di tutto il mondo sono un connubio ben riuscito tra le conoscenze più aggiornate delle leggi fisiche dell’atmosfera e gli strumenti più sofisticati messi a disposizione oggi dalla scienza e dalla tecnica. Per l’impostazione rigorosamente scientifica del problema delle previsioni meteorologiche, si è dovuto attendere gli anni ’70, quando la potenza di calcolo raggiunta dai computer ha permesso la risoluzione diretta delle equazioni usate per le previsioni del tempo.

 

Da allora, il miglioramento delle previsioni meteorologiche è andato di pari passo con l’aumento delle performance dei computer.

Una limitazione alla prevedibilità del tempo deriva però ancora dalla grave carenza di punti di osservazione, dalla cattiva conoscenza di numerosi processi fisici, e dai limiti delle tecniche di risoluzione delle equazioni. Ma, a parte ciò, esiste un limite intrinseco alla prevedibilità del tempo? In altre parole, sarebbe possibile effettuare previsioni perfette per un qualsivoglia intervallo di tempo? Insomma, sarà possibile nel futuro prevedere, con un mese di anticipo, che tempo farà a Roma alle ore 14 del 2 aprile? La risposta è, purtroppo, no.

Ad esempio, in una previsione a 96 ore, l’errore commesso non è il doppio di quella a 48 ore, ma il quintuplo. Ma la cosa ancor più grave è che l’atmosfera è un sistema caotico, ovvero il passaggio da uno stato all’altro non avviene in maniera continua e lineare, come vorrebbero appunto le leggi deterministiche della fisica, ma per salti bruschi, nei quali si verifica il cosiddetto effetto farfalla. Ma cosa c’entrano le farfalle? A priori, nulla vieta di sostenere che il vortice d’aria lasciato dietro di sé da una farfalla, che in un caldo pomeriggio estivo si solleva in volo a Tokyo, sia in grado di scatenare nell’atmosfera una specie di reazione a cascata.

L’effetto farfalla fu scoperto per caso nel 1963 dal fisico americano Edward Lorentz, durante prove di simulazione dell’evoluzione a lungo termine dell’atmosfera mediante modelli fisico-matematici. Un giorno lo scienziato, dopo aver provato e riprovato il modello previsionale sulla base dei dati iniziali, decise di ripetere l’esperimento con valori iniziali appena diversi – tralasciò i decimali oltre la terza cifra – al solo scopo di accorciare i tempi di calcolo del computer.

Contrariamente alle attese le due evoluzioni, dapprima quasi perfettamente coincidenti, divenivano via via divergenti, fino a risultare completamente diverse. Ed è proprio per questo motivo che si ritiene che oggi le previsioni del tempo non possano superare le 2-3 settimane.

(Pietro Vernizzi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori