RACCONTI PER L’INFANZIA/ Violenza, magia nera e scene scabrose: chi lo ha detto che le fiabe sono adatte ai bambini?

- La Redazione

Le fiabe che siamo abituati a vedere al cinema o a leggere nelle loro versioni moderne hanno lieto fine e scene rassicuranti. Spesso però le versioni originali sono molto diverse: la morale viene raccontata senza esclusione di scene cruente. Il parere dello psicoanalista Risè e dello scrittore Doninelli

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Le fiabe che siamo abituati a vedere al cinema o a leggere nelle loro versioni moderne hanno lieto fine e scene rassicuranti. Spesso però le versioni originali sono molto diverse: la morale viene raccontata senza esclusione di scene cruente. Per adattarle ai bambini di oggi tutte queste scene sono state eliminate.

Perché inserire situazioni così spaventose, con violenza, magia nera e scene scabrose, all’interno di racconti per bambini? Ecco alcuni esempi della differenza tra la versione originale e quella rivisitata.
 

Il pifferaio magico entra in una città è riesce a liberarla da tutti i topi con l’aiuto della sua musica. Quando però gli abitanti si rifiutano di pagarlo, minaccia di fare sparire tutti i bambini. In un primo momento mette in atto il suo piano e raduna i ragazzini in una grotta. Ma quando i cittadini accettano di pagarlo, il pifferaio magico libera i bambini. Nella versione originale al contrario il pifferaio per vendetta annega tutti i bambini.
 

Sappiamo tutti che Cappuccetto rosso è liberato da un tagliaboschi che da solo riesce a uccidere il lupo. Ma nella fiaba originale Cappuccetto rosso è mangiato dalla bestia feroce.
 

Nel cartone animato Ariel si trasforma in una persona umana e rinuncia alla sua coda per sposare Eric e il loro matrimonio è letteralmente da favola. Ma in realtà nella versione originale Ariel cade in depressione dopo che il Principe si sposa con una bella principessa. Qualcuno le dà un pugnale con cui Ariel intende uccidere il Principe, ma siccome non ha la forza per farlo, disperata si butta in acqua. Si trasforma così in schiuma e muore.

Nella versione moderna la Regina chiede il cuore di Biancaneve, che il cacciatore dovrà consegnarle dopo averla uccisa. Molto più cruenta la fiaba originale in cui la Regina chiede i suoi polmoni e il suo fegato, con il scopo di mangiarseli per cena.

La Bella cade addormentata per cento anni in seguito a una maledizione scagliata su di lei e il principe la risveglia baciandola. Ma nella versione originale la giovane dama è violentata dal re, dà alla luce due bambini e cade in coma per non risvegliarsi più.
 

Nella versione moderna lo gnomo Tremotino trasforma la paglia in oro per aiutare una giovane ragazza a vincere una sfida. Lei in cambio promette di dargli il primo figlio che le nascerà, ma arrivato il momento di mantenere la parola data non vuole più separarsi dal neonato. Tremotino le dice che rinuncerà alla sua ricompensa se la ragazza riuscirà a indovinare come si chiama, e alla fine la giovane ce la fa. Ma nella versione originale lo gnomo impazzisce per la rabbia e strappa una gamba dal corpo della ragazza.
 

Nella versione più famosa, quando gli orsi vengono a prendere Goldilocks a casa mentre sta dormendo, lei sfugge uscendo dalla finestra. Ma nella versione originale non riesce scappare e gli orsi la mangiano.

 

 

Invece di una strega la versione originale rappresentava un diavolo che voleva mangiare i due bambini, dopo averli fatti morire dissanguati. Hansel e Gretel tagliano la gola al demone e fuggono.

Nella versione rivisitata, la ragazza rinuncia alle sue mani per salvare la vita di suo padre. Mentre nella fiaba originale, lo scopo della fanciulla era salvarsi da un amore incestuoso.

Nella fiaba più antica, le due sorellastre vogliono ingannare il principe e quindi si tagliano una parte dei piedi. Il principe le scopre e ordina che alcuni piccioni cavino loro gli occhi con il becco.

L’INCONSCIO COLLETTIVO – Come si vede dagli esempi citati, all’interno delle fiabe per bambini si può trovare veramente di tutto. Ma qual è l’origine di questi racconti nei quali sono stati inseriti particolari così scabrosi? Come spiega al Sussidiario Claudio Risè, psicoanalista e scrittore, «occorre anzitutto distinguere tra favole prodotto dalla fantasia di un autore, e fiabe, o saghe e cicli leggendari, nati dalla trasmissione orale lungo i secoli attorno al focolare, e in seguito riunite da studiosi dei racconti tradizionali. Come psicoanalista sono interessato alle seconde, in quanto presentano materiali e situazioni della psiche inconscia collettiva: la prova di coraggio, l’incontro col male, la separazione dalla madre. Esperienze che in modi diversi per ognuno riguardano ogni vita umana».

 

E aggiunge Risè: «Appunto per questo loro carattere di narrazione degli eventi salienti della vita, le fiabe-saghe presentano naturalmente anche gli aspetti dolorosi e conturbanti della vita. Ed è proprio su questa loro completezza e autenticità che si basa il loro carattere educativo, e il loro interesse per i bambini (ma anche per gli adulti)».
 

L’ELEMENTO DEL MISTERO – Per il romanziere e giornalista Luca Doninelli, intervistato dal Sussidiario, «a partire da Walt Disney le fiabe sono state private del loro elemento essenziale: il mistero. I film stessi della Walt Disney si sono sempre più sviluppati seguendo un filone quasi new age. Ma anche episodi di qualche tempo fa, ad esempio il Pinocchio della Disney, mostrano questo tentativo di sottrarre il fascino del mistero che aveva il Pinocchio originale. Il Pinocchio della Disney da rappresentazione autentica del mistero è diventato una sorta di problema psicologico di Geppetto. Quest’uomo cioè che ha desiderio di paternità e la deve soddisfare a ogni costo con questa creatura per metà uomo e per metà burattino».

 

Come sottolinea sempre lo scrittore, «le favole di una volta erano poi radicate nel mondo reale di allora: perché tante matrigne e tanti fratellastri? Perché le madri morivano giovani e i mariti tendevano spesso a risposarsi. Per i bambini di allora non era un trauma sentir parlare di una matrigna e di situazioni del genere. Quasi tutti i bambini erano in quella situazione. Il vero problema in realtà non è tanto il fatto che i finali delle favole oggi vengano storpiati in modo politically correct, quanto quello che i genitori non sanno più raccontare le favole. Questo accade perché loro per primi eliminano il mistero che racchiudono queste favole, cercando di semplificare tutto in una divisione banale e irreale del mondo in buoni e cattivi».

 

Significativa anche l’interpretazione dell’antropologo russo Vladimir Propp, secondo cui le fiabe popolari, soprattutto quelle di magia, sarebbero il ricordo di un’antica cerimonia chiamata rito d’iniziazione, celebrata nelle comunità primitive. Durante questo rito era festeggiato in modo solenne il passaggio dei ragazzi dall’infanzia all’età adulta. Essi venivano sottoposti a numerose prove con le quali dovevano dimostrare di saper affrontare da soli le avversità dell’ambiente e di essere maturi per iniziare a far parte della comunità degli adulti.

Dopo le prove, i ragazzi e le ragazze, come in una rappresentazione teatrale guidata spesso da uno stregone, dovevano «morire» per celebrare la morte dell’infanzia. Questa loro morte temporanea per Propp veniva di solito simulata attraverso la magia e al risveglio i giovani erano considerati adulti.

(Pietro Vernizzi)


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