STORIE SHOCK/ I piloti più pazzi del mondo con cui non vorreste mai volare

- La Redazione

Le storie più pazze che hanno come protagonisti i piloti di aereo, che non sempre dimostrano di avere calma, razionalità e sangue freddo come ci si aspetterebbe da parte loro

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Una scena di L'aereo più pazzo del mondo

Le qualità richieste a un buon pilota di aeroplano sono calma, sangue freddo e razionalità. Ma non sempre, al momento giusto, le persone che hanno la responsabilità di un volo di linea dimostrano di essere all’altezza del loro compito. Ecco di seguito alcuni esempi che lo dimostrano.

FUORI CONTROLLO – Nel 2008, un volo di Air India diretto da Dubai a Mumbai ha sbagliato l’aeroporto di destinazione di oltre 350 miglia. Secondo l’Agence France-Presse (Afp), una fonte ha riferito a Times of India che i piloti stavano schiacciando un pisolino. Il rapporto ha dichiarato che i responsabili del controllo del traffico aereo si erano convinti del fatto che l’aereo fosse stato dirottato, al punto che avrebbero mandato un aereo da ricognizione per affiancare il volo di linea, «svegliando i piloti grazie al ronzio del motore e facendo sì che riportassero indietro l’aereo» dopo una brusca virata. Air India però ha smentito: il manager dell’aeroporto di Mumbai ha sostenuto che il velivolo avrebbe riportato un guasto al sistema di comunicazione.

DISTRATTI DA AUTO E RAGAZZE – Il regolamento vieta ai piloti di parlare durante il decollo e l’atterraggio per una buona ragione: volare è complicato. Secondo una trascrizione pubblicata dal National Transportation Safety Board, i piloti dell’US Airways Express, Thomas Joseph Morrow e Robert Eugene Saltsgaver III stavano chiacchierando di Corvette e dei trascorsi appuntamenti con ragazze durante il decollo da Charlestone, WV, agli inizi del 2008. Quando una luce di avvertimento ha indicato che gli alettoni erano fissati male, Morrow ha rinunciato a decollare. Secondo la CNN, il jet si è fermato «a circa 100 piedi da un ripido burrone». Per fortuna nessuno si è ferito.

DEPRESSI E ANGOSCIATI – A volte una scelta inopportuna delle parole è peggio di una decisione sbagliata. Il pilota responsabile del volo di un jet dell’Air Canada da Toronto a Parigi nel 2008 ha confessato al capo degli steward, Hugh Bouchard, di voler fare precipitare l’aereo nell’Atlantico e di «non avere niente da perdere», perché sapeva che «sarebbe stato licenziato comunque». Bouchard si è molto preoccupato per quella che poteva sembrare come una dichiarazione suicida. Secondo The Canadian Press, quattro membri dell’equipaggio si sono rifiutati di volare con quel pilota. Sono stati sostituiti, e il volo ha ottenuto l’autorizzazione a decollare. Due anni più tardi, un giudice ha dato ragione al sindacato degli assistenti di volo. Secondo il tribunale, a prescindere dal fatto che il pilota avesse o meno intenzioni suicide, le sue dichiarazioni inappropriate avrebbero dovuto spingere Air Canada a investigare ulteriormente.

 

PILOTI-PUGILI – Nonostante la leggenda secondo cui i jet moderni possono «volare da soli», guidare una aereo richiede ancora la completa attenzione sia del pilota sia del copilota. E questo rende le azioni del capitano Ranbir Arora e del copilota Aditya Chopra ancora più sbalorditiva. Durante il volo IC884 di Air India dagli Emirati Arabi Uniti a Delhi nell’ottobre 2009, i due uomini si sono presi a pugni con due colleghi a 30mila piedi di altitudine. La rissa è proseguita in cabina, dove una donna che faceva parte dell’equipaggio «ha colpito la porta con una tale forza da iniziare a perdere sangue».

PISTA SUPERATA – Dopo che nell’ottobre 2009 il loro Airbus 320 ha sbagliato di 150 miglia la sua destinazione, l’aeroporto di Minneapolis/St. Paul, il pilota Richard Cole e il suo primo ufficiale, Timothy Cheney, hanno dichiarato agli investigatori che erano concentrati così intensamente sui loro computer portatili (il cui utilizzo già di per sé è una violazione del regolamento) da dimenticarsi di atterrare. All’epoca, alcuni esperti di aviazione hanno ipotizzato che stessero dormendo, dal momento che i contatti radio sono rimasti sospesi così a lungo, al punto da attirare l’attenzione della National Guard. I piloti però hanno smentito, spiegando di non essersi resi conto del loro errore fino a quando un assistente di volo lo ha fatto notare loro. Nel marzo 2010 le loro licenze di volo sono state revocate e i due hanno deciso di non presentare ricorso.

 

(Pietro Vernizzi)

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