CANADA/ Uccisa davanti alla webcam mentre il fidanzato assiste impotente

- La Redazione

Una studentessa universitaria è stata uccisa di fronte alla webcam mentre il suo ragazzo la guardava senza potere fare nulla per salvarla. La sequenza potrebbe essere stata registrata

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L'omicidio è avvenuto di fronte alla webcam

Una studentessa universitaria è stata uccisa di fronte alla sua webcam mentre il suo ragazzo la guardava senza potere fare nulla per salvarla. E la sequenza dell’assassinio potrebbe essere stata registrata dalla telecamera, ma il computer portatile della vittima è misteriosamente scomparso.

CORPO SEMINUDO – Gli ufficiali hanno trovato il corpo seminudo della 23ene Qian Liu nel suo appartamento di Toronto, all’interno dello York University Village, dopo essere stati allertati dal suo fidanzato, che al momento dell’aggressione stava chattando con lei on-line a 11mila miglia di distanza dalla Cina. Ora la polizia ha diramato un appello urgente agli esperti di computer in grado di recuperare le immagini dell’omicidio. Il testimone ha dichiarato che stava parlando con la studentessa dell’English Language Institute, originaria di Pechino, verso l’1 del mattino quando attraverso la webcam ha udito una persona bussare alla porta della fidanzata.

BATTITI ALLA PORTA – E come ha rivelato al quotidiano Daily Mail il sergente della Polizia di Toronto, Frank Skubic, «la ragazza ha aperto la porta a un uomo. Lei potrebbe averlo conosciuto, ma lui non sapeva che c’era un testimone on-line che assisteva alla scena». Il fidanzato di Qian Liu, parlando da Pechino, ha quindi detto alla polizia di avere visto attraverso l’obiettivo della telecamera un uomo muscoloso con i capelli castani di media lunghezza, che chiedeva alla ragazza di usare il suo cellulare.

LOTTA VIOLENTA – Il fidanzato ha continuato a guardare dalla webcam mentre una lotta violenta si sviluppava tra Qian Liu e l’uomo, benché parte dello scontro avvenisse fuori dalla portata della telecamera. Il sospettato, descritto come un bianco sui 20 anni, alto più di un metro e 80 e oltre i 90 chili di peso, ha quindi spento il computer portatile IBM ThinkPad T400, portandolo fuori dall’appartamento. Un compagno di appartamento della ragazza ha raccontato ai giornalisti, che avevano suonato alla sua porta di casa, di ritenere che l’aggressore di Liu la stesse corteggiando.

ALLARME ON-LINE – Il fidanzato della vittima, anche se sotto shock, ha utilizzato rapidamente i social media per contattare altre persone che conoscevano la donna a Toronto o in Cina, ma la polizia è giunta nel suo appartamento solo dieci ore dopo. Come ha aggiunto il sergente Skubic, «il testimone on-line si è subito preoccupato e ha contattato diverse persone che conoscevano la 23enne in Canada, supplicandole di andare a verificare che stesse bene. Ed è stato proprio perché qualcuno ha risposto all’appello del testimone on-line che è stato scoperto il cadavere». Una squadra del consolato cinese è arrivata a sua volta dopo avere ricevuto una chiamata telefonica urgente dalla Cina della madre disperata della vittima.

REGISTRAZIONE TRAFUGATA – «La famiglia ha dichiarato di avere ricevuto la notizia relativa al fatto che la figlia potrebbe essere in pericolo – ha osservato il portavoce del consolato, Huang Xihua -. Non sanno se sia morta, ma solo che si trova in pericolo». Liu era una delle otto persone che vivevano in una casa con più unità abitative e i compagni di appartamento hanno dichiarato che la ragazza era arrivata da poco, nel gennaio di quest’anno. Il sergente Skubic ha aggiunto che l’aggressione «non è stata registrata da nessun altro software», ma la polizia è convinta del fatto che il computer sottratto dalla stanza di Liu possa ancora rivelare gli ultimi istanti di vita della studentessa.

GIALLO IRRISOLTO – La causa della morte deve ancora essere resa nota e il corpo della donna ha finora fornito davvero pochi indizi. Come osserva sempre il sergente Skubic, «la ragazza era svestita dalla vita in giù ed era già morta da tempo. Sul corpo non c’erano segni di traumi sufficienti a identificare il modo con cui era morta, né chiari indizi di violenza sessuale». Mentre l’agente della polizia di Toronto, Tony Vella, ha ammesso: «Ci piacerebbe davvero riuscire a trovare il suo laptop». Vella ha aggiunto che le indagini sulla webcam sono «sicuramente un primo passo» e che Liu conosceva il sospettato, ma il testimone dalla Cina non è invece in grado di identificarlo. Il giallo resta irrisolto, ma nei prossimi giorni potrebbero emergere dei nuovi colpi di scena.

 

(Pietro Vernizzi)

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