MARE/ A Cipro le spiagge più pulite, Italia solo al 16esimo posto in Europa

- La Redazione

Si trovano a Cipro le spiagge più pulite d’Europa. Lo certifica l’ultimo rapporto annuale sulla balneabilità dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, che ha analizzato la sicurezza delle acque

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Una spiaggia alle isole Canarie

Si trovano a Cipro le spiagge più pulite d’Europa. Lo certifica l’ultimo rapporto annuale sulla balneabilità dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, che ha analizzato la sicurezza delle acque delle principali destinazioni turistiche.

LA CLASSIFICA UE – Documentando che il 100 % delle spiagge dell’isola a sud della Turchia sono garantite. Nella top 5 anche la Croazia con il 97,3 %, Malta con il 95,4 %, la Grecia al 94,2 % e l’Irlanda con il 90,1 %. L’Italia finisce invece sedicesima, con circa quattro litorali su cinque sicuri e tre su quattro a livelli di qualità. In tutto il 92,1 % delle coste dei mari italiani e il 90,2 % di quelle di fiumi e laghi risultano sufficientemente pulite. Mentre l’1,2 % delle spiagge marine e il 2,8 % di quelle lungo corsi d’acqua dolce sono bocciate senza appello in quanto irrimediabilmente inquinate. Le restanti coste italiane sono classificate dall’Agenzia Europea per Ambiente come non disponibili alla balneazione o non controllate. Davanti all’Italia nella classifica risultano esserci anche Bulgaria, Portogallo, Finlandia, Spagna, Francia, Germania e Svezia. Molto lusinghiere le parole utilizzate dal rapporto europeo per descrivere le spiagge di Cipro.

CIPRO SUL PODIO – Secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente, «anche i risultati del 2010 sulle acque balneabili indicavano che il 100% delle coste di Cipro era al di sopra dei livelli accettabili. Cipro prosegue quindi gli ottimi livelli di conformità con i valori obbligatori, così come con gli standard di qualità più stringenti». Anche se l’isola del Mediterraneo è favorita dal fatto che le condizioni climatiche di Cipro (la forte luce solare e l’alta temperatura) e la salinità delle acque costiere nel Mediterraneo orientale sono piuttosto sfavorevoli alla sopravvivenza dei microrganismi. Secondo Repubblica, quello che emerge dal rapporto annuale sulla balneazione sarebbe invece un quadro particolarmente allarmante per l’Italia.

 

ITALIA DELUDENTE – Mentre gli organismi Ue stanno rendendo i controlli sempre più stringenti, il Belpaese perde colpi e posizioni. Al punto che sono lontani gli anni in cui eravamo al primo posto come attenzione alla salvaguardia dei litorali. Negli ultimi anni per esempio il dossier italiano sulla balneazione, che prende in considerazione ciascun Comune, è stato diffuso dopo che la maggior parte delle persone erano rientrate dalle ferie. Non a caso, l’Agenzia Europea per l’Ambiente fa sapere che, secondo le nuove direttive Ue, «il 61,8 per cento delle spiagge italiane risulta insufficientemente campionato».

TURISMO A RISCHIO – Il fatto di avere trascurato la difesa dell’ambiente rischia di avere serie conseguenze per il nostro turismo, aggravando la perdita sempre più rapida di quote di mercato. E sempre secondo l’analisi di Repubblica, la tendenza al peggioramento risulta confermata analizzando i cosiddetti «valori guida» del rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, cioè quelli che non si limitano a indicare la rispondenza a requisiti minimi bensì a livelli di qualità. Sempre secondo il dossier, «la qualità delle acque di balneazione si è deteriorata tra il 2009 e il 2010: il numero delle spiagge che raggiungono i valori guida è diminuito del 9,5 per cento», mentre per le acque di laghi e fiumi il calo è del 10,2 %. In totale solo il 79,5 % delle spiagge italiane raggiunge gli standard fissati dai valori guida, mentre nel 2003 era l’89 %.

 

IL COMMENTO DI POTOCNICK – La sicurezza delle spiagge europee «rimane alta, ma c’è spazio per un miglioramento», ha osservato il commissario europeo all’Ambiente, Janez Potocnick. «L’acqua pulita è una risorsa senza prezzo e non dobbiamo darla per garantita. Bisogna incoraggiare gli Stati a trasformare il leggero declino che abbiamo misurato quest’anno in una tendenza al miglioramento».

 

(Pietro Vernizzi)

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