FALSI INVALIDI/ 1 su 4 non ha diritto alla pensione. Ma quanto ci costano?

- La Redazione

L’anno scorso l’Inps ha revocato, tra quelle controllate, 1 pensione di invalidità su 4. Ma quanti sono e quanto ci costano i falsi invalidi o quelli che non hanno diritto alla prestazione?

invalidocarrozzellaR400
Fotolia

L’annoso problema dei falsi invalidi è tornato di attualità di recente quando, il 22 giugno, a Napoli, sono scattate le manette per 20 truffatori che operavano nel quartiere Pendino, nei pressi del centro storico. La camorra aveva messo in piedi un sistema in grado di garantire, attraverso certificati e documenti fasulli, l’idoneità a ricevere l’assegno a spese dei cittadini. I truffatori, grazie ai metodi dell’associazione criminale, riuscivano ad ottenere pensioni di invalidità e indennità di accompagnamento non avendone titolo. Il comando provinciale dei carabinieri e del comando provinciale della guardia di finanza, su ordine della procura di Napoli – sezione reati contro la Pubblica Amministrazione, hanno messo le manette ai polsi ai 20 accusati. Tra di loro, finti pazzi, tumori inesistenti e una donna, data per invalida al 100%, che svolgeva l’attività di badante.

Dal 2004 carabinieri e finanzieri hanno portato all’arresto di 131 persone e al sequestro di un milione  e centomila euro e hanno scoperto che, gli esperti d truffe di questo tipo erano gli esponenti del clan Mazzarella. Non solo si occupavano di far ottenere agli interessati gli assegni, ma anche gli arretrati relativi, spesso in cambio di una quota. Sgominata la banda, tuttavia, la questione è ben lungi dall’essersi estinta. Se l’entità del dilemma sia rilevante, lo si capisce dal rapporto del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza (Civ) dell’Inps, che ha definito i termini della questione in ordine al numero di invalidi falsi, e di costi per la comunità e da un’inchiesta de Il Corriere della Sera (Pensioni d’ Invalidità. Revocata Una su Quattro) di Enrico Marro relativa a questi dati.

 – Nel 2010 l’Inps ha revocato una pensione di invalidità su 4 circa, il 23 per cento per l’esattezza di quelle controllate, (sono stati 100mila i controlli su un totale di 2,9 pensioni erogate). Nel 2009 erano state l’11 per cento. Nel 2012 si arriverà ad aver effettuato 800mila controlli. Non sempre, aveva sottolineato il presidente dell’Istituto di previdenza, Antonio Mastrapasqua si tratta di truffatori. Spesso vi è uno scarso affinamento del campione da controllare. Per ricevere l’assegno, bisogna avere almeno un’invalidità del 74 per cento, e capita che la patologia che ha fatto raggiungere o superare la soglia sia stata curata a guarita. In ogni caso, l’obiettivo è quello di «eliminare le prestazioni ingiustificate e fare “opera di deterrenza”, cioè spaventare chi vuol fare il furbo».

A prescindere dalla distinzione tra chi ha voluto fare il furbo e chi no, è evidente che le prestazioni erogate siano molte più del necessario. Con l’eccedenza macroscopica di alcune regioni. Basti pensare che, in Sardegna è stata revocata più una pensione su due, in Umbria le percentuali sono simili. La maglia nera, quindi, spetta alla Sardegna (53%), seguita da Umbria (47%), Campania (43%), Sicilia (42%) e Calabria (35%).  Per quanto riguarda le provincie, invece, a Sassari si è arrivati addirittura al 76% di pensioni ritirate. Seguono Cagliari (64%), Napoli (55%), (Perugia il 53%), Benevento (52%). Dati confortanti a Milano, dove su 2.532 verifiche si le revoche sono state 85 (3%) .

Basta dare un’occhiata ai costi per capire come i controlli siano quanto mai necessari: per assicurare, anzitutto, a chi ne ha diritto, la garanzia di ottenere le prestazioni di cui ha bisogno. Le pensioni di invalidità corrispondono a 260,27 euro al mese per tredici mensilità, l’indennità di a 487,39 euro al mese per dodici mensilità. Complessivamente, la spesa per il 2010 è salita a 16 miliardi di euro, con un’impennata di 3 miliardi rispetto all’anno precedente. Questo, nonostante la domande siano scese del 17 per cento rispetto al 2009, ovvero da 2,2 milioni a 1,8, per l’effetto  deterrente dei controlli. In particolare, le domande hanno subito un calo del 27% in Campania, del 39% in Molise, del 35% in Puglia.

Tuttavia,  i pensionati invalidi erano 2,4 milioni nel 2006, oggi sono 2,9, oltre 400mila un più. Se poi si considera che, all’incirca, 5-6 milioni di persone percepisce, oltre la pensione di invalidità, altri tipi di pensione, e che a circa un terzo di questi la prestazione potrebbe essere revocata, si potrebbe arrivare, secondo le elaborazioni dell’Istat, ad un risparmio di circa 8miliardi l’anno.  Significa che, complessivamente, allo Stato i falsi invalidi costano la medesima cifra. Cifra che sarà bene recuperare al più presto, specie se si considera che, per il 2011, è stato calcolato che la spesa arriverà a sfiorare quota 17,6 miliardi di euro.

 

 

«Oggi — spiegava Mastrapasqua intervistato da Il Corriere — un vero invalido si vergogna di dirlo perché teme immediatamente di essere additato come un falso invalido. Noi siamo impegnati a smontare questo diffuso sentimento di ostilità, per ridare la giusta attenzione a una categoria che la merita e che purtroppo deve far fronte a problemi gravi con poche centinaia di euro al mese».

E in effetti, recuperare il “maltolto” potrebbe essere parecchio utile per far funzionare correttamente le strutture che devono erogare la prestazione a chi realmente ne ha bisogno. E oggi, le cose non stanno così. Basti pensare che le Aziende sanitarie locali, su 1,8 milioni di domande presente nel 2010 ne ha esaminate 900mila. Di norma, poi, l’Inps deve operare delle correzioni sui calcoli delle Asl, spesso correggendole al ribasso.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori