LO STUDIO/ Meluzzi: la tv fa male come il fumo? Chiedetelo a Churchill…

ALESSANDRO MELUZZI spiega perché le ricerche secondo le quali guardare la tv sortisce effetti analoghi al fumo sono inficiate da un errore metodologico di fondo.

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Foto Imagoeconomica

La tv accorcia la vita. Almeno secondo uno studio condotto dai ricercatori dell’università del Queensland e pubblicato sul “’British Journal of Sports Medicine”. La ricerca è stata effettuata su un campione di 11mila persone sopra i 25 anni e ha portato a risultati “inquietanti”: ogni ora di tv sortisce sul nostro fisico il medesimo effetto di due sigarette, pari a 22 minuti in meno di vita. Chi stesse di fronte al tubo catodico in media 6 ore al giorno, poi, arriverebbe ad essere penalizzato di 4,8 anni. Uno studio analogo è stato portato a termine da Jackson Pui Man Wai della National Taiwan Sport University e da Chi-Pang Wen del National Health Research Institutes di Taiwan. La ricerca, pubblicata su Lancet, interpreta i dati relativi a 400mila pazienti che tra il 1996 e il 2008 sono stati vagliati da un programma di screening medico e mostrerebbe come gli effetti della video-dipendenza siano confrontabili a quelli dell’eccesso di grasso, dell’assenza di attività fisica e del fumo. Non solo: 15 minuti soltanto di attività fisica giornaliera diminuirebbero i rischi di morte prematura per tutte le cause del 14 per cento. A patto, tuttavia, di spegnere il monitor. Non la pensa così Alessandro Meluzzi che, intervistato da IlSussidiario.net, mostra il suo scetticismo sull’attendibilità di studi del genere. «La nocività della tv e la nocività da fumo non sono verità tra di loro commensurabili. Anche ammesso che qualche considerazione sul problema della durata della vita e sui fattori di rischio che uno stile di vita piuttosto che un altro rappresentano si possa fare, credo che vada fatta una considerazione di base: vivere fa morire e non si esce vivi dalle vita. Tutti gli studi prospettici basati sul tentativo di enucleare margini di rischi predefiniti partono da un errore di metodo fondamentale, confondono le possibilità individuali di qualcuno di vivere più o meno a lungo con l’identificazione di stili di vita specifici». In pratica «il mondo è pieno – precisa Meluzzi – di persone che guardano la tv e fumano e vivono a lungo e di persone che fanno ginnastica e hanno un comportamento di stile impeccabile dal punto di vista salutistico e muoiono prestissimo. Churchill diceva che il suo unico fattore di vita igienistico-preventivo era di portare, fumando il suo lungo sigaro, le bare degli amici che facevano footing e la dieta tutti i giorni».

Del resto, è pressoché impossibile fare di tutta l’erba un fascio: «Bisognerebbe chiedere agli anziani che hanno nella tv la loro unica compagnia se la loro vita migliorerebbe se privati dei serial che seguono tutti i giorni». E un giovane che, invece,  trascorre 6 ore al giorno sprofondato sul divano di fronte schermo? «Qui si rischia di confondere le cause con gli effetti. Uno vive di meno perché sta 6 ore di fronte alla tv o sta 6 ore di fronte alla tv ed è candidato a vivere di meno perché ha evidentemente ben altri problemi?». Certo, ammette: «Dicono che le persone sedentarie abbiano più fattori di rischio. Lo dicono, tuttavia, anche delle persone poco fantasiose, di quelle poco padrone del loro destino o che hanno un atteggiamento passivo di fronte alla vita. Di sicuro uno che passa 5 ore in una situazione passiva come quella televisiva si trova in questa situazione. Però – conclude – non è dimostrabile che se invece di passare 6 ore di fronte alla tv le passasse di fronte ad un muro la sua condizione di vita cambierebbe». 



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