INGHILTERRA/ Paziente malato di cancro si offre volontario come “cavia umana”

- La Redazione

Un malato di cancro senza speranza di guarigione si è offerto volontariamente come cavia umana. David Cox, 56 anni, ha accettato di sperimentare un farmaco mai usato prima sugli umani

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Foto Ansa

Un malato di cancro senza speranza di guarigione si è offerto volontariamente come cavia umana. David Cox, 56 anni, ha accettato di sperimentare sulla propria pelle una nuova medicina, appena uscita dal laboratorio. E che potrebbe provocare una serie di spiacevoli e inaspettati effetti collaterali. Ma potrebbe anche salvare la sua vita.

CAVIA UMANA – Tre anni fa gli era stato diagnosticato un mesotelioma, causato dal suo lavoro come ingegnere in un locale caldaie rivestito di amianto. Essendo ormai giunto a uno stadio avanzato della malattia, Cox ormai non ha particolari possibilità di guarigione con le terapie tradizionali. E come per molte altre persone con un cancro in quello stato, la sua vita ormai è diventata un calvario continuo. L’ultima terapia ha funzionato per sei mesi, e poi ha smesso di fare effetto. Sarah Boseley del Guardian lo ha intervistato, e Cox ha raccontato: “Un martedì mi sono recato in ospedale per prendere l’esito delle analisi. I medici mi hanno descritto i risultati e le varie possibilità che mi rimanevano. Nel giro di tre giorni mi hanno dato un farmaco sperimentale, una medicina che non era mai stata testata in precedenza sugli esseri umani”. Cox non ci ha pensato due volte. “Non avevo più niente da perdere”, osserva.

SENZA ALTERNATIVE – Quando è stato avvertito sui possibili effetti collaterali, ha osservato che l’“effetto collaterale” del non provare quel medicinale era la morte. “Non può andarti molto peggio di così”, ha ammesso a quel punto il medico. Entrambe le cure sperimentali sono state somministrate dal Royal Marsden, un ospedale per le cure del cancro molto rinomato nel Regno Unito. Il primo intervento è avvenuto nella sede della clinica a Chelsea, a ovest di Londra. L’ultimo in un’altra località di Sutton, sempre vicino alla capitale inglese, dove i medici specializzati in cure del cancro lavorano a stretto contatto con gli scienziati che sono sul punto di scoprire nuove medicine e conoscenze sul genoma in un edificio che appartiene all’Institute of Cancer Research. Quando Harpal Cumar, capo esecutivo di Cancer Research UK, parla di “età dell’oro” della ricerca sul cancro, si riferisce proprio a questi scienziati e medici.

UNITA’ SPERIMENTALE – Il Royal Marsden in particolare è l’unico ad avere un’unità di sviluppo dei medicinali integrata nell’ospedale, per consentire ai pazienti che hanno esaurito le possibilità di guarire con i farmaci tradizionali di prendere parte alle sperimentazioni nel corso delle quali possono ricevere gli ultimi ritrovati della ricerca. Le vecchie medicine funzionavano del resto solo per un terzo dei pazienti, perché ogni caso di tumore è diverso dagli altri. Le nuove terapie hanno quindi una percentuale di successo più elevata, in quanto sono testati per particolari muttazioni genetiche e mirati a piccoli gruppi di pazienti selezionati. Sarah Stapleton, che gestisce l’unità del Marsden, ha dichiarato al Guardian: “I pazienti avevano esaurito le possibilità di guarigione con le terapie standard ed è stata offerta loro la possibilità di una sperimentazione volontaria con farmaci mirati al loro singolo caso”.

 

Per i volontari con forme di cancro avanzate, queste medicine sperimentali sono la loro ultima possibilità, ma Stapleton e i medici devono essere molto prudenti nello spiegare loro quali sono speranze e controindicazioni. Come osserva sempre Stapleton, “dobbiamo essere molto onesti su ciò che stiamo offrendo ai nostri pazienti. Ci sono numerose considerazioni etiche di cui tenere conto per un paziente che entra a far parte di una sperimentazione. Queste terapie sono a uno stadio veramente iniziale. Il rischio è che non producano alcun effetto, o che non siano sufficienti, ma anche che possano causare più problemi in termini di effetti collaterali di quelli che i pazienti hanno già. Tutto sta nello spiegare che non si tratta di farmaci miracolosi. A volte questo è ciò che si aspettano le persone, , ma non è ciò che possiamo offrire loro”.

 

(Pietro Vernizzi)

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