LA SCOPERTA/ E’ il clima a scatenare le guerre, lo rivela una ricerca Usa

- La Redazione

Clima e temperatura avrebbero un’influenza impressionante sui conflitti e sulle guerre civili nella zona del pianeta compresa tra i due tropici

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La guerra in Libia

Clima e temperatura avrebbero un’influenza impressionante sui conflitti e sulle guerre civili nella zona del pianeta compresa tra i due tropici.

EL NINO E LE GUERRE – I Paesi più vicini all’equatore durante gli anni caldi e secchi del fenomeno climatico di El Nino affrontano un rischio di conflitti armati e guerre civili che è due volte maggiore rispetto a quello durante la fase più fresca de La Nina. E’ quanto emerge da un’analisi pubblicata sulla rivista Nature, che fa luce sul discusso tema dell’influenza dei cambiamenti di clima sulla stabilità sociale soprattutto nelle società più povere. Gli autori di diversi libri pubblicati in precedenza avevano già proposto un collegamento tra guerre e clima, ma finora c’era disaccordo nella letteratura scientifica sul modo in cui sarebbe possibile individuare un’influenza climatica significativa nelle statistiche sui conflitti. Gli studi precedenti si erano concentrati sul modo in cui l’influsso sul clima da parte dell’uomo può incrementare il rischio di conflitti. Uno studio del 2009 dell’economista Marshall Burke dell’University of California scoprì che la probabilità di conflitti armati nell’Africa subsahariana era stata più alta di circa il 50% del normale nel corso di alcuni anni insolitamente caldi dal 1981 a oggi. La teoria però non aveva convinto del tutto, proprio per la difficoltà di mettere in correlazione variazioni di temperature e precipitazioni apparentemente casuali con l’esplosione delle guerre civili.

PAESI TROPICALI A RISCHIO – Per superare questa difficoltà, Solomon Hsiang, un economista della Princeton University del New Jersey, ha preferito analizzare il modo in cui dei cambiamenti climatici su scala globale possono interferire con il rischio di conflitti. Il gruppo di ricerca ha ideato quindi un “quasi-esperimento” dividendo il mondo tra le regioni fortemente influenzate da El Nino, come le parti tropicali del Sud America, l’Africa e la regione di Asia-Pacifico, incluse alcune parti dell’Australia, e le regioni che ne sono debolmente influenzate. E quindi ha cercato un legame tra clima e conflitti nel periodo 1950-2004. E come scrive The Economist, negli anni di El Nino i ricercatori hanno scoperto che il rischio annuale di conflitti nei 93 Paesi tropicali era del 6%. Durante il periodo più fresco de La Nina invece il rischio era soltanto del 3%, mentre in altre parti del mondo rimaneva piuttosto stabile sul 2%.

IL CALDO RENDE PIU’ “CATTIVI” – Le cifre dei ricercatori suggeriscono inoltre che ben un quinto dei conflitti interni è stato influenzato da El Nino. Nonostante il suo nome provenga dal fatto che El Nino fa sentire i suoi effetti in Sud America soprattutto attorno al periodo di Natale, il fenomeno inizia a essere percepito già da aprile o maggio. E’ ragionevole quindi aspettarsi gli effetti di El Nino soprattutto nella seconda parte dell’anno. E non a caso l’inizio dei conflitti negli anni di El Nino è avvenuto sempre piuttosto tardi, con un picco tra settembre e novembre. Non c’è invece alcun picco del genere negli anni de La Nina, e neppure nei Paesi dove non arriva la perturbazione tropicale. Un altro elemento interessante è che più poveri sono i Paesi e più forti sono le probabilità che un conflitto interno sia legato a El Nino. Secondo The Economist “la correlazione sembra essere rubusta, così come l’effetto causale”. I fattori in gioco sono del resto molteplici. I raccolti poveri, provocati spesso da El Nino, possono rendere più economico arruolare dei ribelli, in quanto c’è un mercato del lavoro più stagnante. E questo può innalzare le tensioni tra le persone sia nelle città sia nelle campagne. Possono inoltre ridurre l’abilità dei governi di fornire sovvenzioni alle persone per convincerle a restarsene tranquille. Il tempo più caldo può inoltre rendere più probabili alcune forme di combattimento. Nel baseball si è scoperto che la percentuale di risse tra i giocatori cresce proporzionalmente con la temperatura. E questo avviene anche su scala più globale, nello scatenarsi dei conflitti.

 

(Pietro Vernizzi)

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