IL CASO/ La Cittadella dei divieti dove tutto è proibito

- La Redazione

Un Comune dove è vietato quasi tutto. Si chiama Cittadella, in provincia di Padova, ed è abitata da 20mila residenti oltre che da un sindaco-sceriffo

cittadella-r400
Il centro di Cittadella

Un Comune dove è vietato quasi tutto. Si chiama Cittadella, in provincia di Padova, ed è abitata da 20mila residenti oltre che da un sindaco-sceriffo che sta facendo molto discutere.

RIVISTE PORNO E KEBAB – Come scrive La Stampa, il primo cittadino Massimo Bitonci, che è anche deputato leghista, ha deciso di mettere fuorilegge «sbandati, perditempo e gente con scarso senso del pudore». Creando delle ordinanze che proibiscono il commercio abusivo, l’esposizione di giornali porno nelle edicole e l’apertura di negozi di doner e kebab. Dal 2007 quindi il sindaco lumbard ha deciso di negare, nel comune del padovano, la residenza agli extracomunitari il cui stipendio è inferiore ai 420 euro al mese. Infine l’ennesima proposta: dire no a circoli privati o bar dove si giochi a poker, videopoker o slot machines. E ovviamente, per moralizzare la città niente sexy shop, come spiegato dallo stesso Bitonci: «Visto che due anni fa ci era arrivata la richiesta di aprire un sexy shop, abbiamo messo dentro pure quelli. Quindi, con un solo provvedimento, vietiamo l’apertura di case da gioco e negozi per il sesso».

POKER E SEXY-SHOP – Tutti i consiglieri della Lega nord hanno votato a favore, mentre il Pdl si è astenuto e il Pd ha votato contro. E il provvedimento è stato inserito direttamente fra le modifiche degli interventi al piano urbanistico, trasformato così nel primo Pgt moralizzatore della storia. Come prosegue sempre il sindaco-sceriffo, «quest’anno ci sono arrivate due richieste per l’apertura di case da gioco. Quando ho visto i progetti sono rabbrividito: luoghi squallidi, pieni di macchinette che in più, essendo privati, possono restare aperti 24 ore su 24. Siamo matti? Non vogliamo che i giovani di Cittadella passino le loro giornate lì dentro buttando via i loro soldi e quelli delle loro famiglie. Il gioco d’azzardo può diventare una droga pericolosa e, in più, dobbiamo tutelare i cittadini che di notte vogliono dormire e non essere certo svegliati dal viavai di persone che vanno e vengono da questi posti». Più difficile spiegare i divieti nei confronti degli innocui kebab. Bitonci però chiarisce: «Abbiamo vietato non solo l’apertura di negozi di kebab, ma anche di rosticcerie, fast-food e takeaway in generale».

IL PDL: «SINDACO TALEBANO» – E osserva sempre il sindaco-sceriffo: «In sostanza, la vendita di cibo cotto artigianale, e a maggior ragione se non tipico delle nostre zone, che può essere commercializzato per essere consumato in strada». Sempre dalle file del centrodestra, arriva però il commento sferzante di Enrico Pavanetto, assessore provinciale alla Sicurezza di Padova ed eletto nelle file del Pdl. Molto dura la sua nota diffusa dopo l’ultima ordinanza: “Niente kebab. Niente circoli privati per poker e slot machine e, già che c’eravamo, vietati anche i sexy shop. Più che sindaco di Cittadella, l’amico Massimo Bitonci sembra candidarsi ad un ruolo di moralizzatore degno dei regimi islamici che spesso contesta, anziché di una moderna democrazia com’è quella italiana. La sua è una visione della vita che personalmente non condivido. Infatti, vorrei essere libero di comperarmi un kebab se quella sera ne ho voglia o, se lo ritengo opportuno, di frequentare sexy shop e giocare alle macchinette. In generale, non credo che un sindaco dovrebbe decidere per me ciò che è bene e ciò che è male”.

 

LA REPLICA DI ASSOPOKER – E ovviamente non si è fatta attendere anche la replica di Assopoker: “In forza della legge ‘Per gli adeguamenti degli obblighi comunitari’ del 2008, entrata in vigore nel luglio del 2009, la competenza esclusiva per l’autorizzazione delle poker room live è dei Monopoli di Stato. L’amministrazione comunale può avere al massimo il potere di rilascio della licenza comunale (sotto il profilo di diritto amministrativo) dei locali ma è obbligata a seguire criteri oggettivi, in base alla legge”.

 

(Pietro Vernizzi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori