MORTE APPARENTE/ Brasile, trova la madre all’obitorio che respira ancora

- La Redazione

Un errore che poteva costare conseguenze gravissime, ma si è trattato davvero di un errore? Una donna va a riconoscere la madre all’obitorio e la trova ancora viva

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Immagine d'archivio

Non sono pochi i casi che si registrano di morte apparente. Secondo la medicina, si definisce stato di morte apparente uno stato simile alla morte reale in cui la persona ha perso coscienza e sensibilità. In tali casi, non è possibile percepire il battito cardiaco e il movimento respiratorio; c’è mancanza totale di riflessi, flaccidi muscolare. Risulta negativa la prova dello specchietto (che si pone davanti alla bocca del soggetto per vedere tramite appannamento dello specchietto se la persona stia ancora respirando) e la temperatura del corpo tende ad abbassarsi normalmente entro i 24 gradi. Le possibili cause di morte apparente sono le sincopi, le folgorazioni, il congelamento, le aritmie ipocinetiche. Proprio perché c’è bisogno comunque di essere sicuri al cento per cento che la persona sia realmente deceduta, nel caso della legge italiana si ordina un periodo di 48 ore in cui va mantenuta l’osservazione del soggetto al fine di constatare definitivamente il suo decesso (come dispone il DPR n. 285/1990, art.9). Infatti, a parte gli ovvi casi di morte a causa di devastazione fisica, il trapasso nona viene mai in modo istantaneo, ma fa seguito alla cessazione irreversibile di tre elementi: morte clinica e cioè cardiocircolatoria; morte reale e cioè respiratoria e morte legale, nervosa. Purtroppo inadempienze in alcuni casi di questo processo di osservazione hanno provocato, spesso in anni lontani quando le indagini mediche erano meno accurate di adesso, la dichiarazione di morte e il conseguente seppellimento di persone che invece sono tornate in vita nel giro di alcune ore. Una delle sorti più orribili e spesso abusate in letteratura e nel cinema, quella occorsa ai sepolti vivi. Il caso che raccontiamo è tutto da verificare: se si sia trattato cioè di morte apparente, di errore del personale medico nel valutare le reali condizioni del paziente, o di troppa fretta nel rinchiudere la persona in cella frigorifera senza aspettare il giusto tempo disposto dalla legge, in questo caso quella brasiliana, prima della dichiarazione definitiva di morte.

Quello successo in un ospedale di Rio De Janeiro potrebbe essere catalogato nei casi di morte apparente. Che sia stato un errore di chi di dovere, è assai probabile, ma va detto che i due incolpati, l’infermiera e il dottore che hanno stilato il decesso della persona coinvolta nel caso, potrebbero essersi imbattuti in un caso di morte apparente. Il loro errore davvero grave invece può essere stato quello di aver fatto deporre il corpo della persona direttamente nella cella frigorifera senza aspettare il tempo sufficiente per verificare il decesso. Di fatto, una donna di 60 anni, Rosa Celestrino de Assis, che era ricoverata in ospedale per una infezione polmonare, viene trovata in condizioni critiche da una infermiera. Non mostra alcun segno di vita. Sono le 7 e 20 di sera. La donna chiama immediatamente il dottore di turno il quale dopo alcuni esami, la dichiara morta e la fa condurre in camera mortuaria. Viene chiamata la figlia cui viene comunicato il decesso della madre, la quale si reca subito in ospedale per il riconoscimento ufficiale. Vi arriva verso le dieci di sera e viene condotta in camera mortuaria affinché possa vedere un’ultima volta la madre. La quale, rinchiusa in un sacco di plastica, è stata messa in una cella frigorifera. Chiede si possa aprire il sacco affinché possa darle un ultimo bacio. Ed ecco lo shock: la donna, rinchiusa nel sacco e nella cella ormai da due ore, sta respirando. Comincia  urlare che la madre è ancora viva, mentre tutti i presenti la guardano come fosse impazzita. Invece ha ragione: la donna sta respirando. La donna dichiarata morta viene immediatamente riportata in unità intensiva e attaccata ai macchinari respiratori. La sorte che attende infermiera e dottore è implacabile: l’infermiera viene licenziata mentre il dottore che ha dichiarato morta la donna si è licenziato da solo. Viene fatto un esposto alla polizia  in modo che se si potrà provare negligenza da parte di infermiera e dottore, si potranno perseguire legalmente. Se la donna fosse morta, sarebbero stati incolpati di omicidio colposo. La domanda però rimane: ingannati da un caso di morte apparente o indagini eseguite troppo frettolosamente?



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