“Da Pm dico sì al Referendum”/ Marino: “Anm sbaglia, stop scandali: giustizia cambi”

- Niccolò Magnani

Il pm Raffaele Marino (sostituto pg a Napoli) si scaglia contro l’Anm: “il Referendum serve eccome, basta con gli scandali, La giustizia deve cambiare”

Santalucia
Giuseppe Santalucia, presidente Anm (LaPresse)

«L’Anm sbaglia, quel Referendum serve: è ora di dire basta agli scandali»: parla al “Riformista” il sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di Napoli Raffaele Marino, icona della lotta alla Camorra e pm di lungo corso. È il primo magistrato ad esprimersi con coraggio contro il proprio stesso “organo sindacale” (l’Anm) in merito agli scandali sul mondo giustizia degli ultimi anni e soprattutto a favore del Referendum lanciato da Lega e Radicali per riformare a fondo l’intero mondo giudiziario. Con l’accusa dell’Anm – «pronti a reagire contro il Referendum» – le reazioni nel mondo della politica sono state tante, molte meno tra i magistrati: ad esclusione di Nordio e dei penalisti, Marino è il primo a prendere posizione contro l’Associazione Nazionale dei Magistrati difendendo la bontà dei cambiamenti richiesti dai 6 quesiti referendari di Salvini e Turco.

«Il presidente Anm con quelle parole ha invaso non solo il campo della politica ma anche quello dei cittadini», attacca il sostituto pg al “Riformista”. Sula responsabilità civile diretta dei magistrati, Marino ribadisce «è giusto che un pm o un giudice paghi per i propri errori», mentre sul quesito che limita la custodia cautelare la posizione di marino è agli antipodi di quanto espresso oggi sul “Fatto Quotidiano” dall’ex Csm Piercamillo Davigo, «l’eccesso di carcerazione preventiva è fin troppo evidente» nel nostro ordinamento.

IL PM MARINO: “LA GIUSTIZIA DEVE CAMBIARE”

La perplessità di Marino sul Referendum è legato solo sulla parte che richiede una separazione delle carriere tra pm e giudici: «non è la soluzione migliore per limitare lo strapotere delle Procure». Per il pg facendo così si allontana ancora di più i pm dal “giudizio” del Csm, perciò sarebbe meglio «collocare il pm al di fuori dell’ordine giudiziario e configurarlo come un organo del Ministero della Giustizia, in modo tale che la sua condotta possa essere più direttamente controllata». Ma per tutti gli altri quesiti, il referendum è tutt’altro da bocciare come vorrebbe l’Anm: «difficilmente il volto della giustizia potrà cambiare» se non passano i quesiti, almeno 5 su 6 secondo Raffaele Marino. La magistratura finora in Italia è stata libera per Costituzione (e ciò deve assolutamente proseguire), ma il problema è che tale libertà è degenerata fino a tal punto da divenire «arbitrio. Le colpe dei magistrati sono evidenti», conclude Marino nella sua analisi schietta sul “Riformista”. L’azione penale esercitata senza un controllo minimo, chiarisce il pm, «crea un potere eccessivo anche al singolo sostituto, la dilatazione dei tempi è aggravata dal fatto che sia il magistrato a decidere quali processi fare o non fare». Serve una inversione di rotta al più presto, come occorre dare più incisività all’azione penale rendendola obbligatoria solo per i reati più gravi, per evitare cortocircuiti odiosi e “gogne” infinite che ledono i diritti sacrosanti dei cittadini, anche se sotto indagine o sotto processo.



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