DAL MYANMAR/ “Cinesi travestiti da soldati birmani sparano sulla folla”

- Lettera firmata

In Myanmar la situazione sta precipitando. L’esercito ha aperto il fuoco sui manifestanti. Non erano birmani, ma soldati cinesi travestiti da birmani

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Proteste e arresti in Birmania (LaPresse)

Cari amici,
brutte notizie per non dire pessime. In questi ultimi giorni il terrore è cresciuto esponenzialmente.

Urge intervento internazionale perché le cose stanno precipitando.

Primo dato oggettivo. Oggi (ieri, ndr) davanti alla cattedrale di Mandalay, la seconda città della Birmania, l’esercito ha sparato contro i manifestanti. Di questo ho testimoni oculari. E questo sarebbe avvenuto anche in altre città della Birmania. La cosa singolare e grave è che i manifestanti riferiscono che gli uomini in divisa dell’esercito birmano che hanno sparato non erano birmani ma cinesi! Se confermata questa notizia sarebbe gravissima.           

Secondo dato oggettivo: anche fra i soldati e poliziotti birmani cresce la protesta. Ma c’è il terrore. Un amico poliziotto mi confida il suo dramma: come e cosa fare? Se mi dimetto dove troverò lavoro? Chi mai in questo clima, con “certissime ritorsioni”, assumerebbe un ex poliziotto dimessosi per “obiezione di coscienza”? Poi perderebbe immediatamente la casa. Ma la coscienza dell’amico dice che non è giusto schierarsi contro il popolo. Che dramma! Le guerre civili sono le peggiori. Perché il tuo nemico può essere il tuo vicino. E quell’odio seminato durerà a lungo. Se poi ci aggiungiamo le rivalità etniche mai sopite ne nasce una miscela esplosiva. Da qui la considerazione: è verosimile che i reparti che fronteggiano le manifestazioni siano stati rinforzati da militari cinesi.

Terzo dato oggettivo: il clima è tornato quello degli anni pre-2010. La gente parla sottovoce, vive nel timore di essere sentita da possibili delatori che possono anche avere il volto del vicino di casa e venire arrestata dai servizi segreti. Questi arrivano di notte, fanno irruzione nelle case e prelevano la gente. Così la gente spontaneamente ha istituito una sorta di sorveglianza notturna a turni: quando arrivano i “ribelli” (l’esercito e la polizia, ndr) suona l’allarme e tutti i vicini cercano di intervenire ed evitare l’arresto del malcapitato. Ma non solo: per accrescere il terrore, bande organizzate che operano di notte anche nel centro delle città, incendiando le case. I cittadini si mobilitano per circoscrivere gli incendi. Insomma di notte non si dorme.

C’è un fatto del passato che ora mi torna in mente. Tanti anni fa andai a visitare un seminario. Quando arrivai era già notte, il rettore volle portarmi ugualmente a visitare i locali. Mi sorpresi nel vedere i seminaristi dormire tutti in posizione fetale, rannicchiati, anziché distesi come – credo – ognuno di noi dorma! Era un dettaglio banale. Ingenuamente ne chiesi la ragione al rettore, la risposta fu drammatica: “Noi tutti dormiamo così, perché se di notte entra l’esercito per picchiarci – e ogni tanto accade, per ragioni mai comprese – la posizione fetale offre maggiore protezione”. Capite il clima che c’era e che ora è tornato?

Ma il ritorno al passato è confermato anche dalla restaurazione delle leggi degli anni più bui: tutti devono dormire solo e sempre nella propria abitazione. Pena l’arresto. Viva la libertà!

E chi osa criticare il governo rischia una pena fino a 20 anni.

Da ultimo, la paura, l’insicurezza è accentuata dalla chiusura delle banche. Voci, non controllabili, sostengono che le casse delle banche siano state drenate. Fuori dalle banche si moltiplicano le fila. Addirittura il governo avrebbe dichiarato di aver “preso in prestito e messo al sicuro” (sic) il tesoro della Pagoda d’Oro di Rangoon: 60 miliardi di Kyat e 15 milioni di dollari.

Perdonate se riferisco anche le voci ma è impossibile qui e ora verificarne la veridicità. Io mi permetto solo di far sapere al mondo quello che apprendo, distinguendo fra ciò che vedo e ciò che si dice ma è comunque verosimile.

Quarto dato oggettivo: i blindati ora stazionano stabilmente nelle strade delle maggiori città.

In questo dramma alcuni segnali belli. L’unità fra le varie generazioni: ora tutti accomunati dal desiderio di verità, bellezza e libertà. Poi altri dettagli: alla fine delle manifestazioni gli studenti passano a raccogliere la sporcizia. Lasciano le strade più pulite di quando sono passati: in un paese che non ha cura per queste cose è un segno di attenzione mai scontata. Poi durante le manifestazioni, almeno a Rangoon, tutti offrono cibo e bevande. E che dire dei tanti ristoranti cinesi low cost (sì, anche qui ci sono!) che prima timidamente poi sempre più orgogliosamente offrono i loro cibi!

Sono belle notizie che vi racconto e bisogna dirle, ma ora qui impera solo il terrore. Purghe staliniane, Rivoluzione culturale maoista, Pol Pot: tutte insieme in versione 2.0.

La Chiesa cattolica, qua molto minoritaria, all’inizio ha invitato al dialogo (card. di Rangoon), nella speranza di evitare il peggio e proporsi come mediatore in una situazione che preludeva al peggio, per poi sostenere le manifestazioni (arcivescovo di Mandalay). Il punto sono le gerarchie buddiste e l’occidente. Solo dichiarazioni pro forma. È come sui tram a Milano: “È vietato disturbare il manovratore” (Xi Jinping) con cui facciamo business.

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