DAL MYANMAR/ “Condanne a morte e bombardamenti, ora la repressione si fa più feroce”

- Lettera firmata

In Myanmar la repressione continua senza sosta con condanne a morte e processi fasulli. Intanto si combatte nelle campagne. Scontri e arresti anche nelle piazze di Rangoon

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Scontri in Myanmar (LaPresse)

Caro direttore,
non so quale sia la percezione che in Occidente abbiate del dramma del Myanmar, ma tentando di dare una qualche cifra posso dirti che, stando alle stime di alcune organizzazioni per i diritti civili, i morti sarebbero intorno ai 1.300 e gli arrestati circa 11.000. A mio parere questi dati devono essere incrementati, perché qui molte persone (specie nei villaggi sperduti) non hanno documenti. È ben difficile che questi risultino in un qualche conteggio. A questi numeri vanno forse aggiunti anche i condannati a morte: finora erano 65 (di cui 2 minorenni), ma recentemente ne sono stati condannati a morte altri 21. Ho scritto “forse” perché al momento non risulta che alcuna sentenza sia stata eseguita.

Qui comunque la situazione resta sempre più tesa. Per ora gli scontri colpiscono solo marginalmente Rangoon, ma i segnali ci sono tutti. Un esempio sono gli incidenti avvenuti al centro commerciale Myanmar Plaza. I pochi giovani ancora in città avevano inscenato un flashmob invitando a boicottare il centro commerciale. Ne sono seguiti scontri e arresti.

In realtà, il boicottaggio commerciale è già in atto da mesi. Questo avviene con varie modalità: sia nei confronti dei beni prodotti o commercializzati dalle holding filo-militari (ho già avuto modo di raccontarne genesi e sviluppi), sia contro le attività e i prodotti di fabbricazione cinese, ma soprattutto nei confronti dei centri commerciali di proprietà di aziende filo-governative. In questo caso, Myanmar Plaza è di proprietà della Hagl (una società ufficialmente con sede in Vietnam), con cui il presidente birmano ha importanti alleanze e rapporti con l’esercito.

Gli scontri più sanguinari, ultimamente, avvengono negli stati di Chin, Shan e Kayah. Non abbiamo molte notizie ma, se in questo clima omertoso giungono rumors fino a Rangoon, significa che i fatti sono stati rilevanti. In particolare, nello stato di Chin, soprattutto a Thantlang, ci sono stati bombardamenti aerei che hanno distrutto anche una chiesa (al momento non è dato sapere di quale confessione). Conosco la zona: è una cittadina posta in cima a una montagna e funge da riferimento per centinaia di piccoli villaggi sparsi tra campagne, colline, risaie e giungla.

Il fatto che siano intervenuti mezzi aerei conferma quanto già recentemente ho avuto modo di scrivere: l’esercito riesce a colpire solo facendo uso di armi pesanti, mentre la resistenza, che pur controlla il territorio, non può nulla contro questi potenti mezzi. E’ una situazione di stallo con la possibilità non remota che la guerra civile duri per anni.

Nel contempo continuano i processi farsa contro la Lady, ex ministri, ex deputati, ma anche semplici cittadini. Le accuse sono “fantasiose”: brogli elettorali, furti, corruzione eccetera. E’ “il corvo che dice al merlo: come sei nero!”.

Una piccola notizia positiva c’è: i golpisti continuano a non essere invitati ai vertici internazionali che coinvolgono paesi occidentali. Solo opportunità politica di facciata da parte degli stati Asean o primi segnali di allontanamento?

Un lettore dal Myanmar

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