“D’Alema in affari col regime cinese che ci depistò sulla pandemia”/ Il retroscena

- Mirko Bompiani

Fabrizio Gatti tra Massimo D’Alema e la gestione dell’emergenza: “Per questa pandemia tanti errori si sarebbero potuti evitare. L’Oms…”

massimo d'alema
Massimo D'Alema (LaPresse)

Massimo D’Alema sotto i riflettori. Fabrizio Gatti, autore di “L’infinito errore – La storia segreta di una pandemia che si doveva evitare”, non ha dubbi: «Lui è in affari col regime cinese che ci ha depistato» sull’epidemia da Covid-19. Nel mirino per il pasticcio dei ventilatori cinesi, l’ex premier è il presidente onorario dell’associazione Silk Road Cities Alliance di Pechino che controlla la società Silk Road Global Information Limited da cui il 13 marzo 2020 la Protezione civile ha acquistato i ventilatori e da qui parte tutto…

Massimo D’Alema «si accompagna» a tre esponenti di spicco del regime del Partito nazionalcomunista cinese, in particolare a Zhang Wenkang, ministro della Sanità rimosso nel 2003 – spiega Il Giornale – con l’accusa di aver nascosto la prima epidemia di Sars. Gatti ha rimarcato: «Sarebbe bastato usare proprio la parola Sars anche per questa pandemia che tanti errori si sarebbero potuti evitare».

MASSIMO D’ALEMA E I RAPPORTI CON LA CINA

A proposito del pasticcio dei ventilatori, che vede coinvolto anche il già citato Massimo D’AlemaGatti ha spiegato che la decisione fu del Cts di Miozzo e non è ancora chiaro il no ai 276 ventilatori proposti all’Italia da altre marche. A proposito del tracciamento, il giornalista de L’Espresso ha evidenziato: «Bastava dare retta a quel che scriveva a Giuseppe Conte l’ex capo della Protezione civile Angelo Borrelli il 21 gennaio. Otto giorni dopo l’accordo sull’aumento dei voli tra Italia e Cina – da 54 voli a 108 voli da e per la Cina roba da 30mila persone a settimana – avvertì Conte del “previsto massiccio flusso di turisti cinesi” e sulle analogie tra il nuovo Coronavirus e la “precedente epidemia di Sars”». E l’Oms ha le sue colpe, secondo Gatti oggi l’influenza nel mondo del Partito nazionalcomunista cinese si sente di più e sarebbe bastato chiamare Sars questo virus: «Il direttore generale del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie George Gao e la virologa di Wuhan Shi Zhengli fanno una battaglia per chiedere di togliere la parola Sars dal nome del virus definito Sars-Cov-2, una scelta in sintonia con il Partito comunista cinese e i compagni cinesi di D’Alema. Per nascondere al mondo cosa stava accadendo…».



© RIPRODUZIONE RISERVATA