DALLA BIELORUSSIA/ “Lukashenko ha dietro Putin, abbiamo paura e rischiamo l’arresto”

- Paolo Vites

Il dittatore bielorusso minaccia di usare i migranti infiltrando tra di loro terroristi islamici, mentre gli oppositori finiscono in carcere senza accuse

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Il presidente russo Vladimir Putin con il presidente bielorusso Alexander Lukashenko (LaPresse)

Una notizia positiva, una negativa. Il pressing dell’Unione Europea sulla Bielorussia è riuscito a ottenere la quasi totale interruzione dell’arrivo di profughi da Iraq e Siria e il regime di Minsk sta cominciando a permettere ai casi più disperati di spostarsi dalla frontiera e ottenere un minimo di riparo. Sono cominciati anche voli di rimpatrio per i migranti. Allo stesso tempo il dittatore bielorusso Lukashenko, come ci ha detto un nostro contatto in Bielorussia che per ovvie ragioni chiede l’anonimato, trova altri modi per ricattare l’Unione Europea e la Polonia sulla pelle dei migranti. Il presidente bielorusso si è presentato a sorpresa nel centro di trasporto e logistica del posto di controllo di Bruzgi, nella regione di Grodno, dove si trovano alcune migliaia di profughi ai quali ha promesso che non verranno rimpatriati. “Se qualcuno vuole andare in Occidente è un suo diritto: non cercheremo di catturarvi, picchiarvi e tenervi dietro il filo spinato ma anzi lavoreremo con voi per realizzare il vostro sogno” ha detto, aggiungendo, rivolgendosi all’Europa, “che prima o poi arriveranno qui persone armate di bombe e allora sarà il disastro” alludendo alla minaccia terroristica.

“Tutte le associazioni per i diritti umani sono state messe fuori legge e si sono dovute spostare in Lituania” ci ha detto il nostro contatto, “chi cerca di aiutare i migranti offrendo cibo o rifugio in casa rischia la galera. Non si tengono più manifestazioni contro Lukashenko perché ormai c’è un clima di terrore, molte persone vengono arrestate senza alcuna accusa, rilasciate e poi arrestate di nuovo”.

Si sono fatte tante congetture su questo traffico di migranti arrivati al confine tra Bielorussia e Polonia, voi che idea vi siete fatti? È davvero una forma di ricatto da parte del governo bielorusso?

Sì, Lukashenko lo dice apertamente. Fin dall’inizio, ha detto, rivolgendosi all’Unione Europea, voi ci avete dato le sanzioni, adesso vi prendente i profughi che arrivano nel nostro paese. Una vendetta contro l’Unione Europea e contro Polonia e Lituania che si sono sempre schierate a sostegno delle proteste popolari contro il suo regime.

Si è anche detto che il governo bielorusso avrebbe dato soldi e visti per entrare in Bielorussia, dicendo ai profughi che avrebbero potuto passare il confine.

Non ci sono prove ufficiali di questo, ma esiste una ricerca fatta da giornalisti bielorussi che in questo momento si trovano in Lituana per capire come sia nato tutto questo, come mai siano arrivati tanti profughi in Bielorussia. All’inizio Lukashenko dopo le sanzioni ha detto che non avrebbe fatto più niente per ostacolare i migranti. In Iraq e in Siria, dove si segue attentamente la situazione, questa intervista è stata mostrata più volte, soprattutto in Iraq. Le agenzie turistiche irachene e siriane hanno organizzato un business con tanto di visti ufficiali, aggiungendo che i militari bielorussi li avrebbero aiutati a passare la frontiera. Un business organizzato con pulmini, mentre i soldati hanno avuto l’ordine di chiudere gli occhi in certe parti della frontiera per lasciar passare i migranti.

Che venivano fermati dai polacchi. Quanto c’è di vero nel sostegno di Putin a questa operazione?

Sicuramente non fa nulla per ostacolare tutto questo. Putin dice che la Ue è cattiva perché ha fatto le sanzioni, poi dice però che la Russia non può fare nulla per ostacolare l’arrivo dei migranti. Se ne lava le mani.

Anche le famiglie bielorusse come quelle polacche aiutano i migranti?

Cercano di farlo. Se qualcuno riesce a scappare nei boschi, polacchi e bielorussi cercano di farli arrivare in città. Le associazioni per i diritti umani però non possono fare nulla anche se volessero, sono state chiuse quasi tutte. La più importante organizzazione ha dovuto spostare i propri uffici in Lituania perché è stata chiusa. Le uniche tre organizzazioni che possono fare qualcosa sono la Croce rossa, Medici senza frontiere e l’Alto commissariato dell’Onu.

Chi fa qualcosa viene arrestato?

È in pericolo. Tutti sono in pericolo di venire arrestati.

Come è la situazione dopo le grandi manifestazioni dei mesi scorsi, continua l’opposizione a Lukashenko?

Sì, ma non si tengono più manifestazioni pubbliche, la gente ha paura. Chiunque dica o scriva qualcosa viene immediatamente arrestato, anche con le accuse meno plausibili. Ti tengono in carcere, ti liberano e ti arrestano di nuovo. Gli oppositori sono tenuti in condizioni vergognose, celle minuscole dove sono rinchiusi anche in una dozzina, senza possibilità di lavarsi, senza lenzuola o materassi, costretti a dormire per terra con i pidocchi ovunque.

Non c’è alcuna possibilità di dialogo tra opposizione e regime?

No, almeno se Putin non cambia orientamento, Lukashenko avrà sempre le mani libere. Manifestazioni recenti non ce ne sono più state perché la repressione è troppo brutale. Ci sono manifestazioni pagate dal governo con le quali il regime vuole far sembrare che ai bielorussi Lukashenko piace ed è stato eletto legittimamente. Inoltre ha visitato i campi profughi, ha detto alla gente che  i voli sono stati chiusi per colpa della Ue ma che i migranti possono venire anche via terra e possono portare armi e bombe. Quando lui dice qualcosa sottintende sempre qualcosa che potrebbe accadere veramente.

Vorrebbe usare l’arma del terrorismo?

È possibile.

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