DALLA CINA/ Lao Xi: gli Usa “benedicono” Salvini ma aspettano 4 risposte

- Lao Xi

Salvini torna dagli Usa nei panni del nuovo capo di fatto del governo. Ora però i problemi attendono soluzioni tecniche specifiche, non slogan

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Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell'Interno (LaPresse)

Col viaggio negli Stati Uniti il leader della Lega Matteo Salvini è diventato il vero, autentico capo di governo dell’Italia. Bene: e ora? Che cosa farà in concreto?

Certo non andrà alle elezioni subito. Quando questo avverrà, dopo il voto la Lega avrà vinto e i suoi vorranno la spartizione dei pani e dei pesci, M5s avrà perso e cercherà di sopravvivere nella sconfitta.

Ma adesso? Oggi Salvini ha disposizione due partiti, il suo e il M5s, pronti a sostenere qualunque cosa pur di avere un mese di stipendio in più come parlamentari ed essere poi magari anche premiati con una nomina nei Cda delle partecipate statali che si faranno all’inizio dell’anno prossimo. Il ministro dell’Interno-capo del governo può ricattare i suoi con i 5 Stelle e viceversa.

Con la benedizione americana poi – ha detto lui stesso – ora può trattare con l’Europa da pari a pari. Perfetto, ma che significa?

Qui occorre un passo indietro. Agli americani non interessa la flat tax o altro. Interessa invece il dossier internazionale e in particolare che l’Italia: 1) prenda le distanze dalla Cina; 2) sostenga Guaidó contro Maduro in Venezuela; 3) tratti la Russia con prudenza.

Di nuovo: in concreto che cosa significa tutto questo? Per esempio, per quanto riguarda la Cina, non si possono cacciare tutte le imprese cinesi dall’Italia: sarebbe segno di isteria politica, come lo è stato donarsi mani e piedi a Pechino durante la visita di Xi Jinping in Italia. Che cosa significa in concreto avere una giusta misura con la Cina?

Anche sul Venezuela: che cosa si deve fare per sostenere Guaidó, come anche il resto della Ue voleva, senza però creare confusione?

Infine la Russia: i rapporti vanno bene, ma troppo calore no. Qual è il giusto mezzo?

Occorrono conoscenze e competenze che Salvini non ha e dovrebbe trovare “sul mercato”.

Solo se Salvini soddisfa l’America su questi dossier l’Italia può andare a parlare con la Ue con l’appoggio americano.

È un punto decisivo: che cosa può chiedere l’Italia? È questione politica ma anche tecnica. Nei giorni scorsi il presidente della Consob Paolo Savona ha detto: il debito pubblico è un problema, è vero, ma non dice tutto sulla realtà italiana. L’Italia ha anche tanto risparmio privato e un grande surplus di bilancia commerciale. Cioè all’Italia manca sì una mano, ma ci sono altre parti del corpo che funzionano. Savona non nega il problema ma cerca una soluzione concreta. Qui forse ci sono delle basi politiche e tecniche per parlare nel breve periodo con Bruxelles, ma ci vuole una persona di equilibrio, che non faccia il Capitan Fracassa ma neanche il ragioniere di conti altrui.

Ancora: che cosa significa questo in concreto? Occorre fare una finanziaria che soddisfi i mercati e che Bruxelles possa accettare. Washington non ha detto a Salvini: fate la guerra alla Ue.

Certo Salvini, straordinaria macchina di propaganda, non ha idea di come si guidano gli esteri o l’economia e forse nemmeno il governo. Anche perché la benedizione impartita a lui non significa che Washington abbia sconfessato il Quirinale, che rimane garante delle alleanze e dello Stato sopra la testa di Salvini.

In concreto, tutto quello che abbiamo snocciolato dovrebbe significare un rimpasto di governo. Conte, Moavero e Tria non funzionano. Salvini potrebbe diventare premier, ma questo significa comunque trovare altre tre nuove persone, all’Interno, all’Economia e agli Esteri.

Ma dare questi nuovi mandati ai presenti è garanzia che tutto si romperà. Adesso Salvini ha 6-9 mesi di luna di miele. Se alla fine di questo periodo non avrà soddisfatto gli italiani, soddisfatto gli americani e trovato comunque un accomodamento con la Ue, farà la fine di tutti gli altri premier e potrebbe esserci il caos.

Non solo. Questa operazione avviene proprio perché c’è una crisi internazionale tra Usa e Cina di cui a Roma non si erano accorti. Questa crisi si sta aggravando, come provano le recenti proteste di Hong Kong, e potrebbe avere ripercussioni forti e dirette sull’Italia e la Ue.

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