Daniele Franco/ Chi è il nuovo ministro all’Economia del Governo Draghi

- Alessandro Nidi

Il profilo di Daniele Franco, neoministro dell’Economia del Governo Draghi: è stato per anni il braccio destro del nuovo premier

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Daniele Franco

Daniele Franco è il nuovo ministro all’Economia del Governo Draghi, la cui nomina è stata ufficializzata nel tardo pomeriggio di oggi, venerdì 12 febbraio 2021. Il successore di Roberto Gualtieri è nato nel 1953, è nativo della provincia di Belluno, a pochi passi dai massicci dolomitici e ha conseguito una laurea e due master. La sua è una carriera di tutto rispetto, passata anche attraverso il controllo del gruppo di lavoro sulla finanza pubblica del sistema europeo delle banche centrali, sotto l’egida della Banca Centrale Europea (BCE).

Peraltro, la scelta di Draghi affonda le sue radici nel passato; infatti, nel 2007 l’attuale presidente del Consiglio aveva indicato Daniele Franco come capo del servizio studi di struttura economica e finanziaria, facendolo diventare il suo braccio destro, tanto da promuoverlo un quadriennio più tardi a direttore centrale dell’area ricerca economica. Un curriculum davvero di tutto rispetto, dunque, e che giustifica pienamente, perlomeno sulla carta, la decisione adottata dal premier.

DANIELE FRANCO, CHI È?

Daniele Franco, nuovo ministro dell’Economia, aveva rilasciato una serie di dichiarazioni in autunno alla Giornata del credito, riprese da “Il Fatto Quotidiano”: secondo lui,la ripresa verrà soprattutto dalle imprese, ma servono capacità progettuali di sistema e pubbliche amministrazioni tecnicamente più forti che sostengano il processo. Aggiungendo: “Nel Novecento ci siamo rialzati due volte, all’inizio del secolo e a metà del secolo abbiamo avuto tassi di crescita che, qualche anno prima, erano assolutamente impensabili”. A detta di Daniele Franco, gli ingredienti per rilanciare il nostro Paese ci sarebbero tutti: “Il nostro capitale umano, la capacità di esportare, il patrimonio familiare, il dinamismo di moltissime imprese. Abbiamo soprattutto moltissimi giovani che stiamo utilizzando relativamente poco, i quali sono spinti ad andare all’estero. Noi dobbiamo motivarli e coinvolgerli nel ridisegno del nostro sistema produttivo”.



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