Danilo Coppola latitante: “Io nascosto posto tutto sui social”/ “Lo faccio perché…”

- Josephine Carinci

Danilo Coppola, immobiliarista condannato, è latitante. Sui social, dal suo rifugio, posta tutto e accusa i magistrati. Il motivo della sua decisione

Danilo coppola
Danilo coppola

Danilo Coppola è un immobiliarista di 54 anni protagonista, nei primi anni Duemila, di una scalata bancaria che ha portato ai cosiddetti processi dei “furbetti dei quartierino”. Condannato, l’imprenditore è latitante: si nasconde in Europa e pubblica sui social video dal suo “rifugio”. Nei suoi video sbeffeggia i magistrati che gli hanno sequestrato una villa in Sardegna e molto altro.

Al Corriere, spiega: “Me ne starò nascosto e posterò tutto: le carte dei processi, le informative fra procure, le assurdità sui miei rapporti con la Banda della Magliana. Mi hanno arrestato perché davo fastidio ai poteri forti, i miei processi hanno dato spettacolo, in 18 anni ne ho subiti oltre trenta, spesso sono stato assolto”. Nella sua intervista, spiega il Corriere, fa nomi e cognomi, accusa i magistrati e molto altro.

Dove si nasconde Danilo Coppola e perché

La scelta di essere latitante, per Danilo Coppola, è un segnale. Vuole, attraverso i social, mostrare quella che per lui è la verità. Come spiega: “Non voglio solo che si sappiano le mie ragioni e si riconosca la mia innocenza, voglio raccontare una giustizia che non funziona. Io sono nato povero, ho avuto il frigo vuoto e non si perdona che uno che viene dal nulla arrivi a fatturare quattro miliardi, entri in Mediobanca, abbia un giornale, compri banche. Ci sono i poteri forti, c’è invidia sociale. Su Instagram, non ero mai stato e ora non è che faccio i post per vittimismo. Però, per accendere un faro, ho dovuto ricorrere a questo atto pazzesco. Lo faccio per dire che un Paese dove un giudice non si mette contro il Pm o si giudica per correnti non è un Paese civile”.

Quando gli chiedono dove si trovi, lui risponde: “Sono da solo, all’estero. Non sto bene. È un brutto momento che dura da troppo tempo. Il primo marzo 2007, fui arrestato su richiesta dei Pm di Roma per bancarotta fraudolenta della Micop, riciclaggio, associazione per delinquere, poi, fui assolto dopo cinque anni. Feci due anni e mezzo di carcere, arresti, ospedale: soffro di claustrofobia e vomitavo di continuo, arrivai a pesare 46 chili, ero in sedia a rotelle. Mi davano 180 gocce di Lexotan al giorno”.





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