DANILO MADONIA/ “Varie ed eventuali”: il nuovo disco

- Luigi Viva

Sconosciuto al grande pubblico, ha fatto parte dei Moody Blues e ha collaborato con molti grandi nomi del panorama musicale. In questi giorni esce il suo secondo lavoro da solista

Madonia Danilo 1280 640x300
Danilo Madonia

Appena iniziato l’ascolto di VARIE ED EVENTUALI, la prima emozione ci ha
riportato agli album dei grandi arrangiatori americani Vince Mendoza e Claus
Ogerman. Un lavoro di rara bellezza, questo di Danilo Madonia, conosciuto negli
ambienti musicali italiani come uno dei migliori tastieristi – pianisti ed arrangiatori.
Nato a Genova nel 1958, Madonia inizia a suonare la fisarmonica e, a seguire, su
consiglio del suo insegnante, si iscrive al conservatorio di Alessandria studiando
piano classico con il maestro Raf Cristiano. Sin da piccolo mostra una particolare
predisposizione per le tecniche di registrazione e a fine anni settanta, inizia a lavorare nello Studio G di Aldo De Scalzi, con il quale in seguito collaborerà insieme a Pivio, realizzando importanti colonne sonore. A Genova incontra il bassista Bob Callero (già Osage Tribe e Duello Madre) che lo invita ad entrare nel gruppo di Eugenio
Finardi con il quale registra nel 1982 DAL BLU album che contiene Le ragazze di
Osaka scritto dal cantautore insieme allo stesso Madonia e Francesco Messina. E’
l’inizio di una carriera che lo porterà a collaborare sia come session man, arrangiatore e produttore con Angelo Branduardi, Fiorella Mannoia, Francesco de Gregori, Eric Clapton,  Ron , Eros Ramazzotti, Raf, Lucio Dalla, Adriano Celentano, Anna Oxa, Claudio Baglioni, Luca Carboni,  Giorgio Gaber, Elisa, Carmen Consoli solo per
citarne alcuni.
Fondamentale l’esperienza inglese; trasferitosi a Londra per quasi tre anni, Madonia
entra a far parte come arrangiatore, pianista e tastierista dei Moody Blues, storico
gruppo, con i quali incide tre album oltre a tre dvd. L’esperienza inglese gli
permetterà di affinare ancora di più le capacità di produttore. Nel 2006 quasi
contemporaneamente al suo primo cd solista MOVING, completamente realizzato a
Londra, inizia la collaborazione con Renato Zero come arrangiatore e produttore,
diventando il direttore musicale della sua band. Madonia firma, insieme a Zero, le
musiche di diverse canzoni del cantautore romano a cominciare dall’album
PRESENTE, nel quale è co-autore delle musiche di otto canzoni. L’album riceverà il
triplo disco di platino.
Causa la pandemia, Madonia decide di realizzare un nuovo album a suo nome. Sarà
un lavoro lungo, che lo porterà a sfrondare tanti brani composti per arrivare agli
undici inclusi in VARIE ED EVENTUALI, uscito in cd per la etichetta Halidon e
disponibile anche su tutte le piattaforme digitali.
Era un da un po’ di tempo che pensavo di dare un seguito a MOVING, ma purtroppo,
come accade spesso, ci sono altre cose nel mezzo e, i progetti personali tendono a
finire sempre in fondo alla lista. Poi è arrivato il covid che ha stravolto
completamente le nostre vite, complicando ulteriormente l’organizzazione e la
logistica della costruzione di un ‘album’. I tempi si sono dilatati, le modalità di
registrazione, per forza di cose, sono cambiate e il programma che avevo pensato
all’inizio è rimasto nel cassetto. In tutto questo la cosa positiva è che, nel frattempo,
sono nate nuove tecnologie che ci hanno permesso di lavorare in modalità remota e, grazie all’infinita disponibilità e talento dei miei vecchi e nuovi amici e compagni di viaggio, sono riuscito in qualche modo a portare a termine tutto quello che avevo in testa… (Danilo Madonia)
Un album assolutamente desueto per il panorama musicale italiano e per un musicista
che, da sempre, lavora in ambito pop. Cura degli arrangiamenti, orchestrazioni
riuscitissime, sezioni di archi e fiati digitali si fondono con archi e fiati suonati da
valenti strumentisti. Gli archi del quartetto Archi dell’Opera vengono, infatti,
arricchiti da quelli digitali del CSS, Synful & Albion (a opera di Madonia), mentre i
fiati e le ance, insieme alla sezione composta dalla tromba e flicorno di Giuseppe
Zanca e dal soprano di Bruno Giordana, vengono rafforzati dalla sezione fiati digitale
SWAM & SampleModeling. Madonia, nei suoi interventi solistici appare essenziale e
ispirato, mostrando la massima attenzione all’equilibrio delle strutture e delle
esecuzioni.
Apertura con Gli Occhi di Gagarin dal maestoso incedere orchestrale con il tema
suonato a turno dal corno inglese (Valeria Trofa), il violino e il flicorno (Giuseppe
Zanca). Brano dalla forte influenza classica con evidenti sguardi a Bartók e
Stravinskij, si avvertono citazioni ad una delle grandi passioni musicali di Madonia.
Dal Garage a Qui, caratterizzato dalla swingante batteria di Lele Melotti
(impeccabile), ci fa rivivere le grandi orchestre jazz. Gli archi eseguiti da Archi
dell’Opera –Quartet, vengono arricchiti da quelli digitali di Madonia. Attente
tessiture, momenti minimali, scelte dei suoni, cura del particolare; le parti di piano di
Madonia la dicono lunga sulla sua bravura. L’esecuzione sfuma con il tema,
fischiettato, come all’inizio dallo stesso Madonia. Brano che più rappresenta la scelta
stilistica di questo album.
Stavo rientrando in macchina ascoltando musica erano le due di notte e mentre
chiudevo la porta del garage mi è venuta in mente questa melodia che ho subito
registrato sul telefono per non dimenticarla. Quindi al momento di decidere il titolo
non poteva essere che Dal Garage a qui (ride). Clima jazz? non saprei dire, non è il
mio mondo, anche se lo guardo e ascolto da anni. Diciamo che sono stati certi
musicisti “i marziani” come Keith Emerson, Corea, Zawinul, Hancock che mi hanno
spinto a studiare seriamente tentando di emularli, non certo il mondo del pop.
(Danilo Madonia)
Cambio di clima con Quasi un Tango, il pezzo più toccante di questo album. Il tema
viene esposto dall’accordion suonato da Madonia. Il clima è malinconico ed
introspettivo. Melotti lavora finemente alle spazzole, l’accordion viene doppiato dal
piano e dalla chitarra acustica di Andrea Maddalone. Il solo di piano si muove con
attento riguardo alle dinamiche, le tastiere punteggiano finemente l’esecuzione con
efficaci pad; anche qui presenti ance e fiati. Nel finale l’esecuzione “si apre” con la parte di archi, sfumando con l’intreccio di accordeon, corno inglese e clarinetto (Lidia Brischetto).
Quasi un tango l’ho scritta al pianoforte così com’è poi ho fatto un po’ di
aggiustamenti ed è tutta storta (ride) 7 6 7 6… è venuta così. Riesco a suonarla
naturalmente perché è la melodia che mi guida; nella parte centrale quando entra
Melotti e il contrabbasso, vado in sei perché non volevo preoccuparmi a contare.
Verso il finale ho inserito il corno inglese e il clarinetto. Dimenticavo suono anche la
mia vecchia accordion Busilacchio. L’ho titolata cosi, perché il clima c’è, ma
essendo tutta storta (ride) sembra quasi… un tango. (Danilo Madonia)
Il Fiume e il suo senso dello scorrere vengono rappresentati dall’arpeggio di piano,
nei 2:18 di questo cammeo.
Il Fiume è infatti scritto cercando di rappresentare l’idea dello scorrere. Fino
all’ultimo doveva essere il titolo dell’album, poi ho pensato che essendo genovese,
poco avevo a che vedere con il fiume (ride) anche perché qui a Genova quando si
vede il fiume, purtroppo, si porta via tutto. (Danilo Madonia)
In Correr sin Aliento il clima si fa teso, fortemente ritmico con Marco Fuliano alla
batteria e Rosario Jermano alle percussioni, presente Giorgio Cocilovo alla chitarra
acustica. Clima brasiliano, Madonia sviluppa un ottimo solo al piano Fender. Le parti
orchestrali e solo di flauto (Hiro Honshoku) evocano i dischi di bossa nova anni ’60 e
i grandi album CTI.
In Correr sin Aliento il clima direi che è più latino che brasiliano. L’ho composto
sempre sul pianoforte e, ogni tanto, in certi momenti mi sono chiesto “cosa farebbe
Chick Corea se fosse lui a fare questo pezzo?” Provo a pensare come se fossi lui o
perlomeno con molta modestia provo ad ispirarmi a lui. Oltre ai tanti amici presenti,
mi preme sottolineare il bel solo al flauto di un mio vecchio amico Hiro Honshoku.
(Danilo Madonia)
In viaggio verso Nizza, si entra in pieno clima jazz nel tempo e nell’incedere di
Melotti e dei suoi piatti, bell’intervento del sax soprano di Bruno Giordana. Madonia
interviene con gusto in solo al pianoforte intrecciando le sue note con quelle del
soprano. D’effetto l’utilizzo del piano Fender.
E’ nato mentre andavo verso Montecarlo (ride); eravamo con Renato per una serata
allo Sporting. Mentre viaggiavamo in autostrada era agosto, un sole pazzesco, ho
fischiettato il tema e l’ho registrato sul telefono per non dimenticarlo. Arrivato a
casa ho cercato di dargli un senso. Il titolo l’ho cambiato da Montecarlo a Nizza
dove è nata mia madre. (Danilo Madonia)
I 3:17 di Ma & Pa sono riservati al pianoforte in quello che è un chiaro omaggio ai
suoi genitori. Il piano si muove, fra climi classici e tentazioni più contemporanee. Le

tastiere di Madonia assicurano un sostegno accennato con delle riuscite pennellate.
Chitarra e basso sono suonati dallo stesso Madonia.
L’ho scritto un 13 febbraio, giorno del compleanno di mio padre, e poiché purtroppo
i miei non ci sono più ho pensato di dedicarlo a entrambi. […] Per me fare gli assoli
è un po’ come comporre in tempo reale, quindi non essendo un jazzista è molto
complicato. Avendo due paletti che sono il ritmo e l’armonia devo cercare una
melodia alternativa e più articolata, e quindi prima di registrare un assolo mi metto
la base musicale, vado a camminare e cerco di cantarmi delle cose. Dal cervello alla
bocca è più veloce, sul piano è diverso e il rischio è quello di affidarsi ai “jazz licks”
che hanno fatto altri, molto prima e molto meglio di me. (Danilo Madonia)

Picuapita viene aperto dal breve stacco della batteria di Melotti, presente al basso
Paolo Costa, tornano fiati e violini, spazio al solo di tromba di Giampaolo Casati.
Intrigante l’arrangiamento dei fiati in sezione doppiati dalle voci di Paola Montanari
e dello stesso Madonia che interviene in solo al pianoforte.
Mio papà faceva il tranviere e mia madre la commessa alla Rinascente. Avevano un
registratore a bobine della Nuova Faro, che ancora conservo, e suonava la chitarra
con il pollice. Aveva un suo quaderno dove segnava le diteggiature delle canzoni. Lui
suonava e mia madre cantava, ma solo in casa, il loro nome d’arte era Mary
Grissino e Mimmo Focaccia, una cosa così. Io piccolino cantavo con loro. Quando
usci Piove di Modugno, avevo sì e no due anni, cantavo “ciao ciao bambina”
farfugliando alla meno peggio il testo. E picuapita era una di quelle parole che
cantavo facendo ridere i miei. La parte iniziale è fatta con una serie di quarte che si
susseguono e, in qualche modo è una specie tributo a Keith Emerson che con le
quarte prese da Bela Bartòk, ci ha fatto un po’ tutta la sua carriera. Il resto è poi
arrivato da solo spontaneamente. (Danilo Madonia)
Sono gli archi ad aprire Ru Courtaud, ballad jazz condotta dal piano di Madonia.
Melotti lavora con le spazzole, il contrabbasso di Elio Veniali, caratterizza la ritmica,
clarinetto e flicorno ampliano la tavolozza timbrica.
Il titolo prende il nome da una stradina di Antagnod in Valle D’Ayas a duemila metri
di altezza dove da bambino sono stato in una colonia del comune di Genova. Ci sono
ritornato qualche tempo fa per una gita. Mentre ero lì mi è venuta in mente questa
melodia che ho subito fissato fischiandola sul telefono. A dire il vero, in primo
momento, nell’introduzione volevo inserire, ovviamente, citandolo nei crediti il
secondo concerto per pianoforte e orchestra di Bela Bartòk che inizia con tutta una
serie di quinte e di quarte di una bellezza da buttarsi per terra. Poi ho desistito sono
andato nella mia libreria a cercare degli archi con il sordino e con quelli ho poi
composto. Una volta terminata questa introduzione ho trovato qualcosa di ritmico in quattro che girasse sul tre. Poi quando riprende il tema entrano altri attori il clarinetto e il flicorno. (Danilo Madonia)
Il suono dell’erhu (strumento cinese campionato dalle tastiere di Madonia) apre Le
ragazze di Osaka, unica concessione al suo passato, brano del repertorio di Eugenio
Finardi. La parte vocale è appannaggio di Paola Montanari e dello stesso Finardi,
molto riuscito l’alternarsi delle loro voci. Una canzone che dopo tanti anni e,
innumerevoli versioni, rimane toccante e coinvolgente. E’ un ritrovarsi di vecchi
amici, compagni di tour infiniti. Elio Rivagli alla batteria, Madonia basso e chitarra e
tastiere, Rosario Jermano alle percussioni, con Bob Callero allo Stick.
Mentre lavoravo l’album mi sono reso conto che proprio nel 2022 cadevano i
quaranta anni dalla prima uscita della canzone. E’ un brano che è in qualche modo
dedicato ad Elettra la prima figlia di Eugenio. A registrazione quasi terminata, ho
coinvolto Elio Rivagli alla batteria tra l’altro presente nel precedente album. Lui si è
detto subito entusiasta ed ha fatto delle parti molto interessanti, quasi tribali,
lavorando sui tom, confermandosi fior di batterista (Danilo Madonia)
Madonia chiude il cd con Lyle eseguito al pianoforte, brano dedicato a Lyle Mays, il
geniale pianista cofondatore del Pat Metheny Group. Proprio ascoltando quest’ultima
take, si può comprendere il percorso artistico che ha portato alla realizzazione di un
album di grande spessore come VARIE ED EVENTUALI.
Ero alla stazione in procinto di partire per Milano e ho ricevuto un messaggio che mi
informava della scomparsa di Lyle Mays. La commozione ha preso il sopravvento e
all’improvviso gli occhi si sono riempiti di lacrime. Lyle Mays insieme a Joe Zawinul
è stato uno dei musicisti che più ho amato. (Danilo Madonia)
Uno dei dischi più belli del 2022, destinato ad entrare fra i nostri dischi preferiti di
fine anno. Si raccomanda più che “vivamente”. Per chi volesse ascoltare dal vivo
Danilo Madonia, appuntamento ai concerti di Renato Zero a Roma al Circo Massimo
il 23, 24, 25, 28, 30 settembre con chiusura il 1 ottobre.

— — — —

Abbiamo bisogno del tuo contributo per continuare a fornirti una informazione di qualità e indipendente.

SOSTIENICI. DONA ORA CLICCANDO QUI





© RIPRODUZIONE RISERVATA