Dario Marcolin/ “Mio padre morto di Coronavirus in 15 giorni: il mio dramma”

- Mauro Mantegazza

Dario Marcolin racconta: “Mio padre morto di Coronavirus in 15 giorni, non l’ho potuto neanche salutare”. Il dramma dell’ex calciatore, ora commentatore tecnico.

Marcolin
Dario Marcolin (LaPresse)
Pubblicità

Dario Marcolin racconta la tragedia che lo ha colpito: è morto di Coronavirus il padre dell’ex calciatore, oggi commentatore tecnico per Dazn. La vicenda è tristemente simile a quella di tanti altri morti per Coronavirus, soprattutto in Lombardia che resta la regione più colpita in Italia da Covid-19. “Gli ultimi due giorni non ha più risposto, era sensibilmente peggiorato. Chiamavamo il reparto e le risposte erano ‘è stabile’, ‘non bene’, infine ‘non è cosciente’. Una discesa inarrestabile. Quando abbiamo chiesto se fosse questione di ore o di giorni, ci hanno detto ‘di ore’. Gianca se n’è andato in due settimane, è morto mercoledì, era entrato in ospedale, alla nuova Poliambulanza di Brescia, giovedì 12″, ha raccontato Marcolin a Ivan Zazzaroni per il Corriere dello Sport. Dario Marcolin dunque ha sperimentato da vicino il dramma di questa pandemia: “Raccontarlo mi fa bene, nel giro di pochissimo sono passato dal grande pieno a un vuoto immenso. Dopo che si è saputa la notizia avrò ricevuto più di mille testimonianze, tra telefonate e messaggi, dal mondo del calcio e della televisione. Ho risposto a tutti, non ho nemmeno avuto il tempo di avvertire l’assenza”.

Pubblicità

DARIO MARCOLIN E IL DRAMMA DI BRESCIA

Dario Marcolin elenca tutte le persone che lo hanno chiamato manifestanogli la loro vicinanza: si può dire che si sia mobilitato tutto il mondo del calcio (il primo è stato Roberto Mancini) che Giancarlo Marcolin amava così tanto, passione evidentemente trasmessa al figlio. “Non si è mai perso una mia partita o una mia telecronaca. Ha vissuto per i figli. A Brescia abbiamo una casa su tre piani, Gianca abitava al primo, Mauro, mio fratello, sopra di lui. Quando oggi gli ho chiesto se stesse riuscendo a metabolizzare il lutto, mi ha detto che Gianca era ancora di sotto. Lo sentiva… È qualcosa di irreale, è tutto così distante dalla vita…”. Marcolin evidenzia il dramma della sua città: “Brescia è come Bergamo, se non peggio. Hanno superato i mille morti, le strade sono deserte, passano solo le ambulanze. Non avremo neppure la possibilità di fargli il funerale. Gianca sarà cremato come le altre persone che non ce l’hanno fatta. Siamo in lista d’attesa, forse tra una settimana, non so. È sconvolgente. L’affetto e la solidarietà del mondo del calcio è l’unica cosa bella”.

Pubblicità

DARIO MARCOLIN RACCONTA LA MORTE DEL PADRE

Dario Marcolin racconta poi come si è ammalato suo padre e quale è stato il decorso del Coronavirus, che lo ha portato via nello spazio di due settimane: “Prima un po’ di febbre. Era un soggetto a rischio, e non solo perché aveva 75 anni. Pesava centocinquanta chili, era un omone di oltre un metro e ottanta e soffriva di ipertensione. Il virus ha trovato terreno fertilissimo. Nei primi giorni dall’ospedale ci avevano suggerito di monitorarne le condizioni a casa. Al quarto giorno di febbre, 39 e mezzo-40, mio fratello, che lavora nella cosmetica, si è fatto dare dalla socia la macchinetta che misura la saturazione dell’ossigeno nel sangue. Il valore minimo è 92, mio padre aveva 78. Quando l’abbiamo comunicato all’ospedale sono andati a prenderlo immediatamente. Aveva con sé il cellulare, lo sentivamo con una certa frequenza, si toglieva la mascherina per l’ossigenazione e ci parlava. Pian piano le telefonate si sono diradate e accorciate. Dopo trenta secondi non ce la faceva più. Quando è peggiorato sono ricorsi alla morfina sottocutanea, non accettava la maschera, quella che volgarmente chiamano da palombaro, Non la tollerava proprio. Diceva che un minuto con quell’aggeggio sembra un anno. Eravamo preparati al peggio. Ma il peggio non è mai come te lo immagini. Non avrò nemmeno la possibilità di dargli un bacio sulla fronte. Nelle nostre stesse condizioni si trovano tutti quelli che hanno perso qualcuno che amavano. Non incolpo nessuno, non è una situazione normale quella che stiamo vivendo”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità