DAVIDE SHORTY/ L’intervista: “Porto al Festival la mia fusion” (Sanremo 2021)

- Paolo Vites

Davide Shorty è dato vincente nella categoria Giovani di Sanremo dagli scommettitori. Ecco cosa ci ha raccontato sul Festival e il nuovo progetto

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Foto di Alberto Romano

Gli scommettitori lo danno superfavorito nella categoria a cui partecipa, quella dei giovani, nettamente distaccato da tutti gli altri. Segno del prestigio che Davide Shorty ha ormai conquistato (e senz’altro della bellezza del brano che presenta, Regina, un soul funk anni 70 prodotto dal veterano Tommaso Colliva). Lui dice di sentirsi lusingato per questo posizionamento, “ma non penso alle quote” dice “mi stupisce, mi lusinga che mi diano per favorito ma non vedo la musica come una competizione nonostante Sanremo sia una gara. Ma è un gioco in fondo. L’importante è condividere la propria musica”. Non si sente neanche deluso di essere stato “confinato” nella categoria dei giovani, quando tanti semi sconosciuti sono stati ammessi tra i Big.

Arrivi a Sanremo dopo aver vinto il premio Lunezia che ha un valore letterario visto che premia il testo della canzone. Che effetto ti fa?

Una grande lusinga, do tanto peso alle parole, i testi li scrivo io, cercando di fare in modo che la musica serva alle parole e viceversa. Un riconoscimento ufficiale come questo mi rende orgoglioso, pensando poi che è legato a Fabrizio De André, uno dei miei idoli.

Per adesso hai pubblicato solo una parte del disco nuovo, “fusion a metà”, praticamente il lato A dell’intero disco. Come mai questo? E cosa intendi per fusion?

In realtà il motivo per cui ho deciso di far uscire una parte adesso è che non vedevo l’ora di pubblicarlo ma devo ancora finire il resto del disco. Questa prima parte pronta non vedevo l’ora di condividerla. Il concetto di fusion non è un concetto solamente musicale, ma è quello di culture, sonorità e anche di emozioni. La diversità dovrebbe essere una grande ricchezza. Il titolo del disco è fusion. con il puntino come per ribadire che è una fusione di tante cose senza bisogno di dover spiegarsi.

Cosa ti porti a Sanremo di tutte le tue esperienze dall’Inghilterra alla Sicilia?

Ogni esperienza ha sempre aggiunto qualcosa alla mia vita. Negli ultimi anni sono cambiato, ho imparato a prendermi cura di me cosa che non facevo da tempo. Questo Sanremo arriva nel momento in cui sono pronto ad accoglierlo, in un momento particolare, un anno di pandemia, in cui ho meditato, scritto, preparato il disco.

La canzone di Sanremo Regina è in assoluto una delle migliori anche dei Big. Ha sonorità Philly sound anni 70 davvero notevoli e tu canti benissimo. Quanto è stato importante Tommaso Colliva (un premio Grammy come produttore dei Muse, ndr) per ottenere questo risultato?

Tommaso è una persona fantastica anche umanamente. Quando gli abbiamo portato il demo ho chiesto che il sound rimanesse fedele all’originale. Lui ha risposto che preferiva riregistrarlo cercando di potenziarlo. Ha fatto un lavoro di pulizia, semplificandolo dal punto di vista strumentale, come la batteria, ma la scelta determinante dell’arrangiamento sono gli archi, hanno dato un abito da sera alla canzone, sono il vero valore aggiunto alla canzone.

Per Regina hai registrato un videoclip con l’attrice Céline Lancini.

Che è anche la mia ex ragazza. Nonostante ci fossimo lasciati ha partecipato al videoclip, un gesto molto bello il suo.



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