STOP AL DDL ZAN: SENATO VOTA ‘TAGLIOLA’/ Sinistra ko, bagarre Governo: cosa succede

- Niccolò Magnani

Ddl Zan, stop al Senato: passa la “tagliola” con 154 Sì, affossato il disegno di legge del Centrosinistra. “Franchi tiratori” e bagarre: ora cosa succede. La diretta video

Salvini, Ostellari e Pillon
Ddl Zan in Senato: la Lega con Salvini, Ostellari e Pillon (LaPresse, 2021)

TAGLIOLA PASSA, STOP AL DDL ZAN

154 sì a 131 no, 2 astenuti: se non è la parola fine al Ddl Zan, poco ci manca. La “tagliola” in Senato è passata, il voto segreto come previsto ha affossato il disegno di legge proposto dal Centrosinistra, dimostrando la mancanza di voti di una compagine tutt’altro che unita nel giudicare come positivo il testo approvato alla Camera il 4 novembre 2020.

In termini pratici, con la “tagliola” approvata di fatto salta l’esame degli articoli ed emendamenti del ddl Zan e perciò l’iter si blocca. Rispondendo alle critiche mosse dal Centrosinistra per l’ok al voto segreto dato dalla Presidenza del Senato, Casellati ha spiegato «La mia decisione, per quanto legittimo contestare, perché si tratta di interpretazione, ha delle solide fondamenta di carattere giuridico. Io sono stata chiamata esclusivamente a giudicare sulla votazione segreta – sottolinea ancora la Presidente – che è una questione puramente giuridica, infatti ho citato il regolamento e i precedenti che mi hanno indotto alla concessione del voto a scrutinio segreto». I primi commenti alla giornata di bagarre in Senato arriva dal depositario del Ddl, Alessandro Zan: «Chi per mesi, dopo l’approvazione alla Camera, ha seguito le sirene sovraniste che volevano affossare il ddlZan è il responsabile del voto di oggi al Senato. È stato tradito un patto politico che voleva far fare al Paese un passo di civiltà. Le responsabilità sono chiare». Per il leader della Lega Matteo Salvini, «Battuto il centrosinistra, si riparta dal ddl Ronzulli-Salvini. Sconfitta l’arroganza di Letta e dei 5Stelle: hanno detto di no a tutte le proposte di mediazione, comprese quelle formulate dal Santo Padre, dalle associazioni e da molte famiglie, e hanno affossato il Ddl Zan. Ora ripartiamo dalla proposte della Lega: combattere le discriminazioni lasciando fuori i bambini, la libertà di educazione, la teoria gender e i reati di opinione». Il responsabile di FdI al Senato, Ignazio La Russa, commenta sarcastico, «Chi troppo vuole, nulla stringe», mentre la senatrice di Italia Viva Donatella Conzatti si scaglia contro Pd e M5s che non hanno voluto rinviare il voto in Aula, «Quante volte Italia Viva ha chiesto di sedersi al tavolo e mediare? Abbiamo ricevuto solo insulti. Eppure oggi la strategia “o questo testo o nessuna legge” di PD e M5S ha portato ad un esito insopportabile: nessuna legge». Per il collega renziano Gennaro Migliore il nodo è un altro, «Siamo di fronte a un voto che riporta l’Italia indietro ne fa un caso internazionale. Tutti i coloro i quali hanno votato contro si assumano la responsabilità di questo disastro». Teresa Bellanova fa sapere che Iv ha votato compatto a favore del Ddl Zan, nonostante abbia spinto assieme al Centrodestra di rinviare il voto e trovare un accordo: «Come era evidente, alla fine sono mancati i numeri. Nonostante il voto compatto di IV, 23 franchi tiratori tra PD, LeU e M5S, affossano il #DdlZan. Oggi il Paese ha perso l’occasione di portare a casa una legge di civiltà». In Forza Italia è caos con almeno due voti contrari all’indicazione del partito: Barbara Masini ed Elio Vito sono andati in direzione opposta. Per la senatrice, «Il Ddl Zan resta una legge imperfetta che avrebbe potuto essere migliorata e liberata da alcune ambiguità che la rendono di difficile condivisione per tutti, ma dal momento in cui è diventato chiaro che l’alternativa sarebbe stata quella di non avere nessuna legge che tuteli una comunità, che da 25 anni aspetta il riconoscimento del SUO diritto di esistere e di non avere paura, allora, la mia storia personale e la mia coscienza mi hanno costretto a votare contro le mozione di non passaggio agli articoli presentata da Lega e FDI, andando anche contro il mio gruppo di riferimento». Come promesso invece prima del voto, il senatore Elio Vito si è dimesso da ogni incarico interno al partito (era responsabile del dipartimento Difesa e Sicurezza) in protesta contro la linea di Berlusconi, Ronzulli e Bernini.

LA LUNGA GIORNATA E IL RISCHIO TAGLIOLA

Sarà una lunga giornata al Senato con l’arrivo del Ddl Zan che subito verrà messo alla prova dell’Aula: non è stato trovato alcun accordo ieri sera nella riunione dei capigruppo in Commissione Giustizia e perciò stamattina si andrà alla “conta” con il voto segreto sul “non passaggio all’esame degli articoli”, ovvero la cosiddetta “tagliola”.

L’opzione presentata da Lega e FdI non è stata ritirata, nonostante i tentativi ieri sera del Pd di richiederne l’annullamento aprendo ad eventuali piccole modifiche sul testo base arrivato dalla Camera contro l’omolesbobitransfobia, l’abilismo e le discriminazione di genere. Il Centrodestra più “sovranista” chiede, legittimamente, di andare direttamente al voto finale senza l’esame degli emendamenti: avvenendo la “tagliola” con voto segreto, il timore del Centrosinistra è quello di veder affossare il ddl del ideatore Alessandro Zan prima ancora di poterlo discutere. «È da irresponsabili aver deciso di andare subito in aula senza trovare prima un accordo , occorreva fare un rinvio di una settimana per entrare nel merito del provvedimento cercando un’intesa, come aveva chiesto IV, cercando quelle modifiche auspicate anche da Letta. Senza questa intesa si rischia il naufragio in aula», commentava ieri sera il presidente dei senatori di Italia Viva, Davide Faraone, lamentandosi con Pd, M5s e Leu per l’intransigenza di non voler trovare un accordo condiviso già rappresentanti dagli schemi di legge Salvini-Ronzulli (Cdx) e Scalfarotto (Iv).

DDL ZAN ALLA PROVA DEL SENATO

E invece l’accordo non si è trovato e la conta in aula al Senato – diretta video streaming dal canale YouTube di Palazzo Madama per tutta la mattinata – è sempre più vicino: «Ognuno si prenderà le sue responsabilità», si accusavano a vicenda ieri sera Massimiliano Romeo e Simona Malpezzi (rispettivamente, capigruppo di Lega e Pd) per la mancata intesa sul Ddl Zan. Il presidente del Carroccio in Senato aggiungeva poi, «La ‘tagliola’ resta, certo che resta, e poi ci sarà la richiesta del voto segreto. La Lega aveva dato disponibilità a cercare una mediazione sul testo del provvedimento, ma ci hanno detto di no». Il voto segreto sta un’incognita per entrambi gli schieramenti, dato che sia nel Cdx che nel Csx le posizioni sono tutt’altro che granitiche su una legge controversa e molto discussa non solo dalla politica: il tentativo di eliminare gli articoli 1, 4 e 7 resta in capo a Fi-Lega-FdI, ma non tutti al loro interno sono disposti ad affossare il disegno di legge qualora tale accordo non si fosse materializzato (uno su tutti, il senatore Elio Vito di Forza Italia che ha annunciato stamane, «Berlusconi mi ha nominato responsabile dipartimento difesa e sicurezza di Forza Italia. Se FI vota il non passaggio agli articoli del ddl Zan non potrei più mantenere l’incarico»). La senatrice dem Anna Rossomando, aprendo la discussione stamattina in Senato, ha dichiarato: «Oggi la richiesta è una sola: consentire che il Parlamento continui la discussione. […] I cittadini che hanno riempito le piazze e i cittadini critici si questa legge si aspettano una presa di posizione. Faccio un appello a tutti i senatori a non tradire i cittadini». In replica invece la senatrice di FI Fulvia Michele Caligiuri, «È riduttivo dire che il testo va approvato così com’è o si è contro i diritti umani. Sono orgogliosa di far parte di Forza Italia, che sin dalla sua nascita si è battuta per i diritti umani». nel suo intervento al Senato, il presidente della Commissione Giustizia Andrea Ostellari (Lega) motiva il suo no a questo testo del Ddl Zan: «Le audizioni erano necessarie per far emergere alcuni nodi giudici, che oggi tutti riconoscono. Tra i nodi principali, c’è quello dell‘articolo 1 sulle definizioni. Sull’articolo 4 Flick ha detto che si rischia di dar luogo a un “io ti tutelo solo se”, che ridurrebbe le libertà in questo campo. Si restringe la portata del reato solo a questa forma di discriminazione. Il professore Mirabelli sull’articolo 7 ha detto che la libertà della scuola e dell’insegnamento, l’indirizzo educativo dei genitori e gli impegni internazionali dello Stato sono necessità che dobbiamo continuare ad assicurare. Ricordiamo anche la nota della segreteria di Stato del Vaticano che afferma la libertà per la chiesa cattolica di svolgere la propria missione». Il leghista aggiunge poi che la maggioranza di Governo non è riuscita a trovare un accordo, «a causa di chi vuole polarizzare. È inaccettabile che il PD abbia posto la condizione: o togli l’emendamento o non ci sediamo a parlare del merito. Di fronte la disponibilità di Forza Italia, Lega e Italia Viva di spostare il voto di oggi per trovare una mediazione, hanno detto no». La giornata, lo ripetiamo, sarà molto lunga e i colpi di scena potrebbero essere molteplici.



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