“Ddl Zan? Diritti sociali vengono prima”/ Filosofo marxista: “sinistra si è smarrita”

- Niccolò Magnani

La critica del filosofo marxista operaista Tronti al Ddl Zan: “diversi dubbi, specie su identità di genere. La sinistra si è smarrita, ha perso le sue radici”

elio vito ddl zan adinolfi
Ddl Zan, protesta LGBT fuori dal Parlamento (LaPresse, 2021)

Ha dubbi sul Ddl Zan, attacca la sinistra per lo scollamento con la realtà e contesta le proposte sull’identità di genere: non è però né un sovranista, né tantomeno un uomo di Chiesa. Trattasi invece di Mario Tronti, filosofo 90enne teorico del marxismo operaista e già senatore di Pd, Pds, Pci nelle scorse legislature: intervistato da “La Verità”, il pensatore storicamente vicino alla sinistra anche più estrema giudica tutt’altro che positivamente il progetto di legge contro l’omobilesbotranfobia.

«Sono pieno di dubbi sul Ddl Zan. Condivido le critiche del femminismo della differenza: mi trovo d’accordo con le critiche al concetto d’identità di genere e di sesso percepito». Secondo Tronti, è oggettivamente a rischio non tanto la libertà di espressione, quanto piuttosto l’elemento “sociale” e “individuare” presente nel progetto di legge targato Pd: «La sinistra ha perso le radici, si è adattata, accovacciata in questo mondo, non vede cosa può esserci oltre. Per carità, è difficile capirlo. Ma almeno cercarlo…».

IL FALLIMENTO DELLA SINISTRA

Secondo Mario Tronti l’ideale anche contemporaneo dovrebbe tendere dai diritti sociali per giungere a quelli individuali: «Non credo che i due tipi di diritti siano alternativi, ma bisogna partire dalla società per arrivare all’individuo. Invece, dagli anni Ottanta in poi, con il reaganismo e il thatcherismo, si è fatto il contrario». Pronti fa risalire il fallimento della sinistra negli anni Ottanta, con il passaggio dall’industrialismo alla finanza e alla globalizzazione, fino alla virtualità: «indubbiamente la sinistra si è perduta,a ha smarrito la strada e non vedo molte luci in grado di illuminarla». Un fallimento che emerge con potenza anche per l’emergenza Covid-19, dove qui tutta la società si è trovata in difficoltà e quasi inerme di fronte alla pandemia: «non ho sopportato i commenti che facevano filosofia della storia sul Covid: chi diceva che nulla sarà come prima, chi sosteneva che invece sarebbe tutto tornato identico al passato». Il più grande timore ora per il filosofo marxista riguarda il controllo “virtuale” a cui tutti siamo sottoposto al mondo d’oggi: «I pericoli autoritari non sono più all’ordine del giorno. Il controllo c’è, ma è di un altro tipo. Virtuale. E forse, per questo, anche più profondo: in pratica, siamo tutti schedati».



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