DDL ZAN/ “Ecco l’alternativa che può mettere d’accordo tutto il parlamento”

- int. Gaetano Quagliariello

Diversamente dal ddl Zan, il ddl di modifica del codice penale presentato da Ronzulli, Salvini, Binetti e Quagliariello potrebbe mettere d’accordo tutto il parlamento

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L'aula del Senato (LaPresse)

Pd, M5s e Leu e Iv insistono per portare il ddl Zan in aula, anche se Renzi ha messo tutti in guardia: i numeri potrebbero mancare. In più, ieri il segretario del Pd ha chiuso ulteriormente ad ogni possibile mediazione: “Approvare il ddl Zan così com’è”. La giornata di ieri, a 48 ore dal fulmine a ciel sereno della Nota diplomatica del Vaticano, fa registrare l’intervento del cardinale Parolin, segretario di Stato di papa Francesco. “Non è stato in alcun modo chiesto di bloccare la legge” ha detto il porporato a Vatican News. “La nostra preoccupazione” ecco il punto centrale “riguarda i problemi interpretativi che potrebbero derivare nel caso fosse adottato un testo con contenuti vaghi e incerti, che finirebbe per spostare al momento giudiziario la definizione di ciò che è reato e ciò che non lo è. Senza però dare al giudice i parametri necessari per distinguere”.

In realtà un’alternativa per sbloccare la situazione ci sarebbe: il ddl presentato il 6 maggio scorso dai senatori Ronzulli, Salvini, Binetti e Quagliariello. “La nostra proposta non ha la presunzione di promuovere valori etico-culturali, persegue reati” spiega al Sussidiario Gaetano Quagliariello, senatore del gruppo misto, esponente di Idea e Cambiamo. Un ddl che può mettere d’accordo tutto il parlamento.

Senatore Quagliariello, lei ha presentato un ddl di modifica del Codice penale per contrastare la violenza e la discriminazione. Che cosa non va nel ddl Zan?

Il ddl Zan dovrebbe nascere da un’emergenza che è largamente condivisa: quella di contrastare la discriminazione e la violenza nei confronti delle scelte sessuali. Se il ddl si limitasse a questo, credo che avrebbe il cento per cento dei voti parlamentari. 

E invece?

Invece va oltre. Pone dal punto di vista legislativo alcune cose sulle quali è lecito sollevare più di un dubbio. La prima: introduce il gender. Pretende di stabilire se il genere abbia un legame imprescindibile con la dimensione naturale oppure dipenda da scelte culturali. 

Cioè se la sessualità possa essere considerata un fatto meramente liquido, modificabile sulla base della percezione di sé.

Esatto. Invece, al di là della percezione, c’è un elemento naturale dal quale non si può prescindere. Sia chiaro: io sono contro qualsiasi tipo di discriminazione e penso che chiunque debba fare quello che crede nell’ambito delle proprie scelte sessuali.

D’accordo. Ma?

Ma non per questo si può negare la realtà è far valere soltanto l’autopercezione. Là dove si è affermata questa interpretazione si è giunti a esiti paradossali. E per questo in molti paesi si sono fermati. Quello che è accaduto in gare sportive dove atleti con corpi di uomo sono stati ammessi a competizioni femminili, o nelle carceri americane dove detenuti uomini si sono fatti spostare nelle sezioni femminili, dovrebbe farci pensare. Tutto questo non c’entra nulla con discriminazione, odio e violenza.

Molte organizzazioni femminili, in qualche caso anche di lesbiche, hanno preso posizione contro il disegno di legge.

Lo hanno fatto perché rivendicano le conquiste che in questi anni si sono avute partendo da una concezione di genere certamente non liquida. Se infatti la sessualità è liquida, evidentemente tutto diventa relativo, anche ciò che per alcune persone è stato un atto di forte affermazione personale e biografica. E, per esempio, si finisce per compromettere una serie di diritti che sono stati conquistati dalle donne. 

E per quanto riguarda gli articoli 4 e 7, quelli sul pluralismo e la Giornata nazionale contro l’omotransfobia?

C’è il rischio di promuovere per legge una determinata concezione pedagogica, e in altre parti della legge sanzionare penalmente espressioni o comportamenti riconducibili a convincimenti. Una cosa è combattere discriminazione, odio e violenza, altra è combattere opinioni difformi dalle proprie.

Qual è la vostra risposta?

Il nostro ddl ricalca lo stesso impianto della legge presentata nella scorsa legislatura da Scalfarotto, che fu firmata anche da Zan. C’è una sola differenza: il ddl Scalfarotto legava il reato alla legge Mancino che configura il rischio di creare nuovi reati d’opinione, noi inseriamo nel Codice penale un’aggravante per i reati compiuti “in ragione dell’origine etnica, credo religioso, nazionalità, sesso, orientamento sessuale, disabilità”. Questo nel primo articolo. Negli altri due articoli si limita il potere del giudice di far valere le attenuanti.

Ci può aiutare a capire meglio dove sta la differenza della vostra iniziativa?

La nostra proposta non ha la presunzione di promuovere valori etico-culturali. Persegue reati: di odio, discriminazione e violenza. Il diritto penale punisce ciò che attiene ai fatti, non alle intenzioni.

È un contro-ddl Zan?

Io non lo credo. Sono anzi convinto che potrebbe comprendere idealmente tutto il parlamento. Se ci limitassimo a perseguire i reati di odio, discriminazione e violenza, non ci sarebbe ragione per non votarlo all’unanimità.

I tempi quali sarebbero?

Prima occorre capire se il ddl Zan arriverà in aula oppure no. Vediamo che cosa succede il 6, quando si voterà il calendario. Se arriva un testo fortemente controverso, da modificare a voto segreto, non sarebbe meglio mettersi d’accordo prima su un testo largamente condiviso?

Quali sono i margini di manovra?

Noi abbiamo offerto una base di discussione. Non intendiamo farne la Bibbia e neppure il Corano. 

Lei conosce bene Enrico Letta perché ha fatto parte del suo governo. Perché questa ostinazione irremovibile sul ddl Zan?

Io le posso dire questo, e me ne assumo la responsabilità. Chi difende il ddl Zan non lo ha letto. Quella legge è gravemente deficitaria dal punto di vista della scrittura giuridica e sono sicuro che una persona in buona fede lo riconosce.

Allora il problema qual è?

È che ormai la politica non cerca più di fare buone leggi, di promuovere iniziative comprensive e comprendenti, ma solo di mettere bandierine. E il ddl Zan è diventato una bandierina arcobaleno. Qui si incontra un altro assurdo di questa politica. 

Quale?

Le leggi mal scritte come il ddl Zan lasciano ai giudici margini interpretativi troppo ampi. Quando i giudici li utilizzano, i politici se la prendono con loro e li accusano di fare sentenze creative. Ma le premesse spesso le hanno poste i politici.

“Il nostro è uno Stato laico” ha detto Draghi, che ha però rimesso la questione al parlamento. Che ne pensa?

Draghi ha detto quello che poteva dire. Il testo è in commissione, in un momento come questo il governo non poteva intervenire a gamba tesa. Può usare la moral suasion, ma non andare oltre. Mi permetto solo di aggiungere una cosa.

Prego.

Sono d’accordo con Draghi che l’Italia è uno Stato laico, ma l’iniziativa della Chiesa sul ddl Zan non attiene la laicità, attiene lo stato di diritto. I rapporti tra Stato e Chiesa, dice la Costituzione, sono regolati dai patti lateranensi. Andrebbe ricordato che l’articolo 7 Cost. passò con un voto decisivo dell’allora Partito comunista che se ne è sempre fatto un grande vanto.

Ha parlato di moral suasion. Essa dovrebbe difendere il ddl Zan così com’è o la possibilità di cambiarlo? Non è indifferente.

Moral suasion perché ci sia un testo che risponda all’emergenza; non dev’essere per forza il nostro testo, quella è una base. Un testo contro odio, discriminazione e violenza, lasciando perdere le altre cose. 

Lei confida più in M5s o nel Pd?

Confido nel fatto che i miei colleghi leggano il nostro ddl. E che in coscienza dicano se il ddl Zan è una legge fatta bene o fatta male. 

In giornata Letta ha chiuso ancora. “Approvare il ddl Zan così com’è”. Che cosa vuole il segretario del Pd?

Mettere una bandierina, al tempo stesso rossa e arcobaleno. 

(Federico Ferraù)

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