Ddl Zan, no femministe e Arcilesbica/ “Critica utero in affitto considerata omofobia”

- Niccolò Magnani

Parte del mondo femminista e Lgbt contrari al Ddl Zan: “la critica all’utero in affitto è considerata omofobia, non va bene”. Sull’identità di genere poi…

Manifestazione Ddl Zan
Manifestazione sul Ddl Zan (LaPresse)

Essere contro il Ddl Zan non significa per forza essere omofobi, sessisti o “beceri fascisti”, come qualcuno crede portando alle estreme conseguenze i “monologhi” di Fedez e simili: il Centrodestra sta cercando di opporsi al testo della legge sull’omotransfobia portando esattamente questo tema, non di scontro ma di semplice opposizione alle idee principali contenute nel disegno di legge. Inoltre vi sono parti della sinistra che continuano a considerare invece quelle idee giuste ma espresse in modalità e sviluppo del Ddl sbagliate: è il caso di molte femministe di lungo corso, di associazioni pro-donne e anche dell’Arcilesbica.

Non sono certo l’intero universo LGBT – che invece sostiene il Ddl Zan così come è – ma rappresentano comunque una voce spesso “dimenticata” in questi mesi dal Centrosinistra che invece spinge per l’approvazione del disegno di legge a firma Alessandro Zan (Pd). Sul Sussidiario.net abbiamo già imparato a conoscere queste posizioni, da Anna Paola Concia a Valeria Valente, da Cristina Comencini fino a Marina Terragni: nei giorni in cui il testo arriverà calendarizzato alla Commissione Giustizia in Senato, e dopo le fortissime polemiche generate dal “caso Fedez” al Concertone del Primo Maggio, sul Corriere della Sera vengono riassunte diverse posizioni “di sinistra” contrarie (o quantomeno perplesse) sulla legge ribattezzata forse impropriamente “contro le discriminazioni”.

LE CRITICHE DA SINISTRA AL DDL ZAN

Impropria non nell’obiettivo – del tutto legittimo in quanto non vi può essere in uno stato democratico e liberale la difesa di chi discrimina beceramente – ma nell’effettivo schema giuridico, in quanto il Ddl Zan nasce come un’aggiunta legislativa alla legge che già norma e condanna le discriminazioni, ovvero la legge Mancino. Il mondo femminista però non si sofferma tanto sulle differenze tra le due leggi (che rischiano infatti di essere “doppioni” l’una dell’altra) ma esprimono critiche di sostanza a quanto scritto negli articoli del Ddl Zan: «Aver esteso il ddl Zan anche ai reati di misogenia e disabilità fa regredire le donne nel passato, le considera una categoria, una minoranza mentre siamo più della metà del paese», spiega al Corriere Francesa Izzo, storica del pensiero femminista contemporaneo, «Anche sull’identità di genere bisognerebbe fare dei cambiamenti». Sul concetto ritorna anche Terragni che assieme al Mit (Movimento Italiano Transessuali) afferma «L’identità di genere è un oggetto non definito e non puoi mettere in una legge penale un oggetto non definito. Nel testo si parla di identità autopercepita c he è l’ambiguità che apre la porta alla “Self Id”, l’autopercezione del genere. Per capire: in California, dove il self-Id è diventato legge ci sono stati 270 detenuti che si sono dichiarati donne e hanno chiesto di andare nel carcere femminile, con il terrore delle detenute. In Gran Bretagna è successo lo stesso con uno stupratore che si è dichiarato donna. Non basta l’autocertficazione per cambiare sesso ci vuole un percorso». Contraria allo schema attuale del Ddl Zan la presidente di Arcilesbica Cristina Gramolino che riflette su un altro punto del testo: «Bisognerebbe emendare il ddl Zan seguendo una legge approvata dall’Emilia Romagna: la regione non finanzia le associazioni che propagandano la Gpa. Con il ddl Zan criticare l’utero in affitto viene considerato omofobia».







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