De Rossi, lettera ai tifosi della Roma/ “Rabbia da parte, nessuno vi amerà più di me”

- Silvana Palazzo

Daniele De Rossi scrive una struggente lettera di addio ai tifosi della Roma. Chiede loro di mettere la rabbia da parte e si congeda con: “Nessuno vi amerà più di me”

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Daniele De Rossi da bambino con la maglia della Roma

Daniele De Rossi saluta la Roma con una lettera prima di farlo sul campo. Un addio un po’ spiazzante, nonostante siano passati 18 anni, così come lo sono le sue parole. Alla vigilia di Roma-Parma, con lo stadio Olimpico sold out per il saluto al suo capitano, arrivano parole dense di amore. Le ha pubblicate il club giallorosso sul proprio sito ufficiale e l’impatto è subito forte: c’è subito la foto di De Rossi bambino con la maglia della Roma. Si parte così, dall’inizio di un grande amore. «È stato un viaggio lungo, intenso, sempre accompagnato dall’amore per questa squadra. Questa gratitudine non voglio lasciarla sospesa per aria, perché, mentre scrivo la parola grazie, non mi passano per la testa dei concetti astratti, ma dei ricordi e delle sensazioni, delle facce e delle voci». E comincia così un lungo elenco: dalla famiglia Sensi al presidente Pallotta, passando per tutti coloro che hanno lavorato e lavorano a Trigoria, ma senza dimenticare gli allenatori e gli staff medici. Ovviamente menziona i suoi compagni, «la parte più intima del mio lavoro: sono la mia famiglia». E proprio «la quotidianità dello spogliatoio di Trigoria sarà quella che mi mancherà di più».

DE ROSSI, LETTERA AI TIFOSI DELLA ROMA

Nella lettera di addio di Daniele De Rossi alla Roma c’è un ringraziamento a Bruno ContiHa visto in me qualcosa di speciale e mi ha portato in questo fantastico settore giovanile»), un omaggio ad Astorianche lui accanto a me per tutta la vita») e ovviamente parole al miele per Francesco Totti. «La fascia che ho indossato l’ho ricevuta dalle mani di un fratello, di un grande capitano e del calciatore più straordinario al quale io abbia mai visto indossare questa maglia». Il centrocampista giallorosso ha scritto di aver avuto il privilegio di giocare per 16 anni accanto al proprio idolo. Ora riconsegna questa fascia ad Alessandro Florenzi. «Un altro fratello che sono sicuro ne sia altrettanto degno». Nella lettera ci sono parole d’affetto per la sua famiglia, per Ostia e per chi lo ha supportato a casa. «Senza Gaia, Olivia e Noah e soprattutto Sarah (Felberbaum, ndr) sarei la metà dell’uomo che sono oggi». E non poteva ovviamente mancare il ringraziamento ai tifosi. «L’amore che mi avete dato mi ha permesso di continuare ad essere in campo parte di voi. Siete stati la ragione per cui tante volte ho scelto di nuovo questa città».

“RABBIA DA PARTE, NESSUNO VI AMERÀ PIÙ DI ME”

La Roma dovrà ripartire senza Daniele De Rossi, che nella sua lettera di addio ha tirato in ballo anche il derby di Coppa Italia perso nel 2013. «Il 26 maggio di qualche anno fa abbiamo vissuto una giornata dopo la quale pensavamo di non poter tornare a sorridere». Il centrocampista giallorosso ha ammesso di averlo pensato anche lui, ma poi vide il tatuaggio di un tifoso che lo colpì molto. «27 maggio 2013, eppure il vento soffia ancora». Un pensiero che condivide ora: «So che il vento ricomincerà a soffiare anche da questo 27 maggio». De Rossi ha concluso la sua lettera spiegando di aver sentito l’affetto dei tifosi in questi giorni. «Mi ha travolto e mi ha riempito il cuore. Mai come in questi giorni vi ho visto così uniti per qualcosa». Ma De Rossi sa anche che i suoi tifosi sono arrabbiati, per una stagione deludente e un addio che andava gestito diversamente. Per questo conclude con una richiesta: «Ora, il regalo più grande che mi potete fare è mettere da parte la rabbia e tutti uniti ricominciare a soffiare per spingere l’unica cosa che ci sta a cuore, la cosa che viene prima di tutto e tutti, la Roma». Prima dei saluti l’ennesimo attestato: «Nessun mai vi amerà più di me». A lui il nostro direttore Luca Raimondi aveva scritto una lettera, la stessa soluzione scelta da De Rossi per esprimere alla Roma tutto il suo amore.



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