DECRETO AGOSTO/ Campiglio: salviamo le imprese come gli Usa dopo il 2008

- int. Luigi Campiglio

Il Governo continua a lavorare alla messa a punto del Decreto agosto. Salvare e aiutare le imprese può voler dire salvaguardare le famiglie

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LaPresse

Il Governo continua a lavorare alla messa a punto del Decreto agosto, che potrebbe essere approvato oggi, anche se non mancano dubbi al riguardo, visto che non solo manca piena sintonia nella maggioranza su alcune misure, come la proroga del blocco dei licenziamenti (c’è infatti chi propone come scadenza il 15 ottobre e chi il 31 dicembre), ma, secondo quanto riportato da Repubblica, al momento i provvedimenti avrebbero un costo di 26 miliardi di euro, uno in più rispetto ai 25 previsti dallo scostamento di bilancio approvato dal Parlamento la scorsa settimana. Per Luigi Campiglio, Professore di Politica economica all’Università Cattolica di Milano, «non conta solo la quantità di risorse stanziate, ma anche la qualità degli interventi che si vogliono approvare. In questo senso andrebbe spiegato meglio qual è il loro obiettivo, perché non per tutti è chiaro, anche se sulla carta possono avere un elemento di convenienza che può farli giudicare favorevolmente. Se esistesse un’esplicitazione concreta sarebbe meglio».

Può fare un esempio di quanto sta dicendo?

Si parla di uno sconto per determinati acquisti effettuati con moneta elettronica. Se l’obiettivo di questo intervento è il tracciamento dei pagamenti mi viene da dire che potrebbe essere troppo costoso se non viene collegato ad altri scopi. Se si ponessero dei limiti minimi e massimi di spesa credo che si possa anche avere uno stimolo all’acquisto di beni di consumo. Questa forma di sconto può essere anche opportuna perché, come già ho sottolineato in passato, il costo del cosiddetto carrello della spesa sta crescendo più dell’inflazione, erodendo il potere d’acquisto delle famiglie proprio sui beni essenziali.

I provvedimenti diretti alle imprese rispondono alle esigenze?

Quello che so e vedo è che molte aziende, soprattutto quelle che stanno meglio, stanno andando incontro ai propri clienti proponendo una dilazione dei pagamenti, magari spostandoli da 90 a 120 giorni. Le imprese stanno quindi cercando di aiutarsi tra di loro per evitare insolvenze. Provvedimenti di questo genere sarebbero opportuni anche sul fronte fiscale. È chiaro che questo può determinare un calo delle entrate e un conseguente aumento del debito pubblico. L’importante è che sia una “gobba”, cioè che poi la curva del debito scenda.

È possibile che ciò avvenga?

Bisogna avere un orizzonte almeno di un anno, perché, incrociando le dita, le ultime notizie e informazioni dicono che in questo arco di tempo si potrebbe arrivare alla messa a punto di un vaccino o a una cura efficace contro il virus. Questo aiuterebbe la ripresa dell’economia e la conseguente discesa del rapporto debito/Pil. L’importante è che le imprese non falliscano nel frattempo. In questo momento l’obiettivo non è aumentare il fatturato, ma è rimanere a galla.

Come si può raggiungere questo obiettivo, soprattutto nei settori che soffrono di più, come il turismo, la ristorazione, il commercio, i trasporti?

Perché ci sia una ripresa stabile è fondamentale che la riapertura delle attività avvenga in totale sicurezza. Dopodiché servono interventi di sostegno dello Stato anche importanti. Non si tratta di sostituire il libero mercato con lo statalismo, ma di fare in fondo quello che gli Stati Uniti, patria del capitalismo, hanno fatto dopo la crisi del 2008, per esempio nel settore dell’auto, con l’ingresso dello Stato nelle imprese e la sua uscita una volta passata la tempesta. Ovviamente sono poi di grande aiuto per le imprese appalti e acquisti del settore e pubblico.

Sul lato delle famiglie ritiene invece che servano altri provvedimenti?

Certamente aiutare le imprese a non chiudere è un aiuto anche alle famiglie e al mantenimento di posti di lavoro. Al di là di questo è poi indispensabile un intervento per sostenere quanti possono trovarsi in situazioni di difficoltà, soprattutto nell’acquistare beni di prima necessità come il cibo. Diventa quindi fondamentale l’attività di organizzazioni come il Banco Alimentare che rappresentano una sorta di presidio diretto sul territorio, che può arrivare prima delle istituzioni, in uno spirito reale di sussidiarietà.

(Lorenzo Torrisi)

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