DECRETO AGOSTO/ Forte: gli aiuti in ritardo mettono a rischio banche e debito

- int. Francesco Forte

Gli interventi che si vogliono introdurre con il Decreto agosto rischiano di essere tardivi o di avere effetti collaterali importanti

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Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri (LaPresse)

Il Governo continua a lavorare alla messa a punto del Decreto agosto per il quale ha già ottenuto lo scostamento di bilancio da 25 miliardi di euro la scorsa settimana. È probabile che il Consiglio dei ministri lo approvi già domani, ma non è da escludere un rinvio alla luce delle ultime limature necessarie agli interventi che si intendono adottare. Per esempio, non solo non è chiaro quali paletti saranno messi al rinnovo di Cig e blocco dei licenziamenti e alle nuove decontribuzioni per le assunzioni, ma anche sui bonus che si vogliono introdurre per i pagamenti elettronici in determinati settori maggiormente colpiti dalla crisi, come la ristorazione, sembrano esserci ancora troppe ipotesi tra di loro alternative. Per Francesco Forte, ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie, il Governo, oltre a a varare misure che potrebbero arrivare troppo in ritardo per risultare efficaci, rischia di mettere in difficoltà il sistema bancario e la sostenibilità del debito pubblico sul mercato.

Cosa pensa della prevista proroga delle misure relative al mercato del lavoro?

Il blocco dei licenziamenti, un provvedimento tipico delle economie di guerra o dirigiste, è assurdo in questo frangente, perché per le aziende che sono già in difficoltà nel sostenere l’attuale rapporto costi/ricavi rappresenta una mazzata che potrebbe ripercuotersi anche sul sistema bancario tramite un aumento delle sofferenze. È anche per questo che il mondo delle imprese è sul piede di guerra e non può vedere di buon occhio il protrarsi dello stato di emergenza, con il rischio di nuovi Dpcm che continuino nell’impostazione sbagliata di dire ciò che è permesso e non invece solo ciò che è vietato.

C’è però l’intenzione di favorire le assunzioni a tempo indeterminato con una decontribuzione di sei mesi quando comportino un aumento occupazionale netto.

Per incentivare l’occupazione occorre ridurre le tasse sul lavoro mirando in particolare l’intervento sulle categorie che attualmente sono svantaggiate, come per esempio i giovani. O anche per trattenere i cervelli che altrimenti fuggono all’estero, portando capitale umano, conoscenza, molto importante in questo periodi di sviluppo tecnologico e digitale, altrove. In generale, poi, nel mercato del lavoro bisognerebbe consentire, in un periodo come questo, una maggior flessibilità, pensando anche alla reintroduzione dei voucher e del lavoro occasionale.

Il Governo sta anche pensando di rateizzare nel 2021/22 almeno la metà delle imposte dovute, e già rinviate, in scadenza a settembre. Non è una mossa che aiuta le imprese?

Il rinvio non risolve purtroppo il vero problema di ridurre i tributi sulle imprese che sono particolarmente onerosi in questa fase. Capisco che il Governo non ha i soldi per farlo, ma con questa mossa sembra voler rinviare per tirare a campare. È anche per questo che Confindustria spinge per il ricorso al Mes sanitario, con il quale si potrebbero anche finanziare ristori dovuti all’effetto negativo delle misure di precauzione adottate, quindi sgravi fiscali, sovvenzioni o crediti d’imposta.

Per aiutare i settori più colpiti dalla crisi si sta invece pensando a dei bonus per i pagamenti eseguiti con il Pos, per esempio nei ristoranti o nei negozi di abbigliamento. Cosa ne pensa?

È un provvedimento che mira a rendere più fedeli i comportamenti tributari e allo stesso tempo a dare uno sconto che verrebbe coperto da soldi pubblici. Non si capisce se serva più per scopi tributari, che possono essere ragionevolissimi, o per incentivare i consumi. Il vero problema è che rischia di arrivare in ritardo pensando che la stagione turistica, nella quale le persone vanno di più al ristorante, è in pieno corso, come pure i saldi nei negozi di abbigliamento. Bisognava predisporre prima questa misura, con il decreto attuativo già pronto e fare in modo che fosse già funzionante ad agosto. In un Governo diviso tra varie monarchie, più che tra due gruppi diversi, diventa più difficile anche il lavoro dei funzionari chiamati a predisporre i testi di tutti i provvedimenti. Del resto stiamo vedendo che ancora oggi il superbonus ristrutturazioni al 110% è di fatto inutilizzabile.

Manca anche il decreto attuativo per rendere pienamente operativo il “fondo salva imprese” istituito con il Decreto rilancio che ora si vuole finanziare con altri 300 milioni di euro…

Esatto, è la dimostrazione che ci sono provvedimenti che, nonostante siano stati varati, non possono essere attuati. In ogni caso tutti questi interventi con cui si cerca di aiutare le imprese rischiano di essere vani se non è ben chiaro come si procederà nelle misure di prevenzione e contenimento di un’eventuale seconda ondata di contagi. Negli ultimi giorni abbiamo visto per esempio molta incertezza e confusione sulla questione dei posti a sedere sui treni. È chiaro che un clima del genere non aiuta l’attività economica.

Secondo lei, dopo il Decreto agosto e prima della Legge di bilancio, che conterrà misure relative al 2021, serviranno altri interventi economici?

Credo di sì. Il problema è che le risorse del Recovery fund arriveranno nel 2021, ma l’Italia ha bisogno di soldi subito. Mi domando come faccia il Governo a rischiare così tanto con questi scostamenti di bilancio che certo ci vengono concessi vista la situazione, ma che potrebbero creare problemi al sistema bancario, che ancora detiene molti titoli di stato. Sarebbe estremamente importante che l’esecutivo si attrezzasse per capire come fronteggiare il problema di un debito pubblico crescente: non è facile reggere sul mercato facendo tutto questo debito, contando solo sulla Bce e senza prendere i soldi del Mes.

(Lorenzo Torrisi)

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