Decreto Dignità, Draghi ‘smonta’ legge M5s/ Torna flessibilità e contratti a termine

- Niccolò Magnani

Il Governo Draghi vuole “smontare” il Decreto Dignità, la legge-bandiera del M5s: decontribuzione per flessibilità e contratti a termine. Cosa succederà

Di Maio e Draghi
Premier Mario Draghi e il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio (LaPresse, 2021)

La pandemia Covid-19 come noto ha rivoluzionato e non poco tutte le legislazioni pre-esistenti in materia, soprattutto, di lavoro e sanità: già con i primi Dpcm, venivano congelate-derogate alcune specifiche di decreti precedenti, in modo da favorire con maggiore elasticità e celerità tutte le strutture di sostegno all’economia e al mondo di imprese e lavoratori. Si è ad esempio deciso di “bloccare” le norme del Decreto Dignità che impedivano la produzione e rinnovo dei contratti a termine ma ora con il Governo Draghi la legge-bandiera del M5s rischia un brusco “stop” forse per sempre.

Fu il primo provvedimento economico del Governo Conte-1, con i grillini che “convinsero” la Lega a sostenere un impianto anti-precariato che lo stesso Carroccio fece molta fatica a “digerire” in quanto lontana dalle politiche del lavoro dell’area Centrodestra. Ora però dopo il Decreto Sostegni dello scorso Governo Conte-2 e soprattutto con l’esecutivo guidato da Mario Draghi, l’impianto centrale del decreto che avrebbe dovuto “abolire la povertà” (quote by Di Maio, ndr) potrebbe essere rivoluzionato e non poco. Nell’idea 5Stelle, il lavoro a tempo doveva essere il meno conveniente possibile al datore di lavoro tanto da incentivarlo ad assumere a tempo indeterminato (generando diversi vincoli burocratici per scoraggiare il precariato): il progetto però non decollò quasi mai per via delle già complicate condizioni economiche nazionali ben prima della pandemia.

IL DECRETO DIGNITÀ “SMONTATO”

Bene, ora il Governo Draghi intende fare l’opposto ovvero incentivare e favorire il lavoro a termine per provare ad uscire dalla enorme palude della crisi economica che pandemia e lockdown hanno generato: il Sole 24 ore ha anticipato l’intenzione dei tecnici al Mef e Palazzo Chigi, ovvero quella di una decontribuzione ad hoc per i contratti a termine che possa incentivare i datori di lavoro ad effettuarli. I giovani sopratutto, i maggiormente colpiti dalla crisi Covid-19 sotto il profilo economico, potrebbero vedere così incentrato e aumentato il loro ingresso nel mondo del lavoro: stagionali e turismo, si partirebbe già da quest’estate per produrre un mini-volano per l’economia poi da strutturare al meglio nella prossima Manovra di Bilancio.

Un po’ come fece il Jobs Act di Renzi dopo le politiche di austerità e anti-precariato del Governo Monti, ora Draghi è chiamato a “superare” i paletti per rilanciare l’economia e liberare risorse-energie sul futuro del lavoro. Dopo che il Dl Sostegni già aveva concesso di rinnovare i contratti senza specificare le causali (invece imposte per legge dal Dl Dignità), ora si pensa ad annullare «lo 0,5% di aggravio contributivo che il governo Conte aveva introdotto appunto con il decreto Dignità» riporta sempre il Sole. Secondo quanto riportato dal Giornale, se fino a ieri la tesi contraria al Decreto di Di Maio-Conte veniva solo dal Centrodestra ora pare che l’intero Governo, Ministro del Lavoro Orlando incluso, sia intenzionato ad eliminare i vincoli anti-lavoro a tempo per far riprendere più in fretta settori completamente in crisi o peggio chiusi da mesi.

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