Decreto Rilancio fa scappare Ryanair?/ Norma contro dumping salariale rischia di…

- Raffaele Graziano Flore

Il Decreto Rilancio farà scappare Ryanair dall’Italia? Una norma contro il “dumping salariale” prevede non solo sanzioni amministrative, ma anche ritiro della concessione e…

Ryanair, immagine di repertorio
Ryanair, immagine di repertorio (Pixabay, 2020)
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Il Decreto Rilancio recentemente varato dal Governo e firmato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, potrebbe mettere a serio rischio la permanenza di Ryanair in Italia? A far sorgere questo timore è infatti una norma contenuta nel provvedimento adottato dall’esecutivo guidato da Giuseppe Conte e che va contro il cosiddetto “dumping salariale” ma che allo stesso tempo potrebbe non piacere ai vertici della compagnia aerea low cost dal momento che non solo prevede un nuovo sistema di sanzioni ma anche la possibilità di revocare le concessioni e somministrare multe a chi non rispetto determinati obblighi. Ma andiamo con ordine: infatti come è noto Ryanair da sempre predilige contratti per i propri dipendenti attraverso un sistema che passa per società terze e che portano ad avere una bassa o inesistente imposizione fiscale. Di conseguenza solo il 30% dei piloti, ad esempio, viene assunto dalla compagnia mentre tutti gli altri fanno capo ad altre società; una cosa simile accade per le hostess che tuttavia sono selezionate da un unico soggetto, ovvero la CrewLink. Tuttavia la già citata norma, voluta fortemente dagli stessi sindacati, costringerebbe Ryanair a garantire retribuzioni non inferiori a quelle minime previste dal Contratto Collettivo Nazionale previsto per il settore aereo (ovvero il “dumping salariale”).

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DECRETO RILANCIO, NORMA SU “DUMPING SALARIALE” CONTRO RYANAIR?

La suddetta norma contenuta nel Decreto Rilancio infatti non si rivolge solo alle compagnie aeree e le imprese che operano sul territorio italiano ma anche al personale che dipende da società terze (vedi sopra) e che opera proprio per garantire il servizio dei suddetti vettori aerei operanti appunto in Italia. la norma inoltre concede 90 giorni di tempo dall’entrata in vigore per mettersi in regola, pena appunto la revoca delle concessioni rilasciate nel nostro Paese, oltre a una sanzione amministrativa che va da un minimo di 5mila a un massimo di 15mila in relazione ciascun lavoratore in merito al quale sia riscontrata una violazione. Da qui la preoccupazione che l’aeroporto di Orio al Serio, il principale hub di Ryanair in Italia, possa subire delle conseguenze ed essere gradualmente ridimensionato dopo che già negli ultimi tempi (ovvero prima dell’emergenza Coronavirus e lo stop dei voli) era in crisi e che potrebbe dunque sfavorire la compagnia low cost irlandese a favore invece di Alitalia che di recente ha ricevuto un’altra importante “iniezione” di liquidità per totali 3 miliardi di euro e che vive peraltro i problemi da anni noti.

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