DECRETO RILANCIO/ La vera tutela del lavoro che manca nei provvedimenti

- Daniel Zanda

Il decreto rilancio è stato approvato, ma non c’è nessuna misura finalizzata a far ripartire l’economia, tutelando così davvero l’occupazione

Operaio al lavoro con mascherina
Operaio al lavoro con mascherina (LaPresse, 2020)

Finalmente nei giorni scorsi è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto rilancio, entrando in vigore con un mese di ritardo: infatti, il provvedimento, inizialmente denominato “decreto aprile”, doveva contenere un pacchetto di misure in continuità con il precedente decreto cura Italia del marzo scorso.

Ci soffermiamo in particolare sulle disposizioni che riguardano i lavoratori temporanei, segnalando che è stata introdotta una misura molto importante, ovvero la sospensione della causale per i rinnovi e le proroghe, che potranno essere attivate fino al 31 agosto per i contratti scaduti dal 23 febbraio 2020 o in scadenza nei prossimi mesi. Infatti, in un momento di incertezza strutturale, è fondamentale allentare ogni vincolo che ostacola o intimorisce la continuità occupazionale dei lavoratori e la sospensione della causale è un primo segnale che va nella giusta direzione. In questo modo i datori di lavoro e le imprese possono procedere a riconfermare i lavoratori con il contratto scaduto o in scadenza, senza particolari vincoli giuridici, in modo da non disperdere importanti competenze e professionalità in questa delicata e incerta fase di ripresa.

Un altro intervento poteva essere utile e decisivo, purtroppo non attuato nella stesura del decreto. Ci riferiamo alla mancata cancellazione dell’aggravio contributivo addizionale dello 0,5% che viene applicato in caso di rinnovo dei contratti a tempo. In questo modo si sarebbe sostenuta la continuità lavorativa sia dal punto di vista normativo (sospensione della causale), sia dal punto di vista economico (sospensione del contributo addizionale).

Una disposizione fondamentale, invece, è stata adottata in sede di conversione in legge del decreto Cura Italia, attraverso l’introduzione dell’articolo 19 bis, il quale consente di prorogare o rinnovare i contratti anche in presenza di un ammortizzatore sociale operante in azienda (per esempio, la cassa integrazione). Infatti, in presenza di moltissime imprese che hanno attivato procedure per la riduzione o sospensione dell’orario di lavoro, senza questa norma non vi sarebbe stata la possibilità/legittimità di proseguire con i rapporti di lavoro in scadenza, anche al di là delle convenienze economiche o giuridiche favorevoli.

La conferma delle indennità di 600 euro per i lavoratori stagionali del turismo anche per il mese di aprile, che passano a 1.000 euro in maggio, rappresenta un segnale di attenzione nei confronti di una platea di lavoratori che opera in uno di quei settori che più ha subito e subirà gli effetti di questa crisi. Così come la previsione di un’indennità di 600 euro per i mesi di aprile e maggio per gli stagionali impiegati in altri settori, i cui contratti sono cessati involontariamente nel corso del 2019 e non beneficiano di nessun altro ammortizzatore.

Anche le proroghe di due mesi delle indennità di Naspi e Dis-Coll (l’indennità di disoccupazione dei collaboratori) che terminano entro il 30 aprile sono misure assistenziali che, in una fase di oggettiva difficoltà alla ricollocazione lavorativa, forniscono un sostegno al reddito necessario, seppur esiguo per effetto del decalage che riduce gli importi nelle ultime mensilità del sussidio.

In sintesi, a noi pare di essere di fronte, più che a un decreto rilancio, a un decreto “convalescenza”, in quanto vi sono misure che sostengono il reddito in continuità con le iniziative del precedente decreto cura Italia. Di rilancio c’è ben poco! Servono urgentemente misure anti-cicliche che aggrediscano la depressione nella quale sta sprofondando il nostro Paese. Diversamente non riusciremo a risalire la china, assai impegnativa.

Mentre il legislatore affanna, le parti sociali stanno offrendo, attraverso la contrattazione collettiva, prova di grande maturità e responsabilità. Un esempio è rappresentato sempre dal settore della somministrazione (non unico per la verità), dove le Agenzie per il lavoro, sostenute dagli enti bilaterali de settore stesso, hanno corrisposto alle normali scadenze di paga tutte le retribuzioni per i lavoratori. Contestualmente sono state ampliate e aggiornate ulteriori prestazioni del welfare contrattuale, aggiungendo interventi specifici, a favore dei lavoratori, per contrastare la situazione di emergenza: nel dettaglio parliamo di una diaria nel caso di ricovero ospedaliero o quarantena causa Covid-19, un sostegno aggiuntivo per le spese di babysitting o per collaboratori domestici, tutele aggiuntive in caso di infortunio (contagio) sul luogo di lavoro. Inoltre, le parti sociali si sono impegnate a rivedere profondamente le politiche attive e la formazione di settore.

Quest’ultima è la vera sfida che ci attende. Perché la vera ripartenza non può che nascere dalla valorizzazione delle competenze, un accompagnamento reale verso le transizioni lavorative e settoriali che la fase attuale sta inevitabilmente accelerando. Le nuove tutele, quelle reali, saranno sempre più orientate a rendere spendibile il lavoratore nei diversi e mutevoli contesti occupazionali.

Questo vuol dire “rilanciare” il Paese: accompagnarlo nelle sfide, indicando la strada, con a cuore la tutela delle persone nel lavoro e nel mercato del lavoro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA